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Verso un nuovo mattino – Enrico Camanni

21/02/2020

Autunno 1972: un manipolo di alpinisti torinesi, guidati da un visionario Gian Piero Motti, apre sulle rocce del Caporal, a valle di Ceresole Reale, la via “Tempi moderni”. E’ l’inizio del Nuovo Mattino, movimento di pensiero che scuoterà l’ambiente alpinistico dapprima torinese e poi italiano. Una via che non conduce da nessuna parte diversa da un prato. L’epopea della lotta con l’alpe, della conquista della vetta (meglio se inviolata), della fatica e del pericolo visti come sublimazione dell’azione nel mondo della montagna subiscono un duro colpo. I nuovi scalatori sono scanzonati, irrispettosi, abili e bravi da morire. Usano scarpe da ginnastica, pantaloni strappati e fasce nei capelli.

Maggio 1975: sul Gran Mantì, in Francia, muore di freddo e sfinimento Danilo Galante, uno dei migliori arrampicatori del Nuovo Mattino. E’ la fine della spensieratezza e della gaiezza iniziale. I “nuovi” scalatori sono messi di fronte al fatto che in montagna comunque si muore, anche in falesia, anche arrampicando al sole.

Enrico Camanni ci accompagna attraverso al storia e il pensiero del Nuovo Mattino, movimento che esaurisce la sua parabola nel giro di tre anni, ma il ci messaggio di pensiero va ben oltre e arriva fino ai giorni nostri. Dagli anni ’70 ad oggi ne sono successe, di cose, nel mondo dell’alpinismo. Arrampicata sportiva, gare, uso di nut, friend, bong, spit, gite plaisir e arrampicata trad: di tutte queste sfaccettature Camanni è stato partecipe, dal punto di vista privilegiato di giornalista della “Rivista della Montagna” prima, e come direttore di “Alp” dopo. Ha conosciuto e arrampicato con buona parte dei protagonista di queste differenti fasi evolutive, e si compiace di presentarceli e inquadrarceli storicamente in questo saggio che è un piccolo compenio di ciò che è stato dagl anni ’70 ad oggi.

Ed oggi, che resta delle utopie di un tempo? Ben poco, purtroppo. Emblematiche sono le parole di Eva Grisoni, arrampicatrice di punta di questi anni, quando deplora la mancanza di ideali della gioventù arrampicatoria di oggi.

Finale amaro? Magari no, perché Camanni ci parla di un tessuto di uomini, donne  e comunità che è ancora vivo e recettivo. Semplicemente, non appare, non è in rete, non si interessa della politica, la lascia parlare per invece fare. Quindi, forse, c’è ancora speranza, di arginare male e indifferenza. Basta volere, e cercare.

”Verso un nuovo mattino”

Enrico Camanni

Editori Laterza

Caselle Torinese, 20 febbraio 2020.  Infinito tiepido inverno farlocco, senza neve e pioggia

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