Skip to content

Il suo vero nome – Charles D’Ambrosio

05/11/2017

Declinare angoscia, rabbia, ribellione, squallore e salvezza nelle poche pagine di un racconto non è impresa facile, se non si vuole sembrare incompleti o vacui. D’Ambrosio ci riesce benissimo, incanalando paure e fobie del genere umano in questi sette racconti che narrano di vicende così semplici e tristi da apparire quasi surreali. Il ragazzino che accompagna a casa ricchi ubriaconi, l’automobilista in fuga con la ragazzina malata terminale,  l’incontro di un giovane con il padre alcolizzato e violento, lo scorrere del tempo di giovani alle prese con bottiglie e storie amorose banali e scontate: racconti basati sul nulla, su trame esili che sembrano non esistere, eppure affascinano proprio per il tocco di grazia che sanno accendere nelle vite più scialbe e disperate. Da questi sprazzi di gloria si vede e si riconosce la vena di chi sa ascoltare, entrare dentro gli aspetti più bui dell’animo umano e uscirne con le ossa rotte, ma pronto a trasformare dolore in bellezza.

“Il suo vero nome” di Charles D’Ambrosio – e-book

Caselle Torinese, 05 novembre 2017 – alla sera serena dopo un giorno di pioggia benedetta

Annunci

Sogni d’argento – Miniera della Rambasa

01/11/2017

Pino solitario

Piacevole gita con l’amico Stefano, alla ricerca della miniera della Rambasa sopra Forno Alpi Graie. Dalla piazza per il sentiero del colle della Piccola, poi deviazione nel bosco verso il Gias Travet. Da qui si esce al sole e proseguiamo fino a trovare la strada che arriva da Rivotti. ora il sentiero è meno segnato e anche meno evidente: si indovina una costiera oltre la quale una traccia conduce a una pietraia nella quale si aprono buchi, si indovinano muretti e infine si scopre un cumulo di pietre con tracce di ferro. Queste sono le vestigia della antica miniera di argento e ferro. Inutile dire che la natura si sta riprendendo il territorio, senza pietà per gli sforzi di oscuri e lontani minatori. Pranzo al sole, in vista della testata della Val Grande, e poi ritorniamo sui nostri passi. Oggi il vallone è stato tutto per noi. Bel terzo tempo all’Albergo Savoia, al cospetto del bancone bar in legno antico e specchi.

Maillot a Torino – 4 novembre alla Piola di Catia

31/10/2017

piola mailllotMaillot si avventura per le strade di Torino, con un occhio di riguardo alla buona cucina e a posti “puliti, illuminati bene”. Lo troverete sabato 4 novembre alla Piola di Catia, in Via Bibiana 31. A partire dalle 19.30 ci si potrà sollazzare con la merenda sinoira e, a seguire, ci sarà Maillot, stimolato dall’amico Piero Verlucca Frisaglia

La signora delle Tempeste – Marion Zimmer Bradley

23/10/2017

signora delle tempesteA memoria dopo la lettura del “Signore degli anelli” ero rimasto molto lontano dal genere fantasy, salvo una incursione curiosa nel mondo di Licia Troisi e della sua eroina Pandora. Incursione deludente, alla quale ho rimediato leggendo un classico della letteratura di genere, ovvero questa “Signora delle tempeste” di Marion Zimmer Bradley.

Riavvicinamento positivo: l’autrice sa scrivere benissimo, dipanando una vicenda interessante, senza farcirla di mostri repellenti e avventure ripetitive e noiose come la sua emula nostrana.

Spiegare la trama in un fantasy è abbastanza inutile: di questo libro mi piace il contesto in cui si muovono gli abitanti di Darkover, in cui i regnanti sono ossessionati dal “Potere” (insieme di facoltà psichiche e non solo) che si trasmette per via ereditaria, ma che può comportare lutti e tragedie improvvise e strazianti. Ci sono storie di amore  e di guerra, oltre alla sequela di sentimenti prettamente umani quali l’ambizione, l’invidia, la gelosia, la vendetta, il rancore, la fedeltà, la riconoscenza, la modestia…

Insomma, siamo anni luce lontani dalla sciatteria della Troisi. Non è il mio genere preferito, ma è comunque un buon libro.

 

“La signora delle tempeste” Di Marion Zimmer Bradley – Superpocket

Caselle Torinese, 23 ottobre 2017 – vento e siccità inceneriscono la valle di Susa

Maillot a Favria Canavese – 26 ottobre ore 21

21/10/2017

Pensavate che l’ispettore Maillot avesse rinunciato alle sue indagini, oppure fosse andato in pensione? Errato! In effetti si è concesso una breve pausa, ma ora è ritornato in Canavese e vi aspetta a Favria, giovedì 26 ottobre alle 21, ospite della biblioteca “P. Pistonatto” in Corso Matteotti 8.

A presto!

Con L’Italia Mai – Alfio Caruso

13/10/2017
tags: ,

Chi erano i Mille del Papa? Uomini che arrivarono da tutta Europa e mezzo mondo per mettersi a disposizione dell’esercito papalino a difendere i confini dello Stato della Chiesa, a partire dai moti del 1820 fino alla presa di Roma da parte delle truppe del neonato Regno d’Italia, nel 1870.

Alfio Caruso ci accompagna nel conoscere questa diversa congerie di soldati, per lo più di estrazione nobile, che spesso si accontentavano di fare i soldati semplici pur di difendere la Chiesa dalle mire nazionaliste della monarchia sabauda, ansiosa di dotare l’Italia della sua capitale naturale.

In questo scampolo di storia patria incontreremo tutti i maggiori protagonisti del Risorgimento, da Carlo Alberto a Raffaele Lamarmora, tratteggiati con tratti arguti e decisi dall’autore. Che non risparmia nulla  a nessuno: alla incostanza e imprevedibilità guascona di Vittorio Emanuele II si adattano l’indole enigmatica di Pio IX, che, forse spaventato dallo scorrere degli eventi, si rinchiuderà in una difesa di privilegi temporali che si collocano ormai fuori dal tempo. Cosicché, alla presa di Roma, sembrerà quasi che l’intero mondo tiri un sospiro di sollievo, nel vedere liquidato l’anacronistico potere temporale dei papi.

In mezzo a questo bailamme ritroveremo Garibaldi e i suoi epigoni, tra i quali Nino Bixio, che avrà un ruolo importante nella battaglia finale.

Stupiscono e commuovono quasi le storie di questi Mille del Papa, soprattutto stupiscono le imprese degli zuavi, infiammati da un ideale di giustizia e fedeltà che durerà più a lungo dello Stato della Chiesa, per arrivare ben oltre la guerra Franco-prussiana degli anni successivi.

Come sempre Alfio Caruso padroneggia la storia con maestria, narrando i fatti con rigore e allo stesso tempo illustrando anche eventi minori che rendono il narrare  ancora più vicino e interessante.

“Con l’Italia mai!”  di Alfio Caruso – Longanesi

Caselle Torinese, 13 ottobre 2017 – tiepida ottobrata di polveri fini che scintillano al sole

Storia naturale della distruzione – W.G. Sebald

08/10/2017

storia distruzioneDallo spunto di una serie di conferenze tenute a Zurigo, Sebald tratta della distruzione delle città tedesche ad opera dell’aviazione alleata, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Distruzione sistematica e perversa, facente capo ad un piano lucido e allucinante che prevedeva l’annientamento di città e borghi che in diversi casi ben poco avevano da spartire con la macchina bellica tedesca. A fronte di questo accanimento,  l’autore narra della rimozione del ricordo di tali allucinanti esperienze da parte dell’intera società tedesca, a partire da intellettuali e storici che forse avrebbero dovuto comunque tenere traccia e memoria di un tale evento. Ma la rimozione è figlia della indicibile enormità dell’accaduto, oppure è insita nell’indole di un popolo (non necessariamente del popolo tedesco, aggiungerei ) che, nel passare dall’essere una entità dominatrice – come era fino al 1942 –  fino a ritrovarsi interamente distrutto e diviso – come avviene nel 1945 – opera una sorta di amnesia collettiva per potersi comunque raffrontare con il resto del mondo (dei vincitori, aggiungo io).

Amnesia collettiva che stabilisce cordoni sanitari attorno alla eliminazione di intere comunità di cittadini, distrutte annientate dalla spietatezza di bombardamenti, inutili dal punto di vista tattico, ma inquadrati in una strategia di  annientamento morale e psicologico. Sebald non lo accenna apertamente, ma il bisogno di tale amnesia su ciò che è accaduto in Germania tra il 1942 e il 1945 potrebbe – forse – implicare la richiesta di una amnesia retroattiva su quanto suscitato dal nazismo negli anni precedenti, a opera dei “volonterosi carnefici di Hitler”, prima che divenissero a loro volte vittime di sterminio.

Libro duro, non tanto per la descrizione di fatti pur orribili (la donna che trasporta in valigia il cadavere del figlioletto, la sorte orribile di centinaia di uomini e donne intrappolati in un rifugio antiaereo circondato dalle fiamme di tonnellate di carbone) quanto per una domanda inespressa: può un torto subito far dimenticare un torto fatto? E’ giusto dimenticare l’uno e l’altro? E’ possibile farlo? Se un intero popolo ci è riuscito – o, almeno, ci ha provato – non significa forse accettare che l’uomo ripercorra all’infinito il medesimo percorso di orrori e abomini?

“Storia naturale della distruzione” di W.G. Sebald – Adelphi

Caselle Torinese, 08 ottobre 2017 – giorni sfolgoranti di favonio e siccità