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Stirarsi – i.b.d.m.

31/03/2020

Stirarsi – da internet

Un piccolo gesto quasi insignificante, attribuito spesso ai pelandroni e ai poltroni, eppure molto liberatorio, se fatto con lo spirito giusto. Ovvero: mente libera, cuore attento, polmoni che si deve “sentire” che si aprono, si svuotano e poi si riempiono di aria fresca, facendo fuori lo stantio e il vecchiume che si è depositato sul fondo. Un minimo accenno di yoga, o semplicemente di otium nella sua accezione migliore, ovvero libertà dal negotium, dalle faccende di tutti i giorni, funzionali per il vivere quotidiano ma che tendono a incrostare e bloccare la mente e il respiro.

La lezione del freddo – Roberto Casati

26/03/2020

Un professore universitario italiano si sposta con tutta la famiglia per un anno nel New Hampshire. Affittano una bella casa nel bosco e si accingono a conformarsi alla vita americana in mezzo ai boschi, a poche miglia dalla civiltà. E’ fine agosto e i vicini consigliano loro di prepararsi per l’inverno. Che arriverà puntuale, a ottobre, e durerà come al solito fino ad aprile, con il suo carico di freddo e neve.

Casati ci narra non del freddo dei Poli o degli Ottomila, con i quali l’uomo convive per poco tempo, ma ci parla del normale e ordinario freddo del New England, in una stagione neppure troppo rigida. Freddo che rivoluziona i ritmi di vita, che ti costringe a uscire di casa per non diventare vittima della “cabin fever”, che nasconde i sentieri e i micidiali stagni dove il ghiaccio potrebbe anche rompersi sotto i tuoi passi. Poi ci sono gli incontri con i vicini, gli animali del bosco, inframezzati alle solite incombenze della vita normale – ad esempio prendere le figlie da scuola, fare la spesa, uscire a cena con il cane.

Come nel leggere Thoreau, sarà necessario per l’autore e la sua famiglia assecondare la natura, che qui si manifesta potente e implacabile: una buona lezione di umiltà per le smanie di potenza dell’uomo dell’Occidente (ma che oggi un microscopico coronavirus sta ridimensionando…)

”La lezione del freddo”

Roberto Casati

Einaudi

Caselle Torinese, 24 marzo 2020. Cielo azzurro carico di freddo, l’inverno fasullo si manifesta in primavera

L’orto di casa – i.b.d.m.

24/03/2020

Immagine da internet

Le giornate si allungano, il sole riscalda l’aria e prende la smania dell’orto di casa. Nessuno anni fa avrebbe detto che mi sarei appassionato a semine, trapianti e irrigazioni: meno di tutti se lo sarebbe atteso il mio caro papà, che ai tempi aveva cercato di convincermi della bellezza e del gusto delle verdure cresciute sotto casa. Niente, occorre vagare come ciechi per anni prima di imboccare una via di senso…. quindi , questo pomeriggio, mani nella terra a seminare ravanelli e cipolle rosse. E i risultati si vedranno tra qualche giorno, spero…

La paura – Paolo Giardelli

21/03/2020

Paolo Giardelli – da internet

Lupi, lupi mannari, streghe, spiriti, fantasmi: nel corso dei secoli la paura ha rivestito i panni “materiali” di queste e altre emanazioni. Immaginario popolare, potere laico e religione ufficiale (cristiana ma non solo) si intrecciano in un groviglio di credenze, supposizioni fantasiose, incrollabili certezze e riprovevoli  pregiudizi alimentati da un sentimento tanto primordiale quanto connaturato nell’animo umano: la paura.

Paura che da semplice emozione – umana  e non – che prepara il corpo alla lotta o alla fuga, diventa strumento di controllo e di potere nelle mani di chi sa gestirla, alimentarla e indirizzarla verso i “nemici” o, più semplicemente, i “diversi”. E allora saranno vittime della paura i lupi, le donne accusate di stregoneria, i “diversi” intesi come deboli di mente o  afflitti da tare psichiche o fisiche. Alla cronaca e all’esposizione di processi per stregoneria in Europa e in Italia si sommano le testimonianze raccolte dall’autore nelle campagne e montagne della Liguria. Testimonianze ingenue e semplici, che potrebbero fare sorridere nel loro candore, eppure ci avvertono che la paura è sentimento antico, che resiste e si trasforma nei secoli, tanto da serpeggiare tuttora nella società tecnologica e virtuale di oggi. Rivolta non più a lupi mannari e streghe, ma ad altre categorie sociali, colpevoli sol di avere diverse storie e origini alle spalle.

 

”La paura”

Paolo Giardelli

Pentagora

Caselle Torinese, 20 marzo 2020. Cielo azzurro che sbiadisce nel pomeriggio, in attesa del freddo di un inverno tardivo ed estemporaneo

I primi sette anni e altri racconti – Bernard Malamud

20/03/2020

Bernard Malamud da Internet

Sembra incredibile il fatto che appena dopo essermi incuriosito per uno scrittore mi capita in mano una sua piccola raccolta di racconti. E’ successo  con Cheever, Cercas e oggi è la volta di Bernard Malamud.

Quattro racconti brevi, ambientati nell’America del Secondo dopoguerra, che vedono come protagonista una umanità marginale fatta di segretarie d’ufficio, ciabattini, aspiranti scrittori spiantati, artigiani rovinati da un accidente. Umanità che lotta a denti stretti per realizzare le proprie speranze e aspirazioni, mossa da un insopprimibile impulso a migliorarsi e salire anche di poco nella scala sociale americana. Eppure, nonostante l’impegno nella lotta e le inevitabili delusioni, sottofondo serpeggia sempre una nota ironica dell’autore, quasi a voler significare che i drammi immani sono ben altri, e finché si lotta si è pur sempre vivi e vitali. Umorismo ebraico discendente dai genitori russi immigrati in America all’inizio del ‘900.

Bella è la citazione finale della quarta di copertina, che qui riproduco perché mi sembra condensare il dono che ci fa questo scrittore:

“Storie, storie, storie: per me non esiste altro… Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro”

 

”I primi sette anni e altri racconti”

Bernard Malamud

Il Sole 24 ore

Caselle Torinese, 18 marzo 2020. Sole di primavera inoltrata, si elimina con rispetto la veneranda prugna che non ha superato il mite inverno

Elasticità – i.b.d.m.

18/03/2020

Elasticità – Umberto Boccioni

Il bello del martedì è anche questo: seguire umori e passioni. Prendere la bicicletta per andare al lavoro nel  sole che sorge, concedersi il p ic-nic meridiano in riva alla Stura, ritornare a casa con calma nel poco traffico del coronavirus, sedersi sul divano di casa con Elena a vedere un bel film…. E dimenticarsi del tutto che martedì è andato. Pazienza, rimando a manana (cioè oggi, mercoledì) e spero che nessuno si offenda.

La peste – Albert Camus

14/03/2020

Albert Camus, da Wikipedia

Ci voleva davvero lo stop del coronavirus per fa sì che mi addentrassi nell’universo di Albert Camus, con questo suo capolavoro. L’epidemia di peste che dà il titolo al libro scoppia a Orano, in Algeria, in un anno imprecisato degli  anni’40, durante la colonizzazione francese. Cresciuta in sordina, ben presto dilaga tra la popolazione che viene rinchiusa all’interno delle mura cittadine. Il narratore ci mostra i pensieri e le emozioni di alcuni uomini impegnati ad affrontare l’epidemia. Tra questi spicca Rieux, il medico che per primo aveva osservato i primi sintomi del contagio. Attorno a lui si muovono altri personaggi, tra il quali Rambert il giornalista, e Tarrou, l’estensore di appunti e note che serviranno al narratore – di cui taccio l’identità – per ricostruire la cronaca del contagio. Più che le emozioni dei singoli, però, a colpire è al descrizione dei differenti stati d’animo della popolazione, a partire dai primi giorni di separazione dal mondo esterno per poi passare ai lunghi mesi in cui l’epidemia sembra non avere fine. Eppure, un giorno l’epidemia termina, portando con sé tuttavia alcuni dei protagonisti del libro.

Libro denso, a volte un po’ pesante, grondante di umanità sviscerata in tutti i diversi stati d’animo attraverso cui transita in una situazione di pericolo e segregazione.

 

”La peste”

Albert Camus

Bompiani

Caselle Torinese, 13 marzo 2020. “Resto a casa, grazie al coronavirus”. Fuori grigiore e freddo, primavera che oggi è imbronciata