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Al fondo, proprio al fondo – Monte Granero

04/07/2016

graneroChissà come mai, ho sempre considerato la Val Pellice come una protuberanza minore incastrata tra la Valle Po e la Val Germanasca. Complice una gita eterna al Palavas, tanti anni fa, non ne avevo un ricordo particolarmente felice. Eppure è andando alle proprie convinzioni che si scoprono paradisi nuovi. Come sabato e domenica scorsi, durante al salita al Monte Granero. Si comincia bene, utilizzando il sentiero invece che la mulattiera + sterrata per salire alla Conca del Prà. Così si scoprono cascate di maggiociondoli protesi sul torrente, i resti del forte di Mirabouc, gli enormi antri naturali tra i massi ciclopici di antiche frane. Dal rifugio Jervis si apre la conca del Prà, antico lago glaciale che custodisce alpeggi e pascoli. All’altezza del Piano Sineve due cippi si fronteggiano, ai lati opposti del torrente. Il primo ricorda una sciagura aerea di quasi 60 anni fa, il secondo rammenta quattro amici travolti da una slavina, nell’inverno del 2008. Vittime del dovere e  vittime della passione, che si rincorrono in questi luoghi desolati e grandiosi.

Il rifugio Granero è semplice e accogliente, in una conca ricavata tra le rocce montonate modellate da antichi ghiacciai. Il Granero si mostra arcigno tra le nebbie. A cena si fa conoscenza con i personaggi più strani, dal francese solitario alle due amiche scompagnate e al simpatico “tipo da piola” accampato nel bivacco. Sono i primi di luglio ma da questo versante ancora nessuno è salito, pertanto l’indomani è meglio avere al seguito picca e ramponi. Che non serviranno, perché il canale Ovest è completamente asciutto e la escursione si risolve in una facile arrampicata sulle ultime roccette. Il panorama è grandioso: a parte il Monviso, che cattura l’orizzonte a sud, tutto l’arco delle Alpi Occidentali sembra a portata di mano, dal Rosa alle Liguri. L’aria è fresca senza essere gelida, in cima si sta benissimo e si ha l’occasione di chiacchierare con chi è salito dal Pian del Re. Sulla via del ritorno c’è ancora tempo per un piatto di gnocchi e una birra al Granero, poi il Pra e la strada ci inghiottono per riportarci a valle. Comunque sia, da oggi ci siamo ricreduti sulla Val Pellice, una valle piccola sì ma che riserverà – speriamo – ancora tante gite stupende.

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