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La piola racconta – libri e scrittori a spasso per Borgo Vittoria

10/05/2018

Che succede se si chiede agli amici scrittori, passati negli anni nel salottino della Piola Libreria di Catia, di scrivere un racconto basato sulla piola, su Borgo Vittoria o sulle atmosfere della Torino di periferia? Capita che viene alle stampe una antologia di racconti, poesie, canzoni e anche una ricetta. Cento stili diversi, tutti accomunati però dalla simpatia e dall’affetto nei confronti di Catia e Stefania, le due anime della Piola, che, a seconda dell’estro dell’autore, assumeranno la parte delle consolatrici, delle rimediatrici di danni, e anche – in un solo caso – di efferate assassine.

Un libro da leggere per afferrare le mille voci di una Torino che scrive, magari senza tante pretese di notorietà, ma che comunque sa tirare fuori un’anima – e, spesso, una lacrima – dalla bieca periferia dove si suppone non accada mai nulla e invece si rivela un luogo più vivace e vero di un centro ciarlatano e sofisticato.

“La piola racconta – libri e scrittori a spasso per Borgo Vittoria”

Editrice Tipografia Baima e Ronchetti

Caselle Torinese, 10 maggio 2018. Fresche sere quasi estive, inaugurate da nuvole che viaggiano alte in cielo

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Il disertore – Siegfried Lenz

01/05/2018
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Di questo libro me ne parla un caro amico. Mi incuriosisce e così lo leggo. L’autore per me è un esimio sconosciuto, eppure figura tra i maggiori scrittori tedeschi contemporanei. Il che significa che devo rinfrescarmi un po’ sulla scrittura contemporanea a nord delle Alpi, Scandinavia esclusa.

Paludi tra Russia e Polonia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Un gruppetto di soldati tedeschi presidia un fortino lungo una ferrovia. Si capisce che per la Germania la guerra è orami perduta, e le giornate si consumano in uno stillicidio di giorni banali inframezzati da eventi tragici. La morte per mano dei partigiani è in agguato, e il soldato Walter Proscha, capitato per caso in quel fortino, si rende conto di desiderare ardentemente la fine della guerra. Un po’per convincimento morale, un po’ aiutato dal caso – l’occupazione del fortino da parte dei partigiani russi – diserterà dall’esercito tedesco e si unirà al “nemico” per portare il suo aiuto ad abbattere la “cricca” che lo ha condotto in una assurda guerra nelle paludi. Terminata la guerra, tuttavia…

Bellissimo libro sui turbamenti intimi di un soldato semplice. C’è pochissima politica nei ragionamenti, ma emerge il desiderio di farla finita con una situazione disumanizzante che depreda il cuore degli uomini e li rende oggetti nelle mani di cricche anonime e latri meccanismi. Nel libro non avviene nulla di eclatante o raccapricciante (stragi, esecuzioni di massa, battaglie epiche e sconfitte laceranti), ma  a portare Walter a disertare sarà lo stillicidio di piccoli eventi, ingiustizie, soprusi e avversità. Purtroppo, terminata la guerra, dovrà confrontarsi con la sua coscienza, che ancora non lo lascerà in pace…

 

“Il disertore” di Siegfried Lenz – Neri Pozza

Caselle Torinese, 01 maggio 2018. Altalena tra giornate luminose e piogge uggiose. Così è la primavera, per fortuna!!

Il popolo delle rocce – Giorgio Inaudi

06/01/2018

popolo_rocceIl sottotitolo “Vita, vicende e vicissitudini in un villaggio di alta montagna” riassume ancor meglio il contenuto di questo simpatico libretto che racchiude appunti e racconti relativi agli abitanti di Balme, ultimo paese abitato della Val d’Ala, una delle valli di Lanzo.

L’isolamento protratto per più mesi all’anno, la natura impervia che consente di coltivare poche manciate di terreno, i lunghi inverni di freddo e gelo, la vita stentata a un passo dalla povertà hanno forgiato nei secoli la natura degli abitanti tanto da farne una “razza” assai diversa da altre comunità che pur hanno popolato e popolano le vallate alpine. Per questo il titolo di “popolo delle rocce” è adatto ai balmesi, perché proprio e solo dalle rocce sembra che traggano il necessario per vivere. Cacciatori, contrabbandieri, emigranti per necessità, guide alpine di successo: nei racconti di Inaudi troviamo tutti questi caratteri, e altri ancora, che ci fanno apprezzare la tempra eroica di coloro che, pur al cospetto di una natura ostile e grama, per secoli sono riusciti a tenere duro e non mollare centimetri di terra e di sole. Salvo poi migrare verso la pianura torinese non appena si creano opportune condizioni di lavoro e sistemazione. Eppure questo libro testimonia l’attaccamento dei balmesi alle loro tradizioni, e costituisce da un lato un vademecum per non scordare il passato (tenuto vivo da una tradizione orale e famigliare molto forte e sentita), e dall’altro è quasi un manuale per un futuro consapevole, a uso di prossime famiglie che vorranno insediarsi nuovamente nei territori alpini. A corredo del libro belle e interessanti fotografie di momenti di vita e squarci di paesaggio, dalla fine dell’800 ad oggi.

 

 “Il popolo delle rocce” di Giorgio Inaudi – Editrice il Punto

Caselle Torinese, 06 gennaio 2018 – si preparano giorni di pioggia in un gennaio tiepido

Il sentiero degli dei – Wu Ming 2

17/12/2017

Il pretesto del camminare è recarsi da Bologna a Firenze sulle proprie gambe, per ribadire che non sempre la velocità – soprattutto se è “Alta” – è necessariamente un beneficio di cui l’uomo moderno non può fare a meno. E’ per questo che l’autore, stimolato dal amico escursionista, si mette in cammino senza particolari esperienze di trekking. Cammino che attraversa luoghi cosparsi di storia, a partire dalla Via Flaminia Militare, strada romana dal tracciato incerto e dibattuto, passando per le vicende belliche della Linea Gotica per finire agli scempi degli scavi dell’Alta Velocità, emblematica vicenda della ingordigia di imprenditori senza scrupoli collusi con politici e controlli a dir poco evanescenti. Dopo il primo giorno l’autore rimane da solo, ma non per questo rinuncia al cammino. Perché è ben vero che in due a camminare ci si diverte, ma da soli si “sentono” più cose. E così si arriva a Firenze, carichi di polvere, fatica, sensazioni e la speranza in una umanità che esiste e resiste, nelle frazioni dell’Appennino, assai poco incantata dalle promesse della connessione e del primato del più veloce.

 “Il sentiero degli dei”  Wu Ming 2 –  e-book

Caselle Torinese, 17 dicembre 2017 – sereno e freddo, si potano piante per rinvigorire, contenere e progettare nuovo verde

In principio era la pietra – Piercarlo Jorio

10/12/2017

principio era la pietraChe attinenza ci può (ancora) essere tra i segni lasciati sulla roccia e quanto riportato sul legno di marche da burro, collari per il bestiame, campanacci, armadi, posateria di un mondo rurale e alpino che è ormai scomparso?

Quale potrebbe essere stato il passaggio – se ci è stato – tra l’incisore neolitico, il pagano alle soglie del cristianesimo e la stirpe di pastori che fino agli inizi del ventesimo secolo hanno perpetuato, elaborato, copiato segni e simboli che risalgono alla notte dei tempi?

Domande intriganti, alle quali l’autore non fornisce una risposta, ma suggerisce dei percorsi di studio e di riflessione. I rosoni, i denti di lupo, le spirali riportate su oggetti di uso comune sono semplice decorazione, riproduzione di significati ormai perduti oppure contengono ancora un barlume di trascendente che gli esecutori, magari inconsciamente, hanno riprodotto e traferito sugli oggetti? Si trasferisce la sola decorazione, oppure il significato che sta dietro il significante? Se l’ultima risposta è quella giusta, allora il tramonto della cultura alpina presume anche la scomparsa di significati occulti e trascendenti, calati per sempre nell’oblio… Sembra questa la risposta ultima dell’autore, amara constatazione di una sconfitta irrimediabile dell’ignoto a fronte della nuda certezza di una mente razionale, arida, sterile e sempre battuta di fronte al punto interrogativo di ogni singolo esistere che finisce.

  “In principio era la pietra” di Piercarlo Jorio – Edizioni EDA

Caselle Torinese, 10 dicembre 2017 – cieli coperti e nevi alpine, ma qui non cade nulla

Prima neve in Canavese – da Pont al Berchiotto

06/12/2017

pilone_raieCade la prima neve in Canavese, e l’idea originaria sarebbe quella di andare a Punta Cia. Poi, salendo verso Cuorgnè, passa una idea alternativa: riscoprire l’antica mulattiera che da Pont Canavese portava al Berchiotto, nel sole di Frassinetto. Per fortuna in auto ci sono anche gli scarponcini da camminata… una veloce revisione dello zaino e si parte. Oltrepassato il Soana sul ponte dell’asilo si attraversa la frazione Oltresoana e poi inizia il sentiero segnalato che conduce a borgata Raie, immersa nella neve. Siamo a poca distanza da Pont, ma il silenzio è incredibile. Poco più in alto tracce di passaggi numerosi… cacciatori? La mulattiera si inoltra nel gelido vallone che custodisce il Ponte del Bigio, in ferro e cemento, slanciato su un rio che scorre tra massi enormi. Neve sulle piante, aria gelida: qui il sole non arriva. A tenermi compagnia ci pensano le decine di piloni votivi, con il corollario di santi e madonne ingenui e rassicuranti. Poco oltre il ponte si risale verso Frassinetto, al sole. Incrocio un cacciatore alla posta sul sentiero e poco dopo sono alle prime borgate di Frassinetto. Gorlai, San Domenico, il Colletto, Trucco e infine Berchiotto: un tripudio di sole dopo il freddo del vallone sottostante. Il tempo d sgranocchiare qualcosa e di sbinocolare Arbella, Soglio e Quinzeina, e poi ritorno in giù, verso il freddo. Per fortuna il sole ha scaldato l’aria, e anche giù al ponte sembra quasi si stia meglio… però il sole caldo è un’altra cosa!! Ancora due parole al cacciatore, stoicamente fermo sulla sua piazzola, e in breve sono a Pont, al gelido parcheggio. Via, verso le luci del pomeriggio a Cuorgnè ed oltre. Gite in luoghi ricchi di ricordi di tempi andati, magari più amari ma certo meno forsennati di quelli attuali. Punta Cia e il colorato carnevale di sciatori sarà per un’altra volta!

Maillot a Rodallo – 30 novembre ore 21

20/11/2017

Dalla trasferta in Torino Maillot rientra nel cuore del Canavese: giovedì 30 novembre alle ore 21 sarà ospite del C.A.R.C. di Rodallo, in piazza Santa Croce 1.

Non Mancate!!

P.S.: siete mai stati a Rodallo? No? Neppure noi. Sarà allora l’occasione per scoprire un nuovo angolo di Canavese!!