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Lago della Mionda e Colle del Prà – attraverso valli ignote e dimenticate

17/09/2016

dscn5458Annidato nei recessi più remoti della Valle Sacra c’è un lago particolare, il lago della Mionda (o lago Verdassa). Particolare perché circondato da dirupi rocciosi, nei quali si favoleggia si annidino antiche miniere d’oro. In tanti le hanno cercate, e probabilmente nessuno le ha mai trovate. Più prosaicamente, il lago della Mionda era usato nei tempi scorsi come riserva d’emergenza per le condotte energetiche della Trione di Cuorgnè, e infatti il suo livello è stato rialzato con un muro in pietra. Scrutato a lungo nelle carte, era rimasto un luogo a me ignoto. Fino a che, ai primi di questo caldo settembre, non giunge la voglia di portarsi da quelle parti. Ne parlo con l’amico Stefano, che proporne di condire la salita al lago con la traversata del sovrastante colle del Prà e la discesa – infinita – in Valchiusella, a Fondo, dove verrà a recuperarci suo padre Mario. Non serve molto per convincere l’amica Karin a seguirci, e così all’alba ci troviamo ben oltre Fraschietto, intenti a capire dove parte il sentiero per la Mionda. Seguiamo una traccia segnata che ci porta dentro il vallone. Baite diroccate, scampanio di manze lontane, balze rocciose e ripidi prati che cingono i bordi della valle. Dopo diversi falsi allarmi e una traccia sempre più flebile ci affacciamo al lago. Aspetto ruvido ed essenziale, appena ingentilito dalle vacche che pascolano lì attorno. Ai lati i pendii impercorribili che culminano su Giavino e Goiassa, di fronte una serie di prati e cenge che porta ai colli del Prà. Il sentiero è da inventare, seguiamo una esile traccia che ci porta a scoprire un altro laghetto cinto da muri di roccia, e con un ultimo sforzo siamo al Colle del Prà, al cospetto del Monfandì. Tanto era angusto il vallone sottostante, quanto è aperto questo colle, al quale si può salire da tre differenti valli: Valchiusella, Val Soana e Valle Sacra. Meritata sosta mangiativa, poi si scende, sempre a vista e intuito, verso la verdissima conca del Prà.  Quivi giunti, tiriamo il fiato, anche se per poco: l’erba verde e fresca ci illudono che le fatiche siano finite, ma ancora più di mille metri di discesa ci separano da Fondo. Dalla conca del Prà il sentiero è ben segnato e ci accompagna al lago Sucal, un gioiello scavato nella roccia, e al Lago del Creus con le baite megalitiche che lo circondano. Poi è una discesa infinita verso Tallorno, da dove la strada sterrata ci conduce a Fondo. L’ospitalità di Mario ed Elda a Durando ci ritempra le forze necessarie per salire in auto e ripartire alla volta di Fraschietto, dove chiudiamo il nostro anello di spazi e di luce.

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