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Corona verde a due ruote – riva destra Stura

02/06/2016

DSCN5113In una mattina uggiosa come oggi 2 giugno è piacevole salire sulla bicicletta e farsi portare per le strade sterrate della Corona Verde Stura, percorso ciclistico che costeggia la Stura in riva destra, ideale proseguimento del parco della Mandria. Da Caselle per vie traverse arrivo al ponte di Robassomero, oltrepassato il quale ci si addentra nel percorso segnato. Si gironzola per le frazioni di Vastalla e Grange di Nole, scoprendo deviazioni per la foresta fossile, il sentiero delle fontane e i querco-carpineti della Stura poco distante. Una strada sterrata porta a Cafasse da dove una salita corta e decisa conduce ad ammirare dall’alto il concentrico di Balangero, dall’altra parte del fiume. Il Ponte del Diavolo è per me sempre un luogo magico, ancora più se passato nel deserto totale di un mattino brumoso. Da Lanzo scendo verso Balangero e Grosso, con deviazione alla chiesetta di San Ferreolo e alla Pieve di Liramo (cartello vendesi? una casaforte? interessante…). Oltre a questi elementi di storia antica, interessanti sono  piloni votivi agli incroci: pitture ingenue, dannati che bruciano tra le fiamme, muri cadenti, affreschi quasi svaniti. Particolare un pilone a tre nicchie ricavate sullo stesso lato, poco fuori Ciriè.  Infine rientro per le strade secondarie di Ceretta. In poco più di tre ore, uno splendido mix di natura e storia antica.

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2 commenti leave one →
  1. 05/06/2016 21:42

    Ho percorso l’intera pista ciclo pedonabile di “Corona Verde”, dalla Mandria fino a Cafasse,poi per Villanova, Nole e Ciriè. Un’opera meravigliosa in un’oasi di pace a contatto con la natura, con aree di sosta per leggere la bellissima cartellonistica piazzata nel percorso, visitando i vari siti. Certamente sarebbe ancora più bello e interessante che questa stupenda opera si congiungesse con la Riserva Naturale della Vauda, dove esistono dei percorsi ciclo pedonabili da fare invidia al mondo. Il collegamento con la Vauda passando da San Carlo, poi da Vauda, Front, Ceretti, Palazzo Grosso, Rivarossa, San Francesco e Lombardore porterebbe un vantaggio indiscutibile nel fruire del turismo in mezzo a cosi tanta meravigliosa natura. La Riserva Naturale della Vauda è un SIC (sito di importanza comunitaria) ancora sconosciuto ai più ma con una potenza turistica importantissima.

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    • 06/06/2016 21:03

      Hai perfettamente ragione, Luciano! E dalla Vauda, in un sogno impossibile, per strade di campagna o poco battute si potrebbe arrivare al Santuario di Belmonte – patrimonio mondiale dell’Unesco – e di lì alle valli del Canavese, l’anfiteatro Morenico della Serra e giù fino ai laghi di Viverone e Candia, chiudendo il cerchio sulla confluenza Po-Dora e, attraverso la collina Torinese, risalire in Monferrato. Pare un sogno, basterebbe la volontà di unire più fili di differenti matasse…

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