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Sentieri di Bracchiello

15/03/2019

Rocca Moross tra il fumo degli incendi

E’ da un po’ di tempo che non giro più per monti. Vuoi per altri impegni, vuoi per non subire la visione di monti secchi e inariditi da un inverno così asciutto che gli sci sono rimasti in cantina a stagionare.

Il ritorno ai monti avviene sui sentieri dietro casa, in luoghi vicini eppure inesplorati. Bracchiello, in Val di Lanzo. La strada tra Ciriè e Lanzo è invasa dal fumo degli incendi che divorano i boschi di Cafasse, Givoletto e Corio. Altro segno di un clima che sta cambiando, e che mostra il alto oscuro di forze arcane scatenate dall’uomo e prive di logica e pietà.

Un caffè a Pessinetto riconcilia con l’umanità, attraverso l’animata giocondità di due ragazzini che si preparano per andare a scuola. A Bracchiello lasciamo l’auto nel piccolo parcheggio ancora in ombra. Rifornimento di acqua alla fontana presso al chiesa, e si parte per il sentiero 261, rimesso a nuovo dal CAI di Lanzo.

Ho sempre amato questi sentieri di collegamento che corrono a mezza costa sulle pendici dei monti. Saliscendi moderati e la possibilità di osservare sia il alto a monte che il dirupo verso valle. Qui i castagni sono ancora padroni della montagna. Di fianco a giganti spossati sorgono nuove ceppaie, e tra tutti tengono a bada il sottobosco.

Una barra rocciosa è superata con una imponente scala in pietra, parte intagliata e parte costruita a secco. Commovente, nella parte bassa, la presenza di una “posa”, sorta di mensola in pietra dove ci si fermava a poggiare il carico che gravava sulla schiena e quindi rifiatare.

Monti di Voragno, ovvero gruppo di case in parte restaurate, posto in una conca soleggiata raggiunta da una pista forestale. In giro nessuno, eppure si sente che la borgata è ancora viva. Da qui inizia la salita a Santa Cristina, per un sentiero ben segnato che zigzaga in una faggeta ben tenuta. SI vede che i boschi, qui, sono ancora ben diretti e gestiti.

L’arrivo a Santa Cristina è sempre emozionante: dal foto del bosco ci si ritrova proiettati su una guglia a picco su due valli. La vista è impagabile, con la carta in mano si studiano nuove gite e scoperte.

C’è tempo per uno spuntino e per far asciugare la camicia al sole. Sole che ha una tinta gialla inconsueta, a causa del fumo degli incendi boschivi.

In discesa verso i Monti sbinocoliamo il versante di Voragno, alla ricerca di tracce di una antica miniera di talco. Individuiamo una possibile discarica e infine un insieme di muri in pietra molto importanti. Decidiamo che là è la miniera, e quella sarà la nostra prossima meta.

Ciò che dall’alto si vedeva bene, dal basso è assai difficile da individuare. Un po’ di fiato e di fortuna ci portano sull’antico sito minerario. Muri che sostenevano una teleferica, un falsopiano e siamo all’imbocco dell’unica galleria, invasa dall’acqua. Lavori abbastanza modesti, anche se c’è tutto ciò che fa una miniera.

Prelevato qualche campione di talco, scendiamo di nuovo ai Monti, dove pranziamo distesi al sole e riparati dal vento.

Poi è ora di rientrare, ma decidiamo di cambiare strada e seguire il sentiero 260, che ci porterà a Voragno –forse – con un giro più largo.

Dopo qualche minuto ci compiacciamo della scelta di allungare il percorso. Siamo immersi in una faggeta bellissima, costellata di case coloniche ormai abbandonate.

A poca distanza dal sentiero troviamo due cippi commemorativi di due cacciatori, morti entrambi da queste parti. Mi chiedo se il luogo di presti a tali fini terribili: siamo in auna faggeta molto ariosa, su un versante non troppo scosceso. Sarà, nessuno sceglie dove e come morire, ma fare una brutta fine qui mi sembra assurdo.

Il sentiero prosegue, arrivati alle Case Belfè diventa strada sterrata e poco dopo inizai a scendere precipitosa su Bracchiello. Una sosta alla cava a prelevare campioni di tremolite, e siamo all’auto.

E’ stata una bella gita di esplorazione di sentieri ignoti, in un ambiente piacevole di bosco e montagna.

Ci resta però una inquietudine di fondo, derivata dall’avere constatato l’esagerata aridità del sottobosco: durerà a lungo tutta questa bellezza? Verrà qualche piromane criminale a rubarcela, solo per il suo effimero momento di gloria nascosta?

Non sappiamo che rispondere, ci godiamo il sole caldo e con calma ci avviamo al ritorno a a casa

 

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