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Ex voto della Grande Guerra – Fabrizio Dassano ed Elisa Benedetto

28/08/2015

EX Voto Grande Guerra“Ex voto della grande guerra”

di Fabrizio Dassano ed Elisa Benedetto

Editore Baima e Ronchetti

Agosto 1914: inizia la Grande Guerra. Un meccanismo infernale che fino al 1918 triturerà le vite di milioni di soldati e civili. L’Italia entrerà in lizza ufficialmente solo nel maggio del 1915, ma molti italiani si troveranno in prima linea già nel ’14, o per scelta volontaria (arruolati nella Legione Straniera e combattenti nelle Argonne), o perché nati nelle “terre irridente” friulane e trentine e quindi – in quanto sudditi dell’impero austroungarico –  inviati a combattere in Galizia.

Guerra inumana che metterà a dura prova i caratteri e le indoli dei soldati. Traccia di questo senso di precarietà sono gli ex voto, tavolette dipinte a motivi ingenui e portate in santuari o chiese ove si collocava la divinità (solitamente la Madonna in una delle sue tante manifestazioni e forme) come segno della avvenuta grazia di salvezza.

Gli autori, entrambi appassionati di storia, partono dagli ex voto presenti al santuario di Monte Stella in Ivrea e da lì si inoltrano nelle pianure e vallate canavesane alla ricerca di altre tracce di “grazie ricevute”.

La disanima di quanto trovato è accurata e puntuale, così come la collocazione degli eventi che dalle dediche sulle tavolette si è in grado di ricostruire. Si parla della battaglia del Solstizio, delle battaglie dell’Isonzo e della Bainsizza, dei pericoli della montagna innevata, di eventi accaduti in contesti diversi dall’Europa (in Africa e in Indocina). Assieme ai soldati compaiono spesso le loro armi, i muli loro compagni, altri soldati (magari feriti o uccisi), e sempre il Santo o, in massima prevalenza, la Madonna che ha interceduto per la loro salvezza.

Un’arte ingenua, a volte ripetitiva (nel senso che molti quadri sono riprodotti su cliché standardizzati), comunque commovente nella sua immediatezza e nel significato profondo che ognuna di queste tavolette in fondo esprime: massima riconoscenza per lo scampato pericolo da una carneficina che ha svuotato paesi e città di tutta Europa. Davanti a queste mute testimonianze,in un momento in cui tensioni e venti di guerra sibilano in sottofondo, ricordare che cento anni fa i “civili” europei si massacravano con accurato accanimento dovrebbe condurre a ben più miti e ragionevoli propositi.

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