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A zonzo tra Danubio e Reno – Austria, Germania, Francia e Svizzera

01/10/2017

Duomo di Colonia

Questa estate ci siamo dedicati a girovagare in auto nel cuore della Vecchia Europa, a cavallo tra le Alpi e il corso di due fiumi che nascono vicini e poi si dividono per strade molto differenti. Il Danubio punta a Est, e prima di sfociare nel Mar Nero bagnerà diverse capitali, mentre il Reno punta a Ovest per tuffarsi infine nel Mare del Nord. A cavallo e attorno a questi fiumi si è svolta buona parte della storia europea, a partire dagli accampamenti romani di Ratisbona per arrivare al Parlamento Europeo di Strasburgo. Sono luoghi pieni di storia, a volte anche dolorosa, che ha lasciato segni e testimonianze di epoche diverse. A noi è piaciuto ripercorrerla, almeno in parte. La descrizione dettagliata del viaggio la trovate sul sito di Turisti per caso, qualche immagine sparsa invece si può vedere seguendo questo link.

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Settembre dorato – Monte Appenna dalla Val Troncea

27/09/2017

Seytes

Settembre porta la voglia di esplorare luoghi vicini che tuttavia non si era mai trovata l’occasione di frequentare prima. Così è per il Monte Appenna, che fin dai primi giri in Val Troncea (anno 2002) vedevo chiudere la testa della valle. Questo è l’anno giusto per chiudere determinati conti, e il compagno ideale in questo mestiere è l’amico Roberto, canavesano trapiantato in Val Chisone per lavoro e per amore. E quindi ci sorprendiamo in una gelida mattina a lasciare l’auto a Laval e inoltrarci per la strada sterrata che percorrere il fondovalle fino alla Bergeria del Meys, finalmente baciati dal sole Da qui la traccia, divenuta sentiero, risale su una dorsale fino a portarci a una serie di ripiani via via più rocciosi e panoramici, fino al bivacco a pochi minuti dal Colle Clapis. Bivacco che troviamo aperto e fornito di coperte, stufa e vari generi di conforto. Dal colle la vista si apre sulla bifida Valle Argentera e le differenti vallate che portano al Monviso, lontano nelle brume. Un ultimo strappo e siamo in cima al Monte Appenna. Ai piedi il solco della Val Troncea, e poi i monti del Canavese e, più lontani, il Cervino, il Rosa e il Bianco. Dopo un pasto frugale scendiamo a malincuore. Facciamo una digressione al rifugio Troncea (aperto e fornito di birra alla spina), restiamo in quota fino alle case di Seytes a suggere gli ultimi scampoli di sole, e poi scendiamo a Laval, dove l’auto è già in ombra. Settembre scorre, limpido e serafico.

Grazie all’amico Roberto per questa splendida e agognata scarpinata

Gite facili con Caterina – Colle Sià da Ceresole

26/09/2017

DSCN6276Gita tranquilla al Colle Sià con la figlioletta di 12 anni, con le gambe lunghe e il passo veloce, e capisci che se volesse ti seminerebbe per la strada senza troppa difficoltà. Saliti da Moies per mulattiera deserta nel caldo torrido, fino alla Cà Bianca. Dieci minuti di sosta e via di nuovo. Bella fontana in tronco di larice all’ultima baita, poi arrivo. In giro poche persone, nonostante il meteo buono. Al ritorno sosta da Barbara all’Hotel di Prese, belle chiacchiere e infine a casa.

Anelli di luce e acqua – Laghi di Ovarda e Ciarm del Prete

24/09/2017

Funghi delle Valli di Lanzo

I primi tepori settembrini mettono le ali ai piedi per qualche esplorazione in valloni sconosciuti. La scelta cade sul Vallone di Ovarda, passaggio naturale tra Lemie e Balme. Lasciamo l’auto a uno slargo della sterrata poco sotto la chiesetta di San Bartolomeo, e per tracce di sentiero e molta intuizione ci portiamo nella parte mediana del vallone, poco sotto l’alpe di Ovarda. Lasciata infine la strada si prende il sentiero – ben segnato dal CAI di Lanzo – che in breve conduce al Pian del Gioco, cosparso di enormi massi a guisa di birilli da gigante. Il sentiero si impenna per lo strappo finale che ci porta in riva al lago Grande, dal quale dominiamo altri due laghetti. La giornata limpida invita a proseguire al lago Lungo, poco più sopra, e da lì viene l’idea di compiere un anello che, dal Ciarm del Prete poco lontano, conduca al Colle Veilet e di lì ci faccia scendere a San Bartolomeo senza ripassare dai laghi. Detto fatto, in breve siamo alla cresta spartiacque con i Tornetti, da dove la vista si allarga su Gran Paradiso e Rosa, oltre che sulle prospicienti vette della Val di Susa. Dal Ciarm del Prete scendiamo al Colle Veilet. Da qui lasciamo gli itinerari segnati e scendiamo in un vallone sconosciuto, dove i segni di passaggio sono rarissimi. Qualche segno rosso molto sbiadito, un paio di ometti e tanto intuito ci guidano metro dopo metro in basso, fino ad avvistare un gruppo di baite ai margini del bosco. Proprio nel bosco il sentiero si perde definitivamente, tanto che l’ultimo tratto lo inventiamo su una pietraia, a due passi dalla strada. Infine ci ritroviamo a San Bartolomeo, che avevamo mancato in salita per girare attorno al masso di Barma Frè. Bella gita, in una splendida giornata, in totale solitudine (che ci ha stupiti non poco, considerata la bellezza del vallone e la facilità dell’itinerario – al di là del giro ad anello)

La luna nel quartiere – Marco Dardanelli

21/09/2017

“Gagnu malefic “ a Torino negli anni 60: equivale al “Gagnu rupi”, titolo che avevo sentito affibbiare ad un tale negli anni 70? Non saprei, certo è però che le vicende della banda dei ragazzi di Via Gubbio Interno, nella Torino popolare degli anni ’60, sono gustose e intriganti. Gustose perché vere, intriganti perché ci fanno ritornare indietro a quando si era ragazzi e certe situazioni si proponevano, non uguali ma simili. Le prime passioncelle, la paura di sentirsi inadeguati, la ricerca di un gruppo di amici con i quali condividere l’esplorazione della via, del quartiere, della città. Per chi – come me – è nato e cresciuto in provincia leggere di queste avventure cittadine libera la fantasia su quel che poteva essere e non è stato, su quel che si è avuto in cambio (nel bene e nel male). Comunque sia, scrivere della propria adolescenza è un rito liberatorio e, se fatto con distacco e ironia, diventa anche un modo per consegnare alla memoria tracce di vite minime che però sono importanti per tutti, ancora adesso. In questo l’autore è riuscito pienamente, consegnando un libro che è autobiografia, storia di un quartiere e di una generazione cresciuto sulla rampa ascendente del boom economico, passando dal modesto appartamento alla casetta con un pezzo di terra attorno, o alla casa decisamente più grande con una stanza per ogni famigliare.

Pagine che scorrono veloci, come veloce è stato l’incalzare di quel mitico decennio, con accenni e riferimenti alla vita politica italiana e soprattutto alla musica che arrivava da Inghilterra e Stati Uniti, musica che ha davvero segnato la vita dell’autore come una colonna sonora continua e irrinunciabile.

 

“La luna nel quartiere” di Marco Dardanelli – Editrice Baima e Ronchetti

Caselle Torinese, 21 settembre 2017 – l’estate finisce in un tripudio di stelle serene e fredde

Minima Ruralia – Massimo Angelini

15/09/2017

Difficile immaginare che in un libretto così ridotto si possano nascondere tanti concetti importanti e profondi. L’autore ci parla di contadini, di semi, di ritorno alla terra, con un tono a metà tra il sorpreso e il dotto che avvince e innamora. Sorpreso nello scoprire una saggezza antica che non è nostalgia dei tempi andati inzuccherata ad uso di cittadini e villeggianti, ma autentico stupore nel ritrovare negli usi e nelle consuetudini passati la traccia di un sentire e vivere legati intimamente ai ritmi della terra e delle stagioni, tanto da dire che le varietà “tipiche” sono semi, piante e frutti che nel corso del tempo si sono diffuse in un luogo, sono state tramandate di generazione in generazione dagli abitanti del luogo e ora e da ora si identificano con quel luogo stesso (intendendo come luogo non solo lo spazio fisico, ma anche il contesto sociale e culturale delle persone che si trovano ad agire “su” quel luogo). E così il discorrere della tipicità di una patata è un mezzo – diciamo anche un pretesto – per narrare della persistenza di una agricoltura lontana dall’industria commerciale che ora la caratterizza. Agricoltura di autosussistenza, o di sussistenza di pochi, che si vorrebbe allargare ad altri – non molti per non snaturarla – in modo da scoprirla sul serio, senza per questo metterla nelle mani di intellettuali, cittadini reinventati, speculatori e affabulatori di mestiere. Scopo non semplice, ma tuttavia individuato nelle sue linee e richieste precise nella “Campagna per il riconoscimento dei contadini”, di cui sarebbe bello avere notizie ulteriori. Un libro che scorre via lento, lascia solchi che vanno approfonditi, semina dubbi e scrolla vane certezze sul predominio della ragione. Significative le parole dell’ultimo capitolo, con la contrapposizione tra epoca simbolica del Medio Evo ed epoca diabolica del Rinascimento, con lo strappo tra ragione e spirito che rende l’anima senza corpo un fantasma, e un corpo senza anima un fantoccio.

Da tenere da parte, e rileggere ogni tanto, a brevi sorsi

 

“Minima ruralia” di Massimo Angelini – Pentagora

Caselle Torinese, 15 settembre 2017 pioviggina ma non bagna e non basta…

Tra ghiaccio, roccia e cielo – tour dei ghiacciai della Vanoise

04/09/2017

Dome de Chasseforet

Per digerire meglio le botte incassate sul Bernina non c’è nulle di meglio di una cura drastica di montagna fatta di sentieri, camminate e rifugi dove le vette si ammirano da sotto e da lontano, senza metterci addosso le mani direttamente. E quindi a fine luglio si parte per il giro dei ghiacciai della Vanoise, in terra di Francia. Prima tappa è Sardieres, poco a valle di Termignon. Quattro case, una chiesetta con un cimitero suggestivo e il classico campanile a punta: è Savoia!!

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