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Inseguendo la Bella Dormiente – Quinzeina e Verzel

14/12/2015
Mare di nubi

Mare di nubi

Doveva essere una gara di corsa in montagna – adesso si dice skyrace. Invece è svanita nel nulla, complice il tempo birichino di quest’autunno. Però è rimasta la voglia di provare lo stesso il percorso della Bella Dormiente Skyrace, a cavallo della cresta che da Santa Elisabetta (Valle Sacra), passando per Quinzeina e Verzel, disegna in cielo il profilo di una bella ragazza che dorme. Domenica di Santa Lucia è stata la volta buona. Da Santa Elisabetta fino alla punta sud della Quinzeina il percorso è evidente, eppure mi sperdo un po’ tra vaghe tracce di sentieri e ricordi di gioventù. Attaccato alla croce mi dico che il più è fatto, ora saranno solo saliscendi fino in cima al Verzel. Eggià, però di strada e di tempo ce ne andranno ancora, e per fortuna le nebbie che gravano sulla pianura stanno basse, e qui il sole scalda un pochetto. In giro poca gente sulle punte attorno in questo periodo di secco estremo e neve assente. Arrivo al Verzel quasi spaesato. Quando sono stato qui l’ultima volta? forse 20 anni fa, con mio fratello Roberto? Eppure il Verzel è il monte di casa, per noi di Castellamonte. La discesa al Fornetto mette a prova i freni, anche perché l’erba olina secca e dura non perdona. Un  piede mal messo e si è seduti sul didietro. Dal Fornetto si sale ancora, diretti verso la vecchia cava di quarzo, di cui ricordo ancora i camion rombanti carichi di minerale che scendevano sulla strada di Castelnuovo. Ora è silenzio, rotto solo dal vento. Nel seguire la traccia – indirizzato da un barbuto cacciatore – scopro l’angolo meraviglioso del Paradis (il nome non è casuale): una cappella bianca e tre baite affacciate sui monti della Val Chiusella e la pianura. Ai piedi il solco profondo della misteriosa Val Savenca, dai bordi scoscesi e arcigni; più su le creste squallide di Pal e Rama, da dove quattro giorni fa l’amico Marco è volato verso monti ancora più azzurri. Sbucato sulla strada della cava riannodo i fili di un sentiero a mezza costa che taglia i piedi della Dormiente e riporta a Santa Elisabetta, attraverso i pianori aperti del Capannone  e la conca lugubre della Vallossera (anche qui il nome evoca antichi massacri, non c’è nulla di casuale nella toponomastica di questi luoghi).

Pochi chilometri di strada sterrata e sono di nuovo a Santa Elisabetta. Il circolo è chiuso, i piedi fanno male e la Bella Dormiente mi saluta con un sole pieno che tinge di ocra i fianchi secchi della Quinzeina. Va bene, ora però serve un po’ di neve per dare riposo a questa natura tormentata da un autunno infinito e petulante.

 

 

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One Comment leave one →
  1. 16/12/2015 08:04

    Sempre bella la Quinzeina! Imbiancata però..

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