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La pancia della miniera Brunetta

30/05/2019

Bisognerebbe più spesso seguire la pancia, o il cuore, a seconda di dove si pensa che abiti lo stimolo a scegliere il primo impulso che ci fa uscire di casa e seguire la pista rossa. Così se anche il meteo non è dei migliori e a Caselle pioviggina prendiamo la strada delle valli di Lanzo.  A Lanzo non piove più, a Cantoira il cielo sembra quasi più chiaro, a Vrù le nuvole rivelano squarci di quasi sereno.

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La montagna è ricoperta dal verde tenero di milioni di foglie appena germogliate e risonante dei ruscelli gonfi di acqua.

La prima sosta è a Rivirin, per fotografare Mole Antonelliana e Torre di Pisa. La mulattiera diventa sentiero, superiamo la discarica della cava di calce, la fontana dei minatori e la croce di un minatore morto negli anni 20. Qui, facendo il punto carta ci accorgiamo di aver mancato il sentiero che saliva direttamente verso la cappella di S.

Domenico, la nostra meta finale. Poco male, faremo il giro al contrario passando prima alla miniera della Brunetta e poi cercheremo il sentiero che da lì conduce verso San Domenico.

Arrivare tra le nuvole, nel silenzio totale, in un luogo che un tempo risuonava di scoppi, schianti e sbuffare di macchine lascia sempre un poco basiti e stralunati. Fotografiamo i carrelli del talco, il piccolo locomotore che li trainava,  i depositi degli attrezzi e il locale macchine dove stava il generatore per pompare aria nei cunicoli ora sbarrati.

Nuvole basse coprono le cime delle montagne a poche centinaia di metri sopra le nostre teste. Seguiamo le indicazioni per il lago di Monastero e arriviamo in un pianoro

disseminato di cumuli di spietramento. I segni del CAI si perdono, ma individuiamo una traccia evidente che ci porta su una cresta, da dove occhieggia un grosso pilone votivo. Lo raggiungiamo e ci fermiamo a riprendere fiato alle baite colossali di Inversetti. Da qui, se la carta non mente, scenderemo a superare un rio e poi ci troveremo a poca distanza da S. Domenico.

Unica indicazione è una sequela di segni blu, intervallati dalla misteriosa sigla G.M., che porta esattamente dove vogliamo andare. Scendiamo in un valloncello e ne risaliamo in leggera pendenza il lato opposto, fino ad arrivare alle case della Drà. Ecco che in questo istante parte uno scroscio di pioggia, ma per fortuna la porta di una stalla di apre e rimaniamo sull’uscio in attesa che passi. E infine, cessato il diluvio durato pochi minuti,  in due salti siamo al pilone che segnala il grande sentiero che sale da Lities, e dopo pochi minuti dalla nebbia sbuca la sagoma bianca di San Domenico.

Rieccoci, finalmente!!

Nuvole basse, aria umida, eppure siamo contenti. Attorno solo silenzio.

Spuntino veloce e scendiamo per l’evidente sentiero che porta a Lities. Valloncelli erbosi, macchie di bosco, baite sparse. Il fondovalle appare, laggiù in basso, con i condomini di Cantoria.

Lities arriva al termine di un bosco, immerso nel verde. Non un’anima sulla strada.

Da Lities a Vrù c’è ancora una mezz’ora di sentiero, la Vi’ d’ Micula. Saliscendi nel bosco, squarci di paesaggio tra le piante, Santa Cristina occhieggia dal versante di fronte. E infine, piedi umidi e animo sereno, siamo di nuovo a Vrù. Con buona pace della nostra pancia, che ha avuto ragione a farci uscire di casa e metterci sulla strada.

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