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L’Uomo Selvaggio, antropologia di un mito – Massimo Centini

21/05/2017

copertina_uomo_selL’Uomo Selvaggio è un mito che si aggira instancabile per l’arco alpino: timido, sfrontato, gran lavoratore, burlone, insidiatore di fanciulle, maestro nell’arte casearia, pronto a condividere il suo sapere con gli uomini ma permaloso al punto di sfuggirli non appena sente aria di burla, di scherzo o di sberleffo. Un mito così permeante che – soprattutto nel mondo di parlata francese e tedesca – esistono parecchie raffigurazioni e leggende legate a questo strano personaggio. Massimo Centini, da studioso di razza, non si limita a esporre una sequenza di leggende, miti e immagini relative all’Uomo Selvaggio, ma ne delinea uno studio antropologico, ovvero cala questa figura nei contesti sociali e culturali del Medio Evo, stagione nella quale il mito si evolve e riveste di caratteri specifici. Abbiamo allora i richiami a miti più antichi, legati alla divinità silvane dell’olimpo pagano, e alla contrapposizione tra Natura e Civiltà, ovvero (con l’avvento del Cristianesimo), tra Pagano e Cristiano.

E così l’Uomo Selvaggio si esilia spontaneamente ai bordi della cosiddetta Civiltà, nella quale farà comparse occasionali (e rituali, se pensiamo alle rievocazioni di alcuni carnevali alpini). Civiltà che purtuttavia lo rimpiangerà, soprattutto ora nelle città caotiche e alienanti.

Non solo folklore, quindi, ma un mito che è forse desiderio di un vivere più legato ai ritmi della natura, natura alla quale siamo stati scollegati dall’avanzare del progresso.

Come sempre, nei curatissimi Quaderni di Cultura alpini redatti da Massimo Centini, sono sorprendenti l’apparato iconografico  e la messe di note e approfondimenti a margine che rendono il testo ricco di spunti di riflessione.

“L’uomo Selvaggio – antropologia di un mito della montagna”  Di Massimo Centini

Quaderni di cultura alpina/Priuli & Verlucca, editori

 

Caselle Torinese, 21 maggio 2017. Venerdì freddo e piogge torrenziali, sabato tiepido e domenica splendida di sole e erbe tagliate. Primavera domina!!

Maillot a Volpiano – 24 maggio ore 21

15/05/2017

Dopo il piacevole pomeriggio a Orbassano l’ispettore Maillot ritorna in Canavese, più precisamente a Volpiano, dove sarà ospite della biblioteca comunale. A introdurre la serata ci sarà Gaspara Paietta, mentre gli amici dell’associazione Toto leggeranno qualche brano del libro.

Ci si vede allora mercoledì 24 maggio, ore 21, alla Biblioteca Comunale in via Carlo Botta 26, a Volpiano.

Non mancate (e date anche uno sguardo agli incontri del 17 e del 30 maggio, si preannunciano interessanti!!)

Maillot a Orbassano – venerdì 12 maggio ore 18

07/05/2017

In occasione del “Maggio dei Libri” l’ispettore Maillot si reca in missione alla biblioteca di Orbassano (via dei Mulini, 1) dove vi attende numerosi.

Non mancate!!

 

Nebbie da Re – Meidassa

01/05/2017

Nell’ultimo scampolo di aprile, incastrati tra una nevicata e l’altra, viene il ghiribizzo di andare a vedere posti nuovi. Perché non trovare la strada per la Valle Po, lasciando l’auto al Pian della Regina e proseguendo sci a spalla fin sopra il Pian del Re? Le nuvole incorniciano i monti più coprendo che scoprendo, ma – con l’idea che forse su sarà meglio – ci inoltriamo comunque verso il Passo Luisas. Un primo canale assai ripido, il Pian Mait e al suo termine un secondo canale che gioca a nascondino con la nebbia ci portano alla caserma delle Traversette fuori dalle nuvole ribollenti. Sulla Meidassa la vista è attirata dal Granero e dal ribollio di nuvoloni attorno al Monviso. Altrove è vento e nuvole aria gelata. Discesa a facce molteplici: non male in alto, fuori dalle nuvole, crosta fastidiosa tra le nebbie, trasformata in basso. Peccato per la visibilità, ai limiti del tollerabile, che ha consentito sì di sciare (ma se ci fosse stato il sole il divertimento sarebbe senz’altro aumentato). Infine, per asciugare le ossa, ottimo terzo tempo al bar di Pian della Regina, in compagnia della Birra del Re!

Grazie a Stefano, Beppe, Jean-Pierre, Paolo e Karin per l’esplorazione

 

Maillot a Scandeluzza – 7 maggio ore 16.30

26/04/2017

scandeluzza 2017 05 07Una domenica nel Monferrato, tra i colori della primavera? E perché no? E se passate dalle parti di Scandeluzza intorno al 7 maggio, ore 16.30, fermatevi ad ascoltare le dotte fole di due personaggi che parlano dell’ispettore Maillot. Uno è chi scrive queste righe, e l’altro è un certo Piero Verlucca Frisaglia. Il luogo del delitto sarà la Sala di Lettura in Via Piave 18.

Puntata in Riviera – La Chiappa di Andora

25/04/2017

Anche la Riviera Ligure consente di macinare qualche passo in salita, quando se ne trova l’occasione. Per smaltire un buon pranzo ci sono tante maniere, una di queste è infilare un paio di scarpette da corsa e avventurarsi alle spalle della Marina di Andora. Si sale per strada asfaltata a Rollo, gruppo di case abbarbicate al classico campanile a cipolla. Poi per un sentiero rimesso a nuovo si arriva alla cresta che separa le Province di Savona e Imperia.Cresta che prosegue verso l’interno, in direzione del lontano Pizzo di Evigno. Colle Mea, Passo della Chiappa, Punta Chiappa, ovvero una serie di rilievi poco sopra quota 500 metri, da cui si gode un panorama splendido sulla costa tra Albenga e Diano. L’isola Gallinara, la chiesa di Cervo, la costa ligure e in lontananza barlumi di Corsica ed Elba. Attorno la gariga mediterranea, boschi percorsi dal fuoco in cui pini annosi si intrecciano ai cisti, alle orchidee e ai cespi di timo. Un ultimo sguardo e si scende per il ripido sentiero che conduce al campanile aguzzo della chiesa di San Giovanni.

Maillot l’ispettore in salsa triestina

24/04/2017
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L’amico Fabio invia un lungo commento a Maillot l’ispettore e io non resisto alla tentazione di pubblicarlo integralmente. Sono un po’ geloso, perché sembra che conosca l’ispettore meglio di me!

Caro Gianpaolo,

ho apprezzato infinitamente “Maillot l’ispettore“, non avresti potuto farmi regalo migliore per S. Nicolò.

Il tuo primo libro si svolgeva ad alte quote, il secondo un po’ più in basso, e questo pare svolgersi nel fondovalle, ma la mente va spesso ai monti dov’è l’origine di tanti eventi.

Davvero simpatica e indispensabile la cartina geografica di Daniela Annetta, consente al lettore di non perdersi ed offre un filo conduttore fra i tanti luoghi dove Maillot si trova ad indagare.

 

Intrigante la collocazione storica: dai (pochi) particolari (ferroviari, come sai sono un ferroviere) probabilmente la vicenda si svolge negli anni ’30, perfetti per ambientare gialli (Agatha Christie insegna).

Ho apprezzato tanto il duplice piano in cui si svolgono le vicende, da una parte tanti piccoli episodi apparentemente staccati gli uni dagli altri, dall’altra il grande libro della vita di Maillot. Il collante del grande libro sono la sua amicizia con Krane, la sua storia con Genevieve e più tardi le amicizie col Lupo, con Elodie e con Martignol. Tutte bravissime persone, inserite in ambienti diversi ma tutte con trascorsi non molto diversi da quelli di Maillot. Sullo sfondo, le periodiche frequentazioni con Herr Knauff, il farmacista Krimm e il medico legale.

Maillot e Genevieve sono descritti in modo da catturare subito la simpatia. Entrambi condividono la stessa serietà e la stessa cocciutaggine, spinta dalla curiosità positiva simbolo di intelligenza, di guardare in fondo alle cose. Il primo è mostrato umano, con le sue debolezze verso i pasti abbondanti e ben innaffiati e lo sforzo sui sentieri sempre troppo ripidi e troppo lunghi, la seconda pur quasi antipaticamente troppo intelligente e scaltra è resa simpatica dalle battute acute e stimolanti e dal non dare tregua al suo interlocutore (tuttavia non vorrei fare baruffa con lei!). Due persone così affini non avrebbero potuto che finire sposati, e purtroppo la loro storia è finita un po’ troppo presto, ne avrei letto volentieri ancora un paio di episodi.

Nessun episodio del libro è sottotono, mi sono scervellato per trovarne qualcuno un po’ più annacquato degli altri. Quale è il migliore? Panico, tutti sono migliori! Ma, piano e bene, vediamo in base a quali criteri.

Criterio 1: la tensione tipica del libro giallo e le situazioni pericolose. Maillot e la casa in collina (con episodi che ti fanno stare alla poltrona come se fossi seduto sulle spine), Maillot incontra il Lupo (fantastica la descrizione della sua calata verso il fiume), Maillot e il ritorno dell’eretico sono le storie più avvincenti.

Criterio 2: il mondo alpino e la perduranza di avvenimenti svolti tantissimo tempo fa. Una storia è più bella dell’altra, Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza, Maillot in vacanza con signora, Maillot torna a Lebrun, Maillot e il ritorno dell’eretico.

Criterio 3: la crudeltà della vita: Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza (sembra), Maillot torna a Lebrun, Genevieve prende il treno, Maillot incontra il Lupo.

Criterio 4: la saggezza e l’umanità che si imparano da certi episodi, per cui è più giusto sistemare le cose dal punto di vista umano anzichè dal punto di vista delle regole. Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot in vacanza con signora, Maillot e il ritorno dell’eretico, Che combina, Maillot? Forse sulla base di questo criterio mi sarebbe piaciuto se il moro di Maillot e la miniera di Demiclette fosse stato lasciato andare.

Ho poi colto una assonanza fra alcuni aspetti storico-etnici del libro, del tuo Piemonte e della mia regione (che non è il Friuli-Venezia Giulia in cui sono stato inscatolato ma è il Litorale di epoca austro-ungarica, che da Tarvisio scende per le alpi Giulie lungo l’Isonzo, e attraverso Trieste e il Carso arriva fino a Pola e al Quarnero dove senti odore di Dalmazia; vi si parla il tedesco, l’italiano, lo sloveno e il croato).

Quando leggi “Maillot l’ispettore” con i suoi nomi e toponimi francesi e tedeschi, pensi subito al Vallese, ma indubbiamente si tratta della trasposizione del Piemonte e della val d’Aosta. Eppure anche qua c’è la vicinanza di nomi e toponimi in lingue diverse. Quando senti di popolazioni venute da oltre i monti, la cosa è successa anche qua con l’arrivo dei croati dapprima sotto Carlo Magno e poi, insieme agli sloveni, per riempire queste regioni svuotate dalla peste del 1600. Quando nel libro leggi della diffidenza che gli abitanti di Saint Jacques hanno verso i selvaggi dei Freres trovi la stessa diffidenza che i miei genitori hanno verso gli slavi che abitano sopra Trieste, e quando leggi che gli abitanti delle terre alte si erano dati secoli fa ad un altro sovrano leggi la storia di Trieste.

Quando leggi dei paesi bruciati tanto tempo fa la mente corre ai paesi partigiani piemontesi ma anche carsolini e istriani incendiati dai nazisti fra il 1943 e il 1945, ma quando invece leggi di Maillot giovane fuggiasco da orribili episodi che nessuno voleva sentire, che ricorda gli occhi carichi di disprezzo della gente che li aveva ospitati, vedi proprio la storia degli esuli istriani che fortunosamente erano riusciti a lasciare l’Istria terrorizzati dagli invasori jugoslavi ma per fortuna ancora vivi, e che a Bologna sulla via dei campi profughi erano stati assaliti dai comunisti italiani perché ritenuti superficialmente dei codardi fascisti che scappavano dal comunismo.

Ho apprezzato l’atmosfera di montagna di tanti racconti, e mi sono stupito (ma non troppo) a leggere dei pregiudizi e delle lunghissime saghe tipiche della montagna di una volta, forse del 1930 quando il libro potrebbe esser stato ambientato.

Mi sono molto piaciuti i tanti colpi di scena arrivati quando meno me lo aspettavo, memorabile fra tutti la scelta finale di Maillot. Come faccio con i libri preziosi, anche questo è stato da me letto e riletto con gran gusto.

Complimenti, grazie!

Fabio

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