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La via per il mare – parte 1: da San Mauro a Cinzano

30/10/2018

Cinzano e il Monte Rosa

Diamo ali al progetto di ricavare un percorso pedonale che da casa porti fino alle rive del mare, possibilmente ad Andora. Sono ammessi raccordi in bici, magari per ovviare a tratte insidiose o poco remunerative, come è in effetti accaduto per la prima parte, da Caselle a San Mauro Torinese, risolta per l’appunto in una bella pedalata lungo la Corona Verde e i parchi sul Po di Settimo Torinese.

Ora, da San Mauro, si fa sul serio. Primo obiettivo è raggiungere la basilica di Superga, per uno dei sentieri della collina torinese segnati tempo fa da Pro Natura. Scelgo il percorso bello e mai scontato che passa per le case di Feisola e il Bric Giardino. Si alternano tratti ripidi ad altri più tranquilli, in totale solitudine e pace, fino ad arrivare alla roverella a cinque branche che caratterizza il sentiero. Da qui in breve mi ritrovo a Superga, assieme al sole del mattino. Passeggiare nel piazzale della basilica con Torino ai piedi, mentre attorno ancora tutto tace è una esperienza che vale la levataccia e la sudata dello strappo iniziale. Ci sarebbe da pensare che il dislivello maggiore è oramai alle spalle, ma non è così: la collina torinese è nervosa e birichina, riserva salite e discese che da lontano non si immaginano. I segnavia bianchi e rossi del sentiero SVC (Superga-Vezzolano-Crea) e le targhette bianche  e verdi del Cammino di Don Bosco indicano con sicurezza il percorso. Scesi da Superga bisogna percorrere un paio di chilometri sulla provinciale per Baldissero: saranno gli unici su asfalto trafficato, ma occorre fare attenzione perché il traffico di auto è abbastanza insidioso. Ad una curva ricomincia il sentiero/carrareccia, che sale e scende sulle pendici del Bric del Duca e del Bric Palouc. La vegetazione della collina è imponente, a volte oppressiva e invadente. Roverelle, castagni, robinie, ailanti si serrano ai bordi delle strade e cercano di portare via spazio ai sentieri e alle piste forestali. Attraverso la vegetazione si intravedono scorci di pianura, ma sempre limitati e ben lontani dalle visioni aperte di famosi belvederi.  La traccia cambia in continuazione versanti, orientazioni e natura: carrarecce, sentieri, brevi tratti di asfalto. Al Bric Croce è d’uopo una deviazione per raggiungere la croce eretta nel 1900. Purtroppo anche qui il famoso panorama è negato dal bosco che è cresciuto tutto attorno.

Ogni tanto si attraversa una delle mille stradette che solcano le centomila valli della collina torinese. Ogni tanto si incontra una casa, sorvegliata da cani chiassosi e arcigni. L’umanità, tuttavia, sembra scomparsa. Boschi incolti, resti di vecchi orti e giardini, legna ammassata ormai marcia. E’ un mondo a parte, lontano mille miglia dalla Torino che non sta mai ferma e va non si sa più dove… Il paesaggio umano si rianima man mano che ci si avvicina a Bardassano. Borgate abitate, strade ben tenute, prati falciati e frutteti ben curati.  Incontro un provvidenziale albero di fichi ancora carico di frutti e ne approfitto per uno spuntino veloce. Poco oltre Cordova il paesaggio si apre, il percorso segue la cresta delle colline e i prati coltivati a foraggio consentono allo sguardo di spaziare in libertà. Ecco la cerchia delle Alpi, dal Monte Rosa fino alle Marittime e le Liguri, e più vicina la sagoma di Superga, che sembra solo lì anche se sono già un paio di ore che sto camminando. Bardassano si annuncia con il suo castello attorno a cui stanno le case del borgo. Un giro in centro consente di scoprire due piloni votivi molto particolari. Il primo, posto al centro di un incrocio, rappresenta la Madonna pellegrina ritratta sullo sfondo del castello di Bardassano; il secondo, all’ingresso del borgo, ritrae una folta schiera di santi in adorazione alla Sacra Famiglia. Dal borgo scendo al valico della Rezza e poi riprendo la provinciale per Sciolze e Cinzano. Non sono amico dell’asfalto, soprattutto con le pedule ai piedi, ma questa stradicciola è un diluvio di sensazioni benefiche e di vedute splendide. Si passa dalle zone in ombra, dove rinfrescarsi, alle creste assolate dalle quali si ammirano colli, pianure e montagne. Sciolze si presenta con l’ennesimo castello costruito su un colle e le case attorno. In più offre la possibilità di scambiare libri all’interno di una ex cabina del telefono. In qualità di inguaribile bibliofilo non resisto alla tentazione di darci un’occhiata, e ne esco con la biografia di Alexander Langer.

Da Sciolze la provinciale per Cinzano è poco più di una strada di campagna. Si arriva ad un bivio dove le antiche indicazioni stradali erano scolpite su quattro blocchi di granito, e ci si innalza ancora sulla groppa di questi dossi sedimentari, rivestiti di roveri, castagni e  carpini. Infine compare Cinzano, su un colle ornato da un orribile serbatoio dell’acqua. Ultima digressione quasi alle porte del paese, per attraversare una valletta amena coltivata a zucchine e granturco, e infine approdo sulla piazza del borgo. E’ da poco passata l’una, sto camminando da quasi cinque ore: la panchina al sole, di fianco alla fontana, è davvero benvenuta. Scambio due parole con un ciclista chierese, splendido esempio di neopensionato ancora attivo e vigoroso, e poi faccio due ultimi passi fino al cimitero, da dove – salendo su una spianata di fianco alla chiesa di Santa Maria –  si gode di una splendida vista su Cinzano, senza l’obbrobrioso serbatoio ma con il Monte Rosa alle spalle. Foto e poi di nuovo in piazza, ad aspettare il bus per Gassino. L’autobus è un pulmino da quindici posti, che arriva con discreto anticipo. Sono l’unico passeggero, e l’autista sembra quasi meravigliato all’idea di trovare qui un essere umano munito di biglietto e intenzionato a usare il suo automezzo. In meno di mezz’ora sono a Gassino, dove salto su un  altro bus diretto a Torino. Scendo a San Mauro, oltrepasso il ponte in mattoni che scavalca il Po e sono all’auto. La tappa è compiuta, nello splendido sole di una giornata di ottobre. Ora bisognerà pianificare il seguito, ovvero il percorso per Vezzolano e Castelnuovo Don Bosco. A presto, via per il mare!!

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I cigni selvatici a Coole – William Butler Yeats

05/09/2018
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William Butler Yeats

 I cigni selvatici a Coole

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale
Asciutti i sentieri del bosco
L’acqua nel crepuscolo d’ottobre
Riflette un cielo immobile;
Sull’acqua che cola fra le pietre, sono
Cinquantanove cigni.

Diciannove autunni mi raggiunsero
Dal tempo primo che li contai;
Li vidi, prima di finir la conta
Improvvisi levarsi
E sperdersi ruotando in grandi cerchi franti
Sulle ali rumorose.

Ho ammirato quelle creature splendenti
E ora è triste il mio cuore.
Tutto è mutato da quando, al tramonto,
Su questa riva, la prima volta,
Udii scampanare le loro ali sul mio capo
Quando con passo più lieve andavo.

Ancora insaziati, amata e amante
Remano nelle correnti
Fredde e amiche, o scalano l’aria;
I loro cuori non sono invecchiati;
Passione o conquista, dovunque vadano,
Raminghi, ancora li accompagna.

Ora galleggiano nell’aria immobile,
Bellissimi e misteriosi.
Quali giunchi eleggeranno a nido,
O su quali rive, di lago o stagno,
Allegreranno occhi umani, quando,
Al risveglio, capirò che son volati via?

 

La stufa dell’Anticristo – Anacleto Verrecchia

27/08/2018

Seguire Anacleto Verrecchia nei suoi vagabondaggi spirituali è attività divertente  e stimolante. Irriverente, acido, profondo, irrispettoso dei cliché e delle mode: su questo personaggio si può dire tutto, e tutto questo li ritroviamo nei suoi diari di viaggio. Toscana, Russia, Sicilia, Inghilterra, Francia, tanta Germania: ce n’è per tutti, tra frustate alle guide e approfondimenti culturali. In molti viaggi il filo conduttore è il libro che l’autore sta scrivendo sulla vita di Giordano Bruno. Altre tracce sono la vita di Nietsche (a cui appartiene la stufa che dà il titolo alla raccolta) e quella con i grandi filosofi tedeschi, tr ai quali Schopenauer e Goethe. E da Verrecchia, colto germanista, non può venire un occhio di riguardo per la grande fucina di pensiero che è stata la Germania dal Diciottesimo secolo in poi.

Acuto e mai saccente, diretto nei suoi giudizi, libero nelle opinioni: sarebbe stato un compagno di viaggio ideale, da seguire e da mollare ad ogni svolta della strada.  Complimenti all’editore che si è assunto l’onere di pubblicare un libro così di nicchia.

 

“La stufa dell’Anticristo”

Anacleto Verrecchia

Fogola

Caselle Torinese, 27 agosto 2018. L’estate ha accusato il colpo di una veloce discesa di freddo. Che trami una torrida vendetta?

La femmina della specie – Joyce Carol Oates

25/08/2018

Storie di donne, ai nostri giorni. Donne particolari, ma non troppo. A volte vittime di macchinazioni diaboliche, a volte loro stesse calcolatrici astute e smaliziate. Nei loro sguardi si nascondono lampi d’ira, rabbie represse, sentimenti di vendetta o di misericordia estrema. Gli uomini per lo più sono istigatori della violenza femminile, succubi di istinti, pulsioni o semplici indolenze che alla fine li rendono vittime delle loco compagne, intese come mogli/amanti o semplici conoscenti.

Potrebbe essere un libro amaro, ma non lo è. Perché in fondo alla crudeltà di queste donne si intravede sempre un desiderio luminoso di riscossa, di rivalsa, che è banale definire vendetta. Forse più un riscatto, un accenno di ribellione in un mondo che è ancora e sempre in mano agli uomini.

Prosa leggera e graffiante, ritmo serrato per tutti i racconti, anche i più lunghi. Tanti piccoli capolavori.

“La femmina della specie”

Joyce Carol Oates

Bompiani.

Caselle Torinese, 25 agosto 2018, la calda estate cede al vento freddo delle montagne. Preparate la trapunta!!

La sostanza del male – Luca D’Andrea

08/08/2018

Alto Adige, ai giorni nostri. Un triplice delitto irrisolto, risalente agli anni Ottanta, viene riportato alla luce da un forestiero, preda di una sua ossessione. Salinger, americano sposato a una “del posto”, si insinua sempre più profondamente tra segreti, gelosie e reticenze di una comunità chiusa che si rivela alquanto ostile alle ingerenze di uno di fuori. Metterà a repentaglio la sua vita famigliare per scendere nel profondo di un segreto che in molti avevano seppellito nel loro cuore.

Stile veloce ed incalzante, trama avvincente, ritmo serrato: il libro entusiasma fin dall’inizio e induce a voltare le pagine una dopo l’altra. Eppure… il finale arriva con un ultimo colpo di scena, davvero spettacolare, che tuttavia lascia più domande che risposte, proprio per il suo svolgimento pirotecnico. In più, una certa questione sulla quale si impernia parte della vicenda rimane senza risposta e senza conclusione. Insomma, alla fine si poteva fare meglio, la quadratura del cerchio non è perfetta e questo stona alquanto sul giudizio complessivo. Einaudi, nel suo rigore e nella sua fama, poteva indirizzare in modo più corretto ed efficace la mano dello scrittore.

“La sostanza del male”

Luca D’Andrea

Einaudi Stile Libero

Caselle Torinese, 08 agosto 2018, vento che frusta gli alberi, temporali che galleggiano all’orizzonte

Cadaveri – Francois Barcelo

26/07/2018

CadaveriUn tale squattrinato si ritrova la notte di capodanno con l’auto senza benzina e il cadavere della madre abbandonato lungo un fosso. Che fare se non chiamare la sorella, che non vede da 10 anni? Impresa impossibile, eppure la sorella arriva. Sorella che è la protagonista sexy della serie poliziesca “Cadaveri”, nella quale interpreta l’investigatrice privata che – spesso ignuda – risolve casi scabrosi e oscuri.

Anche lei, però, non sta trascorrendo un buon periodo. Così come non sono particolarmente fortunati Pauline e Paulette, padre e figlia sconclusionati e sbadati, che prelevano da un fosso il cadavere sbagliato. In poco tempo la cantina del nostro Raymond si riempirà di cadaveri, in una girandola di situazioni grottesche, a metà tra il surreale e il tragico.  Occorre una buona dose di humor e sangue freddo per mantenere fresca e intrigante la narrazione senza sconfinare nel boccaccesco o nel triviale, ma l’autore ci riesce benissimo. Un libretto fresco e veloce, per chi ama il genere “surreale ma non troppo”

“Cadaveri”

Francois Barcelo

Marcos y Marcos

Caselle Torinese, 26 luglio 2018, serata rinfrescata da un temporale all’ora di cena

La donna di troppo – Enrico Pandiani

04/07/2018

Zara Bosdaves è una investigatrice privata che lavora in quel di Torino, ai giorni nostri. Arriva dalla polizia e ha deciso di rifarsi una vita lontano dal Nord Est italiano in cui è cresciuta e ha vissuto. A Torino ha il padre e il compagno Francois, che gestisce un bar aperto la sera. Zara ha poco lavoro, fino a che una donna gelida e affascinante le chiede di rintracciare il figlio, scomparso dopo la tragica morte del padre. Si aprono i cancelli di una ricerca costellata di personaggi ambigui, dove il più spietato forse è anche il meno malvagio.

Ambientazione intrigante, ma nel leggerlo emergono alcune note stonate: l’ossessione per le marche di qualsiasi cosa, dai vestiti ai liquori alle auto, e l’arrivo della “cavalleria” al momento giusto, troppo giusto.

Va bene, ci può stare ogni tanto, ma ha l’aria di sotterfugio per chiudere le vicende che si portano troppo avanti senza poi trovare l’uscita giusta. Nulla da eccepire sul linguaggio, scorrevole, piacevole e mai volgare. Il che, oggi, non è cosa da poco

“La donna di troppo”

Enrico Pandiani

Rizzoli

Caselle Torinese, 04 luglio 2018, appesi all’annuncio di temporali in lontananza