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Maillot l’ispettore in salsa triestina

24/04/2017
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L’amico Fabio invia un lungo commento a Maillot l’ispettore e io non resisto alla tentazione di pubblicarlo integralmente. Sono un po’ geloso, perché sembra che conosca l’ispettore meglio di me!

Caro Gianpaolo,

ho apprezzato infinitamente “Maillot l’ispettore“, non avresti potuto farmi regalo migliore per S. Nicolò.

Il tuo primo libro si svolgeva ad alte quote, il secondo un po’ più in basso, e questo pare svolgersi nel fondovalle, ma la mente va spesso ai monti dov’è l’origine di tanti eventi.

Davvero simpatica e indispensabile la cartina geografica di Daniela Annetta, consente al lettore di non perdersi ed offre un filo conduttore fra i tanti luoghi dove Maillot si trova ad indagare.

 

Intrigante la collocazione storica: dai (pochi) particolari (ferroviari, come sai sono un ferroviere) probabilmente la vicenda si svolge negli anni ’30, perfetti per ambientare gialli (Agatha Christie insegna).

Ho apprezzato tanto il duplice piano in cui si svolgono le vicende, da una parte tanti piccoli episodi apparentemente staccati gli uni dagli altri, dall’altra il grande libro della vita di Maillot. Il collante del grande libro sono la sua amicizia con Krane, la sua storia con Genevieve e più tardi le amicizie col Lupo, con Elodie e con Martignol. Tutte bravissime persone, inserite in ambienti diversi ma tutte con trascorsi non molto diversi da quelli di Maillot. Sullo sfondo, le periodiche frequentazioni con Herr Knauff, il farmacista Krimm e il medico legale.

Maillot e Genevieve sono descritti in modo da catturare subito la simpatia. Entrambi condividono la stessa serietà e la stessa cocciutaggine, spinta dalla curiosità positiva simbolo di intelligenza, di guardare in fondo alle cose. Il primo è mostrato umano, con le sue debolezze verso i pasti abbondanti e ben innaffiati e lo sforzo sui sentieri sempre troppo ripidi e troppo lunghi, la seconda pur quasi antipaticamente troppo intelligente e scaltra è resa simpatica dalle battute acute e stimolanti e dal non dare tregua al suo interlocutore (tuttavia non vorrei fare baruffa con lei!). Due persone così affini non avrebbero potuto che finire sposati, e purtroppo la loro storia è finita un po’ troppo presto, ne avrei letto volentieri ancora un paio di episodi.

Nessun episodio del libro è sottotono, mi sono scervellato per trovarne qualcuno un po’ più annacquato degli altri. Quale è il migliore? Panico, tutti sono migliori! Ma, piano e bene, vediamo in base a quali criteri.

Criterio 1: la tensione tipica del libro giallo e le situazioni pericolose. Maillot e la casa in collina (con episodi che ti fanno stare alla poltrona come se fossi seduto sulle spine), Maillot incontra il Lupo (fantastica la descrizione della sua calata verso il fiume), Maillot e il ritorno dell’eretico sono le storie più avvincenti.

Criterio 2: il mondo alpino e la perduranza di avvenimenti svolti tantissimo tempo fa. Una storia è più bella dell’altra, Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza, Maillot in vacanza con signora, Maillot torna a Lebrun, Maillot e il ritorno dell’eretico.

Criterio 3: la crudeltà della vita: Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot e i due morti felici, Maillot si fidanza (sembra), Maillot torna a Lebrun, Genevieve prende il treno, Maillot incontra il Lupo.

Criterio 4: la saggezza e l’umanità che si imparano da certi episodi, per cui è più giusto sistemare le cose dal punto di vista umano anzichè dal punto di vista delle regole. Maillot e l’ospizio di Lebrun, Maillot in vacanza con signora, Maillot e il ritorno dell’eretico, Che combina, Maillot? Forse sulla base di questo criterio mi sarebbe piaciuto se il moro di Maillot e la miniera di Demiclette fosse stato lasciato andare.

Ho poi colto una assonanza fra alcuni aspetti storico-etnici del libro, del tuo Piemonte e della mia regione (che non è il Friuli-Venezia Giulia in cui sono stato inscatolato ma è il Litorale di epoca austro-ungarica, che da Tarvisio scende per le alpi Giulie lungo l’Isonzo, e attraverso Trieste e il Carso arriva fino a Pola e al Quarnero dove senti odore di Dalmazia; vi si parla il tedesco, l’italiano, lo sloveno e il croato).

Quando leggi “Maillot l’ispettore” con i suoi nomi e toponimi francesi e tedeschi, pensi subito al Vallese, ma indubbiamente si tratta della trasposizione del Piemonte e della val d’Aosta. Eppure anche qua c’è la vicinanza di nomi e toponimi in lingue diverse. Quando senti di popolazioni venute da oltre i monti, la cosa è successa anche qua con l’arrivo dei croati dapprima sotto Carlo Magno e poi, insieme agli sloveni, per riempire queste regioni svuotate dalla peste del 1600. Quando nel libro leggi della diffidenza che gli abitanti di Saint Jacques hanno verso i selvaggi dei Freres trovi la stessa diffidenza che i miei genitori hanno verso gli slavi che abitano sopra Trieste, e quando leggi che gli abitanti delle terre alte si erano dati secoli fa ad un altro sovrano leggi la storia di Trieste.

Quando leggi dei paesi bruciati tanto tempo fa la mente corre ai paesi partigiani piemontesi ma anche carsolini e istriani incendiati dai nazisti fra il 1943 e il 1945, ma quando invece leggi di Maillot giovane fuggiasco da orribili episodi che nessuno voleva sentire, che ricorda gli occhi carichi di disprezzo della gente che li aveva ospitati, vedi proprio la storia degli esuli istriani che fortunosamente erano riusciti a lasciare l’Istria terrorizzati dagli invasori jugoslavi ma per fortuna ancora vivi, e che a Bologna sulla via dei campi profughi erano stati assaliti dai comunisti italiani perché ritenuti superficialmente dei codardi fascisti che scappavano dal comunismo.

Ho apprezzato l’atmosfera di montagna di tanti racconti, e mi sono stupito (ma non troppo) a leggere dei pregiudizi e delle lunghissime saghe tipiche della montagna di una volta, forse del 1930 quando il libro potrebbe esser stato ambientato.

Mi sono molto piaciuti i tanti colpi di scena arrivati quando meno me lo aspettavo, memorabile fra tutti la scelta finale di Maillot. Come faccio con i libri preziosi, anche questo è stato da me letto e riletto con gran gusto.

Complimenti, grazie!

Fabio

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