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La via per il mare – parte 2: da Cinzano a Colle Don Bosco

10/01/2019

Vigne e chiese

Ancora un passo lungo la via per il mar Ligure, da Cinzano fino a Colle don Bosco. In questa tappa sono istigato da due amici “runner”, che vorrebbero sgranchirsi le gambe su un percorso collinare: eccoli serviti!!

Appuntamento in piazza  a Cinzano e poi giù, verso l’Astigiano. A passo veloce scivoliamo di fianco al cimitero e poi attacchiamo il primo degli infiniti saliscendi che ci  porterà nell’Astigiano. Il sole del primo mattino riscalda i dorsi delle colline, ma nelle vallette più profonde la brina ricopre erba e piante. Da Cinzano scendiamo alle case Torrazza, sempre seguendo i segnavia della SVC e del Cammino di Don Bosco, e ci inoltriamo in un intrico di valloncelli ricoperti da castagni, noccioleti e antichi frutteti oramai abbandonati. L’andamento del percorso ricorda le onde del mare, così come i terreni sabbioso chiari di queste colline. Risaliamo alle case di Pogliano, e poi ancora un lungo giro per evitare la cascina Betlemme. Sbuchiamo su un crinale da dove si domina l’abbazia di Santa Maria di Vezzolano. La deviazione è obbligatoria. Nessuno in giro, solo noi e il portale romanico di questa chiesa immersa nel verde. Riguadagniamo il crinale della collina, sorvegliato da una croce monumentale nascosta dal bosco incombente, e iniziamo la lunga discesa verso Castelnuovo don Bosco, dapprima immergendoci in una valletta silenziosa dove i raggi del sole stentano a penetrare. Oltre un ponticello si risale fino a guadagnare l’ennesima cresta. Spingendo lo sguardo in avanti ci accorgiamo ch il paesaggio sta cambiando. I boschi cedono il passo alle vigne e ai frutteti. Oltre il solco della valle sta il castello di Moncucco Torinese, mentre Cinzano è ormai scomparsa.

Finalmente si scende sul dorso di questa cresta che ospita una teoria di antiche cappelle e chiese. Agli inizi del Medio Evo qui c’erano diversi villaggi, ognuno con il suo oratorio e la sua chiesa. Poi gli abitanti si rifugiarono a Moncucco o a Castelnuovo, per cercare protezione o fortuna all’ombra dei castelli, e i villaggi scomparvero, lasciando come mute sentinelle la chiesa di San Michele Arcangelo e quella di Santa Maria in Cornareto, che conservano ancora qualche tratto delle antiche vestigia romaniche.

Il panorama si allarga, sprofondiamo verso il fondovalle sulle ali di una carrareccia. L’asfalto arriva all’ingresso di Castelnuovo Don Bosco, di fianco alla chiesa romanica di Sant’Eusebio.

In Castelnuovo c’è molto Don Bosco, a partire dalla staua in piazz del Municipio. Eppure Colle don Bosco è ancora lontano qualche chilometro!! Breve sosta alla rotonda “degli zoccoli”, dove gli abitanti delle campagne toglievano gli zoccoli e infilavano le scarpe “belle”, prima di entrare in città, e prendiamo un tratturo fangoso che ci consegna  a una valletta deliziosa, defilata rispetto alla strada principale che da Castelnuovo porta al Colle. Corsa leggera in piano, e infine la vediamo di fronte a noi, la chiesa strepitosa di Colle don Bosco. Ultima salita fino ai Becchi e siamo sul sagrato della Chiesa.

C’è tempo per rilassarsi, visitare la chiesa inferiore, sgranocchiare qualcosina, stendere le gambe nella solitudine di una giornata di fine dicembre, in cui la frenesia della devozione sembra sia anch’essa andata in vacanza.

E’ ora di ritornare. Decidiamo si seguire la strada provinciale che corre in fondo alla valle. Da Castelnuovo in poi si sale dolcemente, tra boschi, parti e case contadine. Scopriamo una antica fornace del gesso, poco lontano da un forno da pane. Testimonianza di vita e lavoro lontani, sapienze che se non sono del tutto perdute risultano comunque molto appannate. Raggiungiamo il bivio per Pogliano, e di qui ripercorriamo le vallette discese stamani. E’ d’uopo, quasi alla fine, fermarsi al cimitero di Cinzano, da dove la vista sul paese e le montagne retrostanti è sempre splendida. Infine, con un ultimo sprint, siamo di nuovo alle auto.

La strada fino a Colle don Bosco è aperta: ora si tratterà di addentrarsi nell’Astigiano, verso le colline fossilifere di Valle Andona. Grazie agli amici che mi hanno accompagnato fin qui, e arrivederci alla prossima tappa!

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La nuvola di smog – Italo Calvino

19/12/2018
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Che cosa è questa nuvola di smog che ingrigisce la città? La voce narrante dovrebbe saperlo bene, visto che è redattore del periodico “La Purificazione”, organo di stampa di un Ente che si è proposto di purificare l’aria cittadina. Peccato che questo Ente a sua volta derivi dalla WAFD, la fabbrica che con le sue emissioni è la madre stessa dello smog impalpabile che cade leggero sulla città. Il protagonista, che parla in prima persona, tuttavia ci informa fin dall’inizio di essere un individuo grigio e sbiadito, approdato in questa città (Torino, molto riconoscibile) per perdersi a sua volta nel grigiore. E fa effetto trovarlo affiancato a Claudia, svolazzante fatua bellissima fidanzata, lui che si dibatte tra squallide stanze d’affitto e fumosi colloqui con il suo datore di lavoro, l’ingegnere Cordà che è anche proprietario della WAFD. Così la sua vita scorre, rimpiangendo una bellezza che forse non è mai esistita ma che sarebbe bello poter preservare dall’essere sporcata dallo smog…

Calvino galleggia da par suo in un tempo incerto, a metà tra il rimpianto e lo scoraggiamento, eppure non perde mai l’idea di speranza e miglioramento. I suoi personaggi sono macchiette indispensabili, quasi a contrapporre ed evidenziare i mille dubbi, incertezze, fatuità e slanci dell’uomo moderno. Dalla frizzante Claudia alla stolida Margariti, passando per l’indecifrabile ingegnere Cordà fino a  scendere al Basaluzzi ex operaio e ora sindacalista, tutti portano al loro visione di un mondo che forse è solo un sogno, al pari della nuvola di smog.

“La nuvola di smog”

Italo Calvino

Einaudi

 

Caselle Torinese, 19 dicembre 2018. Dopo una breve e fitta nevicata, alberi stillanti gocce e gelo in agguato

Le mani, la carta, nient’altro – Monica Colombara

29/11/2018

Dalla febbrile attività dell’editore Pentagora sopraggiunge un libretto agile e simpatico.  Se vi ammalia il mondo della carta – carta lavorata con le mani e piegata con il cuore – non potete fare a meno di leggerlo. Per spiegarlo meglio, però, preferisco lasciare parlare la sua autrice, Monica Colombara.

Finalmente ci siamo, amici… Sono lieta di presentarvi una nuova creatura di carta che avrebbe l’ambizione di abitare sui vostri scaffali ma prima ancora nel vostro cuore: è un libro tutto mio e si intitola “Le mani, la carta, nient’altro – Storie di una cartastorie”. Lo ha fatto nascere, vestendolo con un abitino di taglio sartoriale, l’editore più paziente della Terra, ossia Pentàgora, nella persona di Massimo Angelini, a cui va tutta la mia gratitudine per l’incoraggiamento e la premurosa assistenza e messa in opera.
È un manualetto pratico di creatività giocosa con la carta ma è molto raccontato. O se preferite, è una raccolta di racconti cuciti addosso a lavori in carta che vengono illustrati per essere replicati da chi lo vuole. È un piccolo distillato della mia vita e del sentimento che metto nelle cose che faccio, sempre illuminata dalla stella del mio papà, alla cui memoria il libro è dedicato.

Estate 2018 in Belgio

23/11/2018
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Eccoci qua, c’è voluto un po’ di tempo ma anche quest’anno abbiamo pubblicato il nostro breve report di viaggio estivo sul sito di Turisti per Caso. Siamo andati in Belgio, a zonzo tra Fiandre, Vallonia e Ardenne, per una settimana esatta. Non ci siamo fatti mancare l’infiorata di Bruxelles e la visita a Bruges e Gand. Abbiamo messo il naso tra i bastioni del Castello di Goffredo di Buglione, posato un fiore sulle tombe dei cimiteri di guerra di Tyne Cot e Bastogne, chiuso gli occhi in preghiera di fronte alle torri dei pozzi nella miniera di Marcinelle. Ci siamo ritrovati nel pieno della battaglia di Waterloo, tra cariche di ussari e uniformi della Guardia Imperiale. E imaginato altri viaggi dalle banchine dei treni nella stazione di Anversa. Insomma, una settimana ricca di stimoli e sorprese, in un paese poco noto e tuttavia molto ricco di storia e di vita.

“Acque rosse” in bottiglia a Rivarolo Canavese

21/11/2018

Grazie alla collaborazione tra la Tipografia Baima Ronchetti e l’enoteca “La cantina dello zio Tom” di Rivarolo è stato possibile imbottigliare “Acque Rosse”. Replichiamo e diffondiamo la frase con cui l’amica Roberta ha chiosato l’ottimo esperimento di etichettare i vini con le copertine di libri… da gustare!!

“Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”

La via per il mare – parte 1: da San Mauro a Cinzano

30/10/2018

Cinzano e il Monte Rosa

Diamo ali al progetto di ricavare un percorso pedonale che da casa porti fino alle rive del mare, possibilmente ad Andora. Sono ammessi raccordi in bici, magari per ovviare a tratte insidiose o poco remunerative, come è in effetti accaduto per la prima parte, da Caselle a San Mauro Torinese, risolta per l’appunto in una bella pedalata lungo la Corona Verde e i parchi sul Po di Settimo Torinese.

Ora, da San Mauro, si fa sul serio. Primo obiettivo è raggiungere la basilica di Superga, per uno dei sentieri della collina torinese segnati tempo fa da Pro Natura. Scelgo il percorso bello e mai scontato che passa per le case di Feisola e il Bric Giardino. Si alternano tratti ripidi ad altri più tranquilli, in totale solitudine e pace, fino ad arrivare alla roverella a cinque branche che caratterizza il sentiero. Da qui in breve mi ritrovo a Superga, assieme al sole del mattino. Passeggiare nel piazzale della basilica con Torino ai piedi, mentre attorno ancora tutto tace è una esperienza che vale la levataccia e la sudata dello strappo iniziale. Ci sarebbe da pensare che il dislivello maggiore è oramai alle spalle, ma non è così: la collina torinese è nervosa e birichina, riserva salite e discese che da lontano non si immaginano. I segnavia bianchi e rossi del sentiero SVC (Superga-Vezzolano-Crea) e le targhette bianche  e verdi del Cammino di Don Bosco indicano con sicurezza il percorso. Scesi da Superga bisogna percorrere un paio di chilometri sulla provinciale per Baldissero: saranno gli unici su asfalto trafficato, ma occorre fare attenzione perché il traffico di auto è abbastanza insidioso. Ad una curva ricomincia il sentiero/carrareccia, che sale e scende sulle pendici del Bric del Duca e del Bric Palouc. La vegetazione della collina è imponente, a volte oppressiva e invadente. Roverelle, castagni, robinie, ailanti si serrano ai bordi delle strade e cercano di portare via spazio ai sentieri e alle piste forestali. Attraverso la vegetazione si intravedono scorci di pianura, ma sempre limitati e ben lontani dalle visioni aperte di famosi belvederi.  La traccia cambia in continuazione versanti, orientazioni e natura: carrarecce, sentieri, brevi tratti di asfalto. Al Bric Croce è d’uopo una deviazione per raggiungere la croce eretta nel 1900. Purtroppo anche qui il famoso panorama è negato dal bosco che è cresciuto tutto attorno.

Ogni tanto si attraversa una delle mille stradette che solcano le centomila valli della collina torinese. Ogni tanto si incontra una casa, sorvegliata da cani chiassosi e arcigni. L’umanità, tuttavia, sembra scomparsa. Boschi incolti, resti di vecchi orti e giardini, legna ammassata ormai marcia. E’ un mondo a parte, lontano mille miglia dalla Torino che non sta mai ferma e va non si sa più dove… Il paesaggio umano si rianima man mano che ci si avvicina a Bardassano. Borgate abitate, strade ben tenute, prati falciati e frutteti ben curati.  Incontro un provvidenziale albero di fichi ancora carico di frutti e ne approfitto per uno spuntino veloce. Poco oltre Cordova il paesaggio si apre, il percorso segue la cresta delle colline e i prati coltivati a foraggio consentono allo sguardo di spaziare in libertà. Ecco la cerchia delle Alpi, dal Monte Rosa fino alle Marittime e le Liguri, e più vicina la sagoma di Superga, che sembra solo lì anche se sono già un paio di ore che sto camminando. Bardassano si annuncia con il suo castello attorno a cui stanno le case del borgo. Un giro in centro consente di scoprire due piloni votivi molto particolari. Il primo, posto al centro di un incrocio, rappresenta la Madonna pellegrina ritratta sullo sfondo del castello di Bardassano; il secondo, all’ingresso del borgo, ritrae una folta schiera di santi in adorazione alla Sacra Famiglia. Dal borgo scendo al valico della Rezza e poi riprendo la provinciale per Sciolze e Cinzano. Non sono amico dell’asfalto, soprattutto con le pedule ai piedi, ma questa stradicciola è un diluvio di sensazioni benefiche e di vedute splendide. Si passa dalle zone in ombra, dove rinfrescarsi, alle creste assolate dalle quali si ammirano colli, pianure e montagne. Sciolze si presenta con l’ennesimo castello costruito su un colle e le case attorno. In più offre la possibilità di scambiare libri all’interno di una ex cabina del telefono. In qualità di inguaribile bibliofilo non resisto alla tentazione di darci un’occhiata, e ne esco con la biografia di Alexander Langer.

Da Sciolze la provinciale per Cinzano è poco più di una strada di campagna. Si arriva ad un bivio dove le antiche indicazioni stradali erano scolpite su quattro blocchi di granito, e ci si innalza ancora sulla groppa di questi dossi sedimentari, rivestiti di roveri, castagni e  carpini. Infine compare Cinzano, su un colle ornato da un orribile serbatoio dell’acqua. Ultima digressione quasi alle porte del paese, per attraversare una valletta amena coltivata a zucchine e granturco, e infine approdo sulla piazza del borgo. E’ da poco passata l’una, sto camminando da quasi cinque ore: la panchina al sole, di fianco alla fontana, è davvero benvenuta. Scambio due parole con un ciclista chierese, splendido esempio di neopensionato ancora attivo e vigoroso, e poi faccio due ultimi passi fino al cimitero, da dove – salendo su una spianata di fianco alla chiesa di Santa Maria –  si gode di una splendida vista su Cinzano, senza l’obbrobrioso serbatoio ma con il Monte Rosa alle spalle. Foto e poi di nuovo in piazza, ad aspettare il bus per Gassino. L’autobus è un pulmino da quindici posti, che arriva con discreto anticipo. Sono l’unico passeggero, e l’autista sembra quasi meravigliato all’idea di trovare qui un essere umano munito di biglietto e intenzionato a usare il suo automezzo. In meno di mezz’ora sono a Gassino, dove salto su un  altro bus diretto a Torino. Scendo a San Mauro, oltrepasso il ponte in mattoni che scavalca il Po e sono all’auto. La tappa è compiuta, nello splendido sole di una giornata di ottobre. Ora bisognerà pianificare il seguito, ovvero il percorso per Vezzolano e Castelnuovo Don Bosco. A presto, via per il mare!!

I cigni selvatici a Coole – William Butler Yeats

05/09/2018
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William Butler Yeats

 I cigni selvatici a Coole

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale
Asciutti i sentieri del bosco
L’acqua nel crepuscolo d’ottobre
Riflette un cielo immobile;
Sull’acqua che cola fra le pietre, sono
Cinquantanove cigni.

Diciannove autunni mi raggiunsero
Dal tempo primo che li contai;
Li vidi, prima di finir la conta
Improvvisi levarsi
E sperdersi ruotando in grandi cerchi franti
Sulle ali rumorose.

Ho ammirato quelle creature splendenti
E ora è triste il mio cuore.
Tutto è mutato da quando, al tramonto,
Su questa riva, la prima volta,
Udii scampanare le loro ali sul mio capo
Quando con passo più lieve andavo.

Ancora insaziati, amata e amante
Remano nelle correnti
Fredde e amiche, o scalano l’aria;
I loro cuori non sono invecchiati;
Passione o conquista, dovunque vadano,
Raminghi, ancora li accompagna.

Ora galleggiano nell’aria immobile,
Bellissimi e misteriosi.
Quali giunchi eleggeranno a nido,
O su quali rive, di lago o stagno,
Allegreranno occhi umani, quando,
Al risveglio, capirò che son volati via?