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Botte da orbi a Oriente – tentativo al Bernina

03/09/2017

Bernina

Metà luglio, tempo per 4000. Andiamo a curiosare a Est, con l’idea di portare piedi e testa sul Bernina, il più orientale dei 4000. Lungo viaggio in auto fino a Campo Moro, in Val Malenco, e ancor più lunga salita verso il rifugio Marco e Rosa, dove pernotteremo. Si comincia scendendo parecchio per poi rimontare in un bosco fresco, ma nel caldo atroce, tanto che l’arrivo al rifugio Carate Brianza è festeggiato da una birra fresca. Dopo il Carate il panorama si apre grandiosamente, rivelandoci il rifugio Bombardieri. Ghiacciai, morene, montagne dirupate per tutti i gusti. Anche la Bombardieri vale la pena fermarsi, per salire poi al passo Marinelli e di qui mettere piede sulla Vedretta di Scerscen Superiore. Dopo ore di cammino siamo sotto il rifugio, ma non è finita, anzi, le tribolazioni sono all’inizio. Si può scegliere tra un canale nevoso ripidissimo o una ferrata di cui non vediamo l’attacco. In ogni caso, occorre intanto passare su un pendio di ghiaccio nero decisamente poco simpatico. Stefano e Jean-Pierre, che ci precedono, piegano verso la ferrata e noi li seguiamo. Ginnastica spossante, soprattutto dopo ore di cammino, e siamo al Marco e Rosa. Rifugio strapieno, dormiremo nel locale invernale. Cena Buona, ma mi sento assai maldisposto per l’indomani, anche se il dislivello è contenuto sono poco rilassato. Notte insonne o quasi, colazione e si riparte. Pendio nevoso fino alla cresta di rocce, e qui esce un vento furioso che raffredda alquanto le velleità di tutti. In più, il cammino si rivela più complicato del previsto: i pendii nevosi che consentivano di aggirare molti salti non ci sono più, e allora si tratta di arrampicare su un buon terzo grado con i ramponi e il vento addosso. Faccio qualche metro, poi mi fermo. Oltre non vado, lascio agli amici la scelta di proseguire o meno. Conciliabolo, poi tutti scendiamo. Arrivederci Bernina, stavolta ti guardiamo da sotto. Però non è finita: c’è ancor ail famigerato canale che ci aspetta. Due chiodi da ghiaccio risolvono il passaggio più ostico, e poi è discesa infinita e penosa fino al Bombardieri, dove decidiamo di dormire per spezzare il ritorno a casa. Finalmente un letto, finalmente niente vento, finalmente un pomeriggio tranquillo a centellinare vini della Valtellina e gironzolare in attesa della cena. Cena,altra dose di sonno e si riparte per la valle. Sentiero lungo  lunghissimo a scendere. Dal Carate ci immergiamo in un ma re di nubi suggestivo che ci riporta a Campo Moro. E qui, spalle scariche e sandali ai piedi, si festeggia comunque una tre giorni tra monti fantastici, vento e rifugi. Torniamo senza la punta, ma con immagini bellissime negli occhi e vento e neve sulla schiena. Arrivederci, Val Malenco.

Grazie agli amici Beppe, Jean-Pierre e Stefano con cui ho condiviso i passi in questi tre giorni

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One Comment leave one →
  1. 09/09/2017 10:05

    oh cavolo mi spiace che vi sia andata così così. Ma il meteo cambia molto le condizioni dell’alta quota.
    Dai il prossimo anno andiamo a fare la cresta del Pizzo Bianco 😉

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