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Zeus e altre semplici storie – Ingo Schultze

23/01/2020

Sorprendenti racconti brevi di vite tedesche: siamo in Germania Est, pochi anni dopo il crollo del muro di Berlino. I personaggi di queste storie conducono vite modeste, sballottate dal crollo di un sistema che comunque garantiva un minimo di sussistenza a tutti. Disoccupazione, lavori saltuari, vicende personali si intrecciano in una serie di storie, tra loro collegate, unite da un filo di ironia che in certi casi sconfina con il delirio puro. Un senso c’è, forse nella comune assurdità di vite normali di fronte a un evento anormale quale il rivolgimento di un intero sistema economico. Grande maestria, acuta fantasia, doti di funambolo in bilico tra farsa e tragedia.

Sveglia antelucana – i.b.d.m.

21/01/2020

Se si è dormito abbastanza, se non occorre fare tutto in fretta e furia, se si decide che la serenità è una buona compagnia, allora la domenica mi piace svegliarmi sul presto. Tutto attorno è pace, apro le imposte e le strade sono deserte e silenziose. Non è ancora giorno, ma si capisce che la notte cede il passaggio. Colazione con calma, ripensando a come organizzare la giornata. Magari sfoglio una rivista o scruto le cince appese alle palline di grasso, sotto all’acero. Poi la giornata comincia, ma il risveglio antelucano è stato solo e soltanto mio.

Correre – i.b.d.m.

13/01/2020

A ondate cicliche ci ho provato, a correre. Poi ho smesso, dopo poco. Ma da un paio di anni mi trovo proprio bene, con questo sport. Sarà perché ho incontrato una squadra che non è proprio una squadra,  ma un gruppo di bontemponi per i quali la corsa è un pretesto per stare assieme, all’aperto, per qualche ora al giorno.

Però… sentire i muscoli che si sciolgono piano piano, sentire il fiato che prima accelera e poi trova il tempo giusto, sentire i pensieri in testa che vanno e vengono leggeri, senza che tu li esamini uno per uno, proprio come le nuvole in cielo (e qui cito il maestro Murakami)… ecco, questo è ciò che apprezzo ora, in questa fase del cammin di nostra vita. Correre, per giocare ma anche per sentire il sangue viaggiare.

Da Cinaglio a Valleandona… sempre Monferrato!!

09/01/2020

Località Preive Mort

Rieccoci di nuovo qua, ai bordi dei Gorghi di Cinaglio, decisi questa volta a puntare verso sud, direzione mare!!

Si comincia subito con il costeggiare un enorme vascone, un tempo usato per macerare la canapa. Si risale un’erta boscosa per sbucare al Pian d’Ariot, un poggio aperto dove resiste ancora qualche esemplare di pino silvestre. Da qui inizia un lungo percorso di cresta, tagliato in mezzo a boschi di castagni, roverelle, frassini, acacie. Attorno gli infiniti dossi del Monferrato, con i sistemi di creste incrociate e valloni dirupati, dove infilare il versante sbagliato può costare deviazioni lunghe e scoperte interessanti. I sentieri segnati si intrecciano e si sovrappongono: noi seguiamo la traccia che ci dovrebbe condurre verso Asti, lungo la direttrice che collega il capoluogo a Colle Don Bosco. Dopo un lungo correre per boschi, vigne e noccioleti, la strada sterrata scende all’improvviso dentro un vallone, attraverso uno spacco impressionante che rivela la successione di orizzonti sabbiosi gialli e grigi depositati da mari preistorici.

Siamo alla località Valdigora di Settime, sul fondo di una valle piatta che collega Cinaglio a Valleandona- Da qui seguiamo il percorso ciclistico che ci porterà a Valleandona dopo aver cavalcato le creste e le colline circostanti. Salite, discese, pochi tratti a mezza costa, incontri con gruppi di case difesi da cancelli e cani furibondi, vecchi ciabot e impianti di noccioleti lasciati in abbandono. L’impressione è quella di una infinita stanchezza che ha svuotato i campi e i boschi, anche se non da così tanto tempo come in Canavese. Qui, sembra che solo l’ultima generazione abbia gettato la spugna, da pochi anni. Chissà, forse un segno della bassa natalità odierna, più che della emigrazione dalle campagne. In effetti siamo a pochi chilometri da Asti, e Torino e Chieri non sono lontane; basterebbe poco a mantenere in vita questi luoghi, se ci fossero tempo, energie e teste per farlo.

 

Proseguono i saliscendi, sempre molto panoramici, finché ormai giunti a Valleandona un ultimo sentiero conduce ad una valletta incantata, immersa nel verde. Si arriva alle spalle di una enorme balena in ferro, simbolo del Parco Paleontologico poco distante. Ma anche qui, una mano di vernice e un giro di decespugliatore renderebbero il luogo più interessante. Valleandona sono poche case attorno a una piazza. In alto una chiesetta di linee modeste, tanto che non ci invita neppure a salire per la visita.

Al ritorno verso Cinaglio passiamo dalla località Preive Mort e dal Bric delle Monache: incenso, preghiere  e morte nello stesso luogo, o quasi. Intrigante.

Ultima discesa in una valletta fangosa, poi è strada fino al bivio per Valdigora di Settime. Da qui ultimi passi nel sole di mezzo pomeriggio, fino a costeggiare l’enorme crotin scavato nelle sabbie gialle dell’Astigiano, e poi ancora una volta siamo ai Gorghi di Cinaglio.

Giornata di solitudine, boschi, vigne e noccioleti: man mano che ci si avvicina al deserto del Roero e delle Langhe, la concentrazione di luoghi abitati diminuisce.

Per ravvivarci un po’, ci fermiamo in vineria a Monale, in un ambiente pulito dall’aria così famigliare che ci riscalda il cuore. La prossima tappa la faremo a sud della Torino-Piacenza!!

Superga – i.b.d.m.

06/01/2020

Per chi si interessa un poco della storia locale ed è nato, vive o transita dalle parti di Torino, è un punto di riferimento che l’occhio trova e riconosce con piacere. La basilica di Superga, costruita per ringraziare la Madonna dallo scampato pericolo dell’assedio del 1706, controlla Torino dall’alto del suo colle, alla distanza giusta per non apparire troppo invadente.Quando si torna dalla pianura,  già da Casale Monferrato lo sguardo percorre le ondulazioni della collina, alla ricerca della “gobba” giusta, quella con la cupola e i due campanili. Quando si arriva dalla Francia non ci si sbaglia: dallo sbocco della Val di Susa compare lì davanti, a ricordare ai francesi che all’alba del ‘700  se le presero di santa ragione…

Lettere sulle Valli di Lanzo – Luigi Francesetti di Mezzenile

04/01/2020

Un interessantissimo sguardo sulle valli di Lanzo dei primi dell’800, tracciato in sei lettere scritte dal conte Luigi Francesetti di Mezzenile a una amica torinese.

Il Conte è uomo di acuto ingegno e sfrenata curiosità; animato da spirito scientifico percorre le valli munito di strumenti di misura quali termometri e barometri per portare avanti la conoscenza dei luoghi. Ma queste lettere, più che un resconto di viaggio, sono un ritratto della società valligiana del tempo, Per ogni paese sono indicati il numero di frazioni, famiglie e abitanti, oltre alle diverse attività economiche e l’eventuale possibilità di sviluppo industriale e commerciale.

Non mancano descrizioni e riferimenti alle bellezze naturali, anzi, le lettere possono delinearsi quasi come la prima guida “pubblicitaria” di tali valli. In diverse occasioni l’autore rimarca la differenza tra l’aspetto sano dei valligiani, quando confrontato con l’aria malaticcia dei cittadini, privati della purezza dell’aria alpina. Una nota a parte è la perorazione del conte riguardo l’eccessivo disboscamento delle montagne,  disboscamento dovuto in buona parte alla necessità di alimentare le fucine di fondovalle, di proprietà della famiglia del conte stesso.

 

”Lettere sulle valli di Lanzo – Mezzenile (1820-1822)”

Luigi Francesetti di Mezzenile

Traduzione a cura di Piero Gribaudi

SOCIETA’ STORICA DELLE VALLI DI LANZO

Il libro del mare – Morten Stroksnes

02/01/2020

Riusciranno i due nostri eroi a pescare il colossale squalo della Groenlandia con la canna da pesca e una piccola barchetta? Sembra una sfida tra buontemponi, eppure da questo intendimento nasce un libro molto interessante che spazia dalla età della Terra alla pesca delle balene, passando per il cambiamento climatico e il naufragio di una galeazza veneziana presso le isole Lofoten.

Un libro particolare, una storia entusiasmante di pesca e di amore per il mare, scritta con lo spirito un po’ gelido e un po’ sognante di un classico narratore nordico.

 

”Il libro del mare”

Morten A. Stroksnes

IPERBOREA

Caselle Torinese, 30 dicembre 2019.  Fine d’anno grigia da nebbie di inversione termica in pianura.