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Duemila metri della nostra vita – Cesare e Fernanda Maestri

30/09/2019

Cesare Maestri lo si accoglie tutto così come è e come è stato: fortissimo alpinista e uomo di vitalità infinita ed esuberante. Quando nel 1970 viene messa in dubbio la sua prima (e unica, fino a quel momento) scalata al terribile Cerro Torre in Patagonia, Maestri si adombra nei confronti dei suo presunti detrattori e organizza una seconda spedizione in Patagonia. Lo segue Fernanda, la moglie, affranta, terrorizzata e tuttavia capace di incoraggiare, a volte contenere, sempre  accompagnare l’esuberanza del suo uomo. Il libro è un diario scritto a due mani, relativo a chi era sul Torre e a chi invece aspettava, a Buenos Aires, a Rio Gallegos, a Madonna di Campiglio. Diario in cui si intrecciano sentimenti di rispetto e di sfida, paura ed esaltazione, amore e odio. Un racconto che non è solo narrazione di una scalata, ma è un calarsi nei sentimenti di un uomo e una donna che, pur coinvolti nel loro amore, non scendono a compromessi con il mondo che li circonda.

Narrativa fluente e vibrante, non lascia indifferenti, che piaccia o meno il tono da lotta con l’Alpe che ancora nel 1970 intesseva la retorica alpinistica.

“Duemila metri della nostra vita”

Cesare Maestri, Fernanda Maestri

Garzanti

 

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Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami

23/06/2019

Haruki Murakami (fonte: wikipedia)

Tamura, il quindicenne più duro del mondo, fugge dalla casa di Tokio e da un padre misterioso e inquietante. Pochi giorni dopo anche il signor Nakata, vecchietto un po’ strambo, deve lasciare Tokio a causa di un delitto che non avrebbe voluto commettere.

I loro destini si sfioreranno  nello Shikoku, attorno a una biblioteca privata  dove Tamura troverà lavoro – ma non solo – e Nakata arriverà finalmente a portare pace e ristoro alla sua anima e a chi ha vissuto tanto e sofferto forse troppo.

La trama è semplice e lineare, eppure si arricchisce ad ogni pagina di elementi e situazioni che vanno a braccetto con il surreale e il fantastico. Il merito grandioso di Murakami è di far sembrare l’irrazionale quasi reale e plausibile. Avremo quindi uomini che parlano con i gatti, personaggi quali l’omino del whisky Johnny Walker e il colonnello Sanders del Kentucky Fried Chicken svolgere ruoli importanti, in una fantasmagoria dove il fantastico si mescola con sentimenti e situazioni profonde, delicate e struggenti.

Murakami stupisce ancora, consegnandoci un romanzo delicato intessuto in una vicenda a metà tra il tragico e il grottesco. Tutto è possibile e tutto può accadere, a quando accade la poesia e la levità dell’azione ricordano le atmosfere dei film di Hayao Miyazaki. Opere a volte incongrue e divisive, ma comunque dei capolavori

 

“Kafka sulla spiaggia”

Haruki Murakami

Einaudi Super ET

Caselle Torinese, 23 giugno  2019. I colombi tubano nella sera, in attesa dei prossimi bollori

Alpi ribelli – Enrico Camanni

07/06/2019

Nel corso dei secoli nelle Alpi, sulle Alpi, tra le Alpi sono nate o si sono rifugiate forme di resistenza e ribellione a sistemi e concetti provenienti dalle pianure. Enrico Camanni setaccia la storia alla ricerca di questi nodi scomodi, presentatisi al pettine della storia e spesso liquidati nel sangue e nel dolore. Fra’ Dolcino, i valdesi, i partigiani, il movimento NO TAV portano tutti la traccia di un modo di pensare che a un certo punto scarta dal pensiero unico e dominante e trova nella montagna il suo riparo elettivo. Il libro è molto interessante, perché riporta alla memoria pagine di storia patria poco conosciute e rimosse in fretta dalla narrazione corrente. L’autore arricchisce la trattazione storica con rimanda a luoghi da lui visti, così come a persone note. Personaggi famosi nel mondo dell’alpinismo si ritrovano citati assieme a umili minatori renitenti al servizio di leva, così come a uomini quali Guido Rossa che lascia da parte l’alpinismo per dedicarsi al riscatto sociale dei suoi compagni operai.

Si resta sorpresi dalla messe di anime “libere, contrarie e resistenti” che si incontrano pertanto nel corso dei secoli sulle Alpi. Una domanda: e gli Appennini? Una catena montuosa che divide dapprima il nord Italia dal Centro Sud, e poi piegando a mezzogiorno separa i versanti adriatico e tirreno, non potrebbe anch’essa essere stata rifugio di anime turbolente e ribelli? Prima o poi mi piacerebbe leggere un altro libro come questo, centrato proprio sull’Appennino. Chissà se qualcuno raccoglierà l’invito.

 

“Alpi ribelli”

Enrico Camanni

Laterza

Caselle Torinese, 07 giugno  2019. Passaggi nuvolosi e temporali montani, la primavera si sfinisce in una estate turbolenta

La pancia della miniera Brunetta

30/05/2019

Bisognerebbe più spesso seguire la pancia, o il cuore, a seconda di dove si pensa che abiti lo stimolo a scegliere il primo impulso che ci fa uscire di casa e seguire la pista rossa. Così se anche il meteo non è dei migliori e a Caselle pioviggina prendiamo la strada delle valli di Lanzo.  A Lanzo non piove più, a Cantoira il cielo sembra quasi più chiaro, a Vrù le nuvole rivelano squarci di quasi sereno.

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La montagna è ricoperta dal verde tenero di milioni di foglie appena germogliate e risonante dei ruscelli gonfi di acqua.

La prima sosta è a Rivirin, per fotografare Mole Antonelliana e Torre di Pisa. La mulattiera diventa sentiero, superiamo la discarica della cava di calce, la fontana dei minatori e la croce di un minatore morto negli anni 20. Qui, facendo il punto carta ci accorgiamo di aver mancato il sentiero che saliva direttamente verso la cappella di S.

Domenico, la nostra meta finale. Poco male, faremo il giro al contrario passando prima alla miniera della Brunetta e poi cercheremo il sentiero che da lì conduce verso San Domenico.

Arrivare tra le nuvole, nel silenzio totale, in un luogo che un tempo risuonava di scoppi, schianti e sbuffare di macchine lascia sempre un poco basiti e stralunati. Fotografiamo i carrelli del talco, il piccolo locomotore che li trainava,  i depositi degli attrezzi e il locale macchine dove stava il generatore per pompare aria nei cunicoli ora sbarrati.

Nuvole basse coprono le cime delle montagne a poche centinaia di metri sopra le nostre teste. Seguiamo le indicazioni per il lago di Monastero e arriviamo in un pianoro

disseminato di cumuli di spietramento. I segni del CAI si perdono, ma individuiamo una traccia evidente che ci porta su una cresta, da dove occhieggia un grosso pilone votivo. Lo raggiungiamo e ci fermiamo a riprendere fiato alle baite colossali di Inversetti. Da qui, se la carta non mente, scenderemo a superare un rio e poi ci troveremo a poca distanza da S. Domenico.

Unica indicazione è una sequela di segni blu, intervallati dalla misteriosa sigla G.M., che porta esattamente dove vogliamo andare. Scendiamo in un valloncello e ne risaliamo in leggera pendenza il lato opposto, fino ad arrivare alle case della Drà. Ecco che in questo istante parte uno scroscio di pioggia, ma per fortuna la porta di una stalla di apre e rimaniamo sull’uscio in attesa che passi. E infine, cessato il diluvio durato pochi minuti,  in due salti siamo al pilone che segnala il grande sentiero che sale da Lities, e dopo pochi minuti dalla nebbia sbuca la sagoma bianca di San Domenico.

Rieccoci, finalmente!!

Nuvole basse, aria umida, eppure siamo contenti. Attorno solo silenzio.

Spuntino veloce e scendiamo per l’evidente sentiero che porta a Lities. Valloncelli erbosi, macchie di bosco, baite sparse. Il fondovalle appare, laggiù in basso, con i condomini di Cantoria.

Lities arriva al termine di un bosco, immerso nel verde. Non un’anima sulla strada.

Da Lities a Vrù c’è ancora una mezz’ora di sentiero, la Vi’ d’ Micula. Saliscendi nel bosco, squarci di paesaggio tra le piante, Santa Cristina occhieggia dal versante di fronte. E infine, piedi umidi e animo sereno, siamo di nuovo a Vrù. Con buona pace della nostra pancia, che ha avuto ragione a farci uscire di casa e metterci sulla strada.

Ecologia della parola – Massimo Angelini

27/05/2019

Parole, parole, parole. Ne usiamo e ne sentiamo tante, forse troppe. Impiegate spesso a sproposito, per abitudine, per assonanza, per conformarsi all’ovvietà del “così dicono tutti”. Nel rumore generale, sempre più assordante e discordante, sarebbe bene fare un passo indietro, come suggerisce l’autore. Per certe parole, andare alla radice del loro significato e della loro genesi, e metterle assieme ad altre e vedere in che cosa si assomigliano e come differiscono. A titolo di esempio si scoprirà che individuo e persona sono concetti ben diversi, così come termine e parola, simbolo e segno.

L’autore non ha pretese di etimologo, ma ci accompagna con il suo narrare piano e meditato in un universo sconosciuto, dove le piccole differenze compiono grandi distanze e portano lontano, a scoprire temi e pensieri che altrimenti sarebbero persi nel chiacchiericcio odierno.

Un libretto agile, da leggere e meditare con cura, per assaporare il piacere di una parola che, come un buon vino, si arrotola dapprima sul palato per poi sedimentarsi nel profondo e di lì portarci in alto, verso  tracce di senso coperte da rumore e abitudine.

 

“Ecologia della parola”

Massimo Angelini

Pentagora

Caselle Torinese, 27 maggio  2019. Grilli scatenati sotto le margherite, al chiaro di luna.

Pista nera – Antonio Manzini

23/05/2019

Che personaggio questo Rocco Schiavone, vicequestore romano trasferito di punto in bianco ad Aosta. Sboccato, violento, corrotto, donnaiolo, strafottente. Eppure ha un fiuto infallibile per le indagini. E quando a Champoluc scopriranno il cadavere di un uomo, maciullato da un gatto delle nevi, non si tirerà indietro nel  penetrare in un ambiente dove tutti sono parenti, tutti si conoscono e tuttavia hanno qualcosa da nascondere, o da rivelare nel modo meno appropriato e riservato.

Antonio Manzini ci consegna un romanzo veloce e intenso, ambientato nel mondo della ricca Valle d’Aosta che vive sul denaro messo in movimento dall’industria dello sci. Oltre a Schiavone, gli altri personaggi sono tratteggiati in schizzi veloci e tuttavia precisi, degnissimi comprimari di una storia che svelerà ancora e purtroppo la meschinità dell’animo umano.

Scrittura rapida e avvolgente, dialoghi serrati e pause descrittive al momento giusto: Manzini si fa leggere volentieri e regala momenti di splendida lirica ad attimi di puro cinismo di stampo romano: accostamento riuscito e vincente.

 

“Pista nera”

Antonio Manzini

Sellerio Editore

Caselle Torinese, 23 maggio  2019. Grilli scatenati dopo la pioggia di ieri sera.

Fiori sopra l’inferno – Ilaria Tuti

18/05/2019

Immaginate un paesino tra le montagne, ai confini con l’Austria, agli inizi di dicembre. Immaginatelo coperto di neve, incantato e idilliaco.

Immaginate che, ad un certo punto, vi sia commesso un orribile delitto.

E poi immaginate un commissario bisbetico e indomito, tale Teresa Battaglia, incaricata delle indagini. Ad aiutarla due agenti fedeli e un ispettore appena arrivato. Di fronte il muro di una comunità locale che custodisce gelosa i suoi segreti.

Non sono amante dei thriller, ma questo libro mi ha davvero inchiodato tra le sue righe. Splendida la cornice ambientale, eccezionale la caratterizzazione della protagonista, serrata e avvincente la narrazione. Opera d’esordio dell’autrice, che tuttavia manovra con abilità la penna regalando una vicenda che è sempre tesa e credibile, fino all’epilogo finale.

 

“Fiori sopra inferno”

Ilaria Tuti

Longanesi

Caselle Torinese, 19 maggio  2019. Piogge di primavera a bagnare la terra