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Camminare – Tomas Espedal

22/08/2017

Un libro presentato come filosofia del camminare, che in realtà è molto di più e molto di meno. Di più perché tira dentro al suo narrare di uomini illustri come Rousseau e Kierkegaard, che tanto declamano la bellezza e la serenità del camminare. Di meno perché si dibatte in parentesi assai discutibili sulla sanità e sul praticare il cammino. Va bene che camminare è bello, ma per quanto lo si può fare concretamente? L’autore è norvegese, non ha problemi finanziari o di altri doveri, per questo può decidere di partire per un cammino di mesi in Turchia (come ci racconta nella seconda parte del libro) compresa parentesi di sosta prolungata a Istanbul e in altri luoghi lungo la costa. Così è facile, se si è tagliati per questa vita. E poi si avrà materiale per mettere su un libro di viaggio, con raccolta di particolari di umanità varia, e se qualcuno te lo pubblica tirerai a campare ancora per un po’.

Va bene poi infilare e citare a proposito vite e scritti di ottimi altri camminatori. Ma, ripeto, quanto è praticabile? E se non puoi assentarti per mesi o anche solo settimane dal tuo lavoro e dai tuoi doveri, il camminare è e sarà comunque bello, terapeutico, appagante? Spero di sì – per me è sì – ma vorrei trovare qualcuno che mi parlasse del cammino come bellezza in sé, fosse anche solo un percorso di 500 metri, piuttosto che di un moto di fuga dai fastidi di una vita ordinaria. Al momento non ho ancora trovato chi scrive di questo. Cerco ancora, però.

“Camminare” di Tomas Espedal – Ponte alle Grazie

Caselle Torinese, 22 agosto 2017 di ritorno da nove bellissimi giorni in Germania, ritroviamo antichi usi e nuove energie

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Camminavamo a testa alta – Emanuele Bella

21/06/2017
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a testa altaLa testa da tenere alta è quella di contadini, artigiani e abitanti della Langa di quaranta anni fa, che Emanuele Bella ha visto da bambino e ragazzino al seguito dei genitori impiegati presso i vari uffici postali. Carattere aperto e indole curiosa avvicinano l’autore a un mondo di pastori, contadini, artigiani che pezzo dopo pezzo adattavano il mondo alle loro necessità, sempre con il rispetto verso il prossimo che è una cifra costante nell’animo di chi vive a contatto con la natura.

Storie liete e meno liete, venate da una sottile malinconia nel constatare la scomparsa progressiva di un mondo di persone  e un universo di saperi visti come un passato lontano, al quale ci si rivolge con nostalgia ma che in fondo, decidendo di non volersi più “sporcare le mani” con i nudi elementi, ci si rassegna a perdere poco alla volta.

E così si sorride e ci si commuove alle vicende della coppia di contadini, del veterano dell’Indocina, del fabbricante di botti, del capotreno che perde letteralmente il treno da sotto i piedi, delle intrepide maestre di scuola e dei parroci bisbetici incontrati via via dall’autore. Un mondo andato, che non aveva paura di fame e sete e che è stato sconfitto dall’alluvione delle cose inutili.

“Camminavamo a testa alta” Di Emanuele Bella Baima e Ronchetti

Caselle Torinese, 21 giugno 2017. Solstizio d’estate rovente e senza speranza di fresco

L’envers del Soglio – salita da Sparone

07/06/2017

Dovevo arrivare e superare il mezzo secolo per scoprire il più interessante e vario itinerario per salire al Soglio. Eh sì, perché da Sparone si lascia l’auto in corrispondenza di un masso erratico sovrastato da un pilone votivo (e già ci sarebbe da raccontare sui culti delle pietre e relative “cristianizzazioni”) e poi si parte per una mulattiera sontuosa che porta ad Aia di Pietra, un nome che è un programma di chiese sulla roccia, campanili come torri, case del seicento chiuse da portali intarsiati. Si prosegue in una faggeta fresca di primavera fino alle borgate di Appiator, in cui decine di case sono strette da presso dal bosco di faggi e frassini. Suggestivo, desolante, inquietante. Unica compagnia le effigi di santi e madonne dipinte sulla decina di piloni votivi che costellano il percorso. Affreschi che proprio ad Appiator raggiungono l’apoteosi in ben due gruppi di Madonna e Santi, uno in piena luce e colorato, l’altro in ombra in uno stile bicromatrico molto “moderno”. La mulattiera diviene poi sentiero e si inoltra su per una dorsale che un tempo era un unico pascolo, fino alla chiesetta di San Bernardo di Sparone (da non confondere con San Bernardo di Mares, a ognuno la sua!!)

Dalla chiesa si prende il sentiero che va ad affacciarsi sulla pianura, e poi lo spallone dell’Alpe Calus e si arriva sul Soglio. Davvero, un itinerario che è una galoppata nel tempo che si è fermato ed ha avuto ragione della montagna. Suggestivo, desolante, particolare.

Pandora – Licia Troisi

05/06/2017

Colto da curiosità e voglia di capire mi lancio nella lettura di un fantasy per ragazzi tinto di dark, per l’appunto questo libro di Licia Troisi.

Che dire, dopo essere arrivato alla fine? Che la storia non è male: una ragazzina dark diviene una zombie e deve catturare sei demoni usciti da una scatoletta. Ad aiutarla ci sarà un altro ragazzino, che però ospita il più malvagio di questi demoni…

Insomma, ci sono gli ingredienti per tirare avanti una saga di almeno altri 5 volumi (uno per ogni demone) e sembra che sarà proprio così.

Ma, al di là della storia, non mi convince la struttura di questo libro, in cui capitano eventi a ripetizione assai simili uno all’altro. E poi, leggendo qui e là tra le righe, si ha come l’impressione di aver già letto, già visto, già pensato.

Scritto bene, con linguaggio semplice e pulito, ma da un tale successo letterario mi sarei aspettato qualche spunto in più. I casi sono due: o lasciare perdere la Troisi o leggere qualche altra cosa di suo, per avere conferme e smentite. Per ora prevale la prima strada: largo ad altri autori!

 

“Pandora” Di Licia Troisi – Mondadori

Caselle Torinese, 04 giugno 2017. Temporali rompono l’inizio dell’estate, ma si attendono giorni bollenti

L’Uomo Selvaggio, antropologia di un mito – Massimo Centini

21/05/2017

copertina_uomo_selL’Uomo Selvaggio è un mito che si aggira instancabile per l’arco alpino: timido, sfrontato, gran lavoratore, burlone, insidiatore di fanciulle, maestro nell’arte casearia, pronto a condividere il suo sapere con gli uomini ma permaloso al punto di sfuggirli non appena sente aria di burla, di scherzo o di sberleffo. Un mito così permeante che – soprattutto nel mondo di parlata francese e tedesca – esistono parecchie raffigurazioni e leggende legate a questo strano personaggio. Massimo Centini, da studioso di razza, non si limita a esporre una sequenza di leggende, miti e immagini relative all’Uomo Selvaggio, ma ne delinea uno studio antropologico, ovvero cala questa figura nei contesti sociali e culturali del Medio Evo, stagione nella quale il mito si evolve e riveste di caratteri specifici. Abbiamo allora i richiami a miti più antichi, legati alla divinità silvane dell’olimpo pagano, e alla contrapposizione tra Natura e Civiltà, ovvero (con l’avvento del Cristianesimo), tra Pagano e Cristiano.

E così l’Uomo Selvaggio si esilia spontaneamente ai bordi della cosiddetta Civiltà, nella quale farà comparse occasionali (e rituali, se pensiamo alle rievocazioni di alcuni carnevali alpini). Civiltà che purtuttavia lo rimpiangerà, soprattutto ora nelle città caotiche e alienanti.

Non solo folklore, quindi, ma un mito che è forse desiderio di un vivere più legato ai ritmi della natura, natura alla quale siamo stati scollegati dall’avanzare del progresso.

Come sempre, nei curatissimi Quaderni di Cultura alpini redatti da Massimo Centini, sono sorprendenti l’apparato iconografico  e la messe di note e approfondimenti a margine che rendono il testo ricco di spunti di riflessione.

“L’uomo Selvaggio – antropologia di un mito della montagna”  Di Massimo Centini

Quaderni di cultura alpina/Priuli & Verlucca, editori

 

Caselle Torinese, 21 maggio 2017. Venerdì freddo e piogge torrenziali, sabato tiepido e domenica splendida di sole e erbe tagliate. Primavera domina!!

Maillot a Volpiano – 24 maggio ore 21

15/05/2017

Dopo il piacevole pomeriggio a Orbassano l’ispettore Maillot ritorna in Canavese, più precisamente a Volpiano, dove sarà ospite della biblioteca comunale. A introdurre la serata ci sarà Gaspara Paietta, mentre gli amici dell’associazione Toto leggeranno qualche brano del libro.

Ci si vede allora mercoledì 24 maggio, ore 21, alla Biblioteca Comunale in via Carlo Botta 26, a Volpiano.

Non mancate (e date anche uno sguardo agli incontri del 17 e del 30 maggio, si preannunciano interessanti!!)

Maillot a Orbassano – venerdì 12 maggio ore 18

07/05/2017

In occasione del “Maggio dei Libri” l’ispettore Maillot si reca in missione alla biblioteca di Orbassano (via dei Mulini, 1) dove vi attende numerosi.

Non mancate!!