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Maillot a Scandeluzza – 7 maggio ore 16.30

26/04/2017

scandeluzza 2017 05 07Una domenica nel Monferrato, tra i colori della primavera? E perché no? E se passate dalle parti di Scandeluzza intorno al 7 maggio, ore 16.30, fermatevi ad ascoltare le dotte fole di due personaggi che parlano dell’ispettore Maillot. Uno è chi scrive queste righe, e l’altro è un certo Piero Verlucca Frisaglia. Il luogo del delitto sarà la Sala di Lettura in Via Piave 18.

Puntata in Riviera – La Chiappa di Andora

25/04/2017

Anche la Riviera Ligure consente di macinare qualche passo in salita, quando se ne trova l’occasione. Per smaltire un buon pranzo ci sono tante maniere, una di queste è infilare un paio di scarpette da corsa e avventurarsi alle spalle della Marina di Andora. Si sale per strada asfaltata a Rollo, gruppo di case abbarbicate al classico campanile a cipolla. Poi per un sentiero rimesso a nuovo si arriva alla cresta che separa le Province di Savona e Imperia.Cresta che prosegue verso l’interno, in direzione del lontano Pizzo di Evigno. Colle Mea, Passo della Chiappa, Punta Chiappa, ovvero una serie di rilievi poco sopra quota 500 metri, da cui si gode un panorama splendido sulla costa tra Albenga e Diano. L’isola Gallinara, la chiesa di Cervo, la costa ligure e in lontananza barlumi di Corsica ed Elba. Attorno la gariga mediterranea, boschi percorsi dal fuoco in cui pini annosi si intrecciano ai cisti, alle orchidee e ai cespi di timo. Un ultimo sguardo e si scende per il ripido sentiero che conduce al campanile aguzzo della chiesa di San Giovanni.

Maillot l’ispettore in salsa triestina

24/04/2017
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L’amico Fabio invia un lungo commento a Maillot l’ispettore e io non resisto alla tentazione di pubblicarlo integralmente. Sono un po’ geloso, perché sembra che conosca l’ispettore meglio di me!

Caro Gianpaolo,

ho apprezzato infinitamente “Maillot l’ispettore“, non avresti potuto farmi regalo migliore per S. Nicolò.

Il tuo primo libro si svolgeva ad alte quote, il secondo un po’ più in basso, e questo pare svolgersi nel fondovalle, ma la mente va spesso ai monti dov’è l’origine di tanti eventi.

Davvero simpatica e indispensabile la cartina geografica di Daniela Annetta, consente al lettore di non perdersi ed offre un filo conduttore fra i tanti luoghi dove Maillot si trova ad indagare.

 

Intrigante la collocazione storica: dai (pochi) particolari (ferroviari, come sai sono un ferroviere) probabilmente la vicenda si svolge negli anni ’30, perfetti per ambientare gialli (Agatha Christie insegna).

Ho apprezzato tanto il duplice piano in cui si svolgono le vicende, da una parte tanti piccoli episodi apparentemente staccati gli uni dagli altri, dall’altra il grande libro della vita di Maillot. Il collante del grande libro sono la sua amicizia con Krane, la sua storia con Genevieve e più tardi le amicizie col Lupo, con Elodie e con Martignol. Tutte bravissime persone, inserite in ambienti diversi ma tutte con trascorsi non molto diversi da quelli di Maillot. Sullo sfondo, le periodiche frequentazioni con Herr Knauff, il farmacista Krimm e il medico legale.

Maillot e Genevieve sono descritti in modo da catturare subito la simpatia. Entrambi condividono la stessa serietà e la stessa cocciutaggine, spinta dalla curiosità positiva simbolo di intelligenza, di guardare in fondo alle cose. Il primo è mostrato umano, con le sue debolezze verso i pasti abbondanti e ben innaffiati e lo sforzo sui sentieri sempre troppo ripidi e troppo lunghi, la seconda pur quasi antipaticamente troppo intelligente e scaltra è resa simpatica dalle battute acute e stimolanti e dal non dare tregua al suo interlocutore (tuttavia non vorrei fare baruffa con lei!). Due persone così affini non avrebbero potuto che finire sposati, e purtroppo la loro storia è finita un po’ troppo presto, ne avrei letto volentieri ancora un paio di episodi.

Nessun episodio del libro è sottotono, mi sono scervellato per trovarne qualcuno un po’ più annacquato degli altri. Quale è il migliore? Panico, tutti sono migliori! Ma, piano e bene, vediamo in base a quali criteri.

Criterio 1: la tensione tipica del libro giallo e le situazioni pericolose. Maillot e la casa in collina (con episodi che ti fanno stare alla poltrona come se fossi seduto sulle spine), Maillot incontra il Lupo (fantastica la descrizione della sua calata verso il fiume), Maillot e il ritorno dell’eretico sono le storie più avvincenti.

Criterio 2: il mondo alpino e la perduranza di avvenimenti svolti tantissimo tempo fa. Una storia è più bella dell’altra, Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza, Maillot in vacanza con signora, Maillot torna a Lebrun, Maillot e il ritorno dell’eretico.

Criterio 3: la crudeltà della vita: Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza (sembra), Maillot torna a Lebrun, Genevieve prende il treno, Maillot incontra il Lupo.

Criterio 4: la saggezza e l’umanità che si imparano da certi episodi, per cui è più giusto sistemare le cose dal punto di vista umano anzichè dal punto di vista delle regole. Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot in vacanza con signora, Maillot e il ritorno dell’eretico, Che combina, Maillot? Forse sulla base di questo criterio mi sarebbe piaciuto se il moro di Maillot e la miniera di Demiclette fosse stato lasciato andare.

Ho poi colto una assonanza fra alcuni aspetti storico-etnici del libro, del tuo Piemonte e della mia regione (che non è il Friuli-Venezia Giulia in cui sono stato inscatolato ma è il Litorale di epoca austro-ungarica, che da Tarvisio scende per le alpi Giulie lungo l’Isonzo, e attraverso Trieste e il Carso arriva fino a Pola e al Quarnero dove senti odore di Dalmazia; vi si parla il tedesco, l’italiano, lo sloveno e il croato).

Quando leggi “Maillot l’ispettore” con i suoi nomi e toponimi francesi e tedeschi, pensi subito al Vallese, ma indubbiamente si tratta della trasposizione del Piemonte e della val d’Aosta. Eppure anche qua c’è la vicinanza di nomi e toponimi in lingue diverse. Quando senti di popolazioni venute da oltre i monti, la cosa è successa anche qua con l’arrivo dei croati dapprima sotto Carlo Magno e poi, insieme agli sloveni, per riempire queste regioni svuotate dalla peste del 1600. Quando nel libro leggi della diffidenza che gli abitanti di Saint Jacques hanno verso i selvaggi dei Freres trovi la stessa diffidenza che i miei genitori hanno verso gli slavi che abitano sopra Trieste, e quando leggi che gli abitanti delle terre alte si erano dati secoli fa ad un altro sovrano leggi la storia di Trieste.

Quando leggi dei paesi bruciati tanto tempo fa la mente corre ai paesi partigiani piemontesi ma anche carsolini e istriani incendiati dai nazisti fra il 1943 e il 1945, ma quando invece leggi di Maillot giovane fuggiasco da orribili episodi che nessuno voleva sentire, che ricorda gli occhi carichi di disprezzo della gente che li aveva ospitati, vedi proprio la storia degli esuli istriani che fortunosamente erano riusciti a lasciare l’Istria terrorizzati dagli invasori jugoslavi ma per fortuna ancora vivi, e che a Bologna sulla via dei campi profughi erano stati assaliti dai comunisti italiani perché ritenuti superficialmente dei codardi fascisti che scappavano dal comunismo.

Ho apprezzato l’atmosfera di montagna di tanti racconti, e mi sono stupito (ma non troppo) a leggere dei pregiudizi e delle lunghissime saghe tipiche della montagna di una volta, forse del 1930 quando il libro potrebbe esser stato ambientato.

Mi sono molto piaciuti i tanti colpi di scena arrivati quando meno me lo aspettavo, memorabile fra tutti la scelta finale di Maillot. Come faccio con i libri preziosi, anche questo è stato da me letto e riletto con gran gusto.

Complimenti, grazie!

Fabio

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Infornata di farina – Colle del Forno, Ceresole Reale

10/04/2017

Le perturbazioni della scorsa settimana scaricano tanta neve in quota, cosicché agli inizi di aprile ci capita ancora di sciare su neve fresca. Non e’ certo la farina leggera e gelida dell’inverno, ma noi ci divertiamo lo stesso a curvare sui pendii immacolati del Colle del Forno, al cospetto delle Levanne in quel di Ceresole. Vallone nascosto che si rivela solo all’ultimo momento, quando si arriva ai piedi del Colle Perduto. Vallone che dischiude di solito campi immensi di neve trasformata oppure, come oggi, dune  e dossi rivestiti da una farina che si fa piegare anche sotto gli attrezzi di chi – come me – non è certo un asso nell’arte sciatoria. Nel sole e nel bianco abbacinante troviamo infine la strada del bosco, e la soddisfazione è tale che il tratto a piedi non è neppure così lungo come era parso all’andata.

Grazie agli amici Karin e Paolo che hanno condiviso questo bel momento, dopo quasi un mese di astinenza da sci

Il fuoco e il gelo – Enrico Camanni

07/04/2017

Dai diari e dalle memorie di un tempo Camanni tratteggia tre anni di guerra e tormente sulle Alpi durante la Prima Guerra Mondiale. Una guerra condotta non tanto contro gli uomini quanto contro l’inclemenza dell’inverno e l’asprezza dei monti, che costringe a opere inumane per resistere, difendersi e offendere anche a tremila metri di altezza.

I libro è suddiviso in tre capitoli, con riferimento alle tre tipologie di teatro di guerra: il gelo delle altezze dei tremila della zona Ortles-Adamello, l’asprezza dei rilievi delle Dolomiti e l’assurdo ambente sospeso degli Altipiani. In ogni teatro di guerra alpina traspaiono l’umanità e la fragilità dell’uomo di fronte alla natura impervia, che non fa distinzioni di bandiere e divise ma imperversa con uguale risolutezza nei confronti di italiani, austriaci e tedeschi.

Vi sono scampoli di guerra guerreggiata, soprattutto nel descrivere lo scempio di vite condotto sugli Altipiani, anche se siamo lontani dai macelli del fronte occidentale o delle pianure orientali. A incutere rispetto e timore non è tanto la mitraglia del nemico, quanto la natura stessa dei luoghi. E dalla lotta per la sopravvivenza a volte traspare un barlume di umanità, che impedisce a alpini e jagers di infierire  nella insensatezza di una strage infinita e assurda.

Un bel libro che, attraverso lettere e diari, ci riconsegna eroismi, tenacia e scelleratezza che, pur lontane di ormai cent’anni, ancora riescono a commuovere, sbalordire e fare infuriare sulla inutilità di battaglie e guerre.

“Il fuoco e il gelo” di Enrico Camanni  – Collana “Montagna Leggendaria” del Corriere della sera

 

Le otto montagne – Paolo Cognetti

17/03/2017
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Un romanzo di formazione, intendendo come formazione la crescita del protagonista dalla infanzia fino alla maturità? La narrazione di una saga familiare, narrata dal bambino che vede il padre ascendere alle montagne in una passione forsennata e si fa coinvolgere fino a lasciarlo e poi riscoprirlo una volta che non c’è più? Il racconto di una splendida amicizia tra il ragazzino di città e quello di montagna?

Confinare questo libro in una sola categoria è veramente difficile, perché l’autore scrive in maniera apparentemente lieve ma abbandona semi che sedimentano e germogliano, fino a ricondurti indietro nelle pagine e riprendere vicende e sensazioni sui quali si era passati in leggerezza poco prima.

Nel racconto di una amicizia si insedia la storia di un rapporto profondo con la montagna, che i due ragazzi protagonisti non potranno mai escludere dal loro vivere. Bruno, montanaro doc che dai monti non riesce ad allontanarsi e Pietro, cittadino che fin dall’infanzia trova nei monti fuga dalla asfissia della metropoli e libertà di movimenti e pensiero. E mentre Pietro vagherà per i monti del mondo, Bruno ritaglierà sui monti di casa la sua storia, fino a  che nuovamente le loro strade si incroceranno.

Libro magistrale, da rileggere e conservare, perché contiene molto di più di ciò che si evince da una prima lettura. Leggero e profondo, vola come una farfalla ma pesa come un macigno.

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti – e-book

La neve perfetta – Rossa di Sea

12/03/2017

La fortuna, l’intuito, il caso? che serve a fare una gita splendida? Nel seguito una risposta non la troverete, ma continuate a leggere, per conoscere gli ingredienti della soddisfazione suprema. Era da anni che la Rossa di Sea abitava nel limbo dei desideri. Occorreva una piccola increspatura nei programmi per realizzarla. Un cambio di giornata, un amico che si presta ad accompagnarti e ti insegna la strada, il meteo splendido e la neve eccellente. Neve assestata dal caldo, lisciata dal vento e consolidata dal gelo notturno. Una sciata su velluto che fa dimenticare l’affanno provato allo sbucare all’Alpe Rulè, all’inizio della gita, e poi su per gli ultimi pendii sotto la punta. Che dire se non essere grati per esserci stati? Sembra poco, ma è tutto quel che si può fare.

Un ringraziamento speciale va all’amico Marco “Vettenuvole”, che non ha avuto paura di replicare una gita per farmi compagnia. Qui trovate la sua versione dei fatti.