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Repubblica Salassa – Vallone dei Corni

02/06/2015

muri salassiNella festa della Repubblica quale occasione migliore per infilarsi in uno sperduto vallone della Valchiusella, sulle tracce delle fortificazioni salasse che difendevano l’imprendibile “Santuario” della Conca di Dondena? Calma, non facciamoci prendere dalla fantasia e rimaniamo a quel che è tangibile e riscontrabile sul terreno. Lasciate l’auto a Fondo Valchiusella e incamminatevi sulla bellissima mulattiera che conduce a Tallorno, tra gli scrosci del torrente e amene radure erbose. Da qui proseguite sul GTA, ora un po’ più impervio, fino a portarvi a un pianoro che ancora chiamano “Pian della Battaglia” (i contendenti erano Salassi e Romani, of course). All’Alpe Pra inizia il divertimento, se trovate divertente cercare tracce di sentiero su pendii ripidi di erba olina. Poggiate al vertice di una enorme pietraia sulla vostra destra e scoverete una buona traccia che si stacca sempre a destra e si infila in un prato-canale. Da qui abbiate fede e salite. Il sentiero c’è, qualche bollo rosso c’è. Dopo l’ennesima rampa ve li troverete davanti: una serie di muraglioni di massi ciclopici, in foggia di piattaforme adagiate su un pascolo. Potete sbizzarrivi in teorie e ipotesi, ma non sarete i primi. Mi limito a citare alcuni ragionamenti fatti da B. Bovis e passatimi dall’amico Stefano: tutti e due ne sanno molto più di me.

Potevano essere mucchi di spietramento? Vista l’enorme superficie orizzontale occupata, anche un cittadino come me avrebbe fatto di meglio. Paravalanghe? Non sembra probabile, visto che per le valanghe esiste lì di fianco un comodo canale. Terrapieni per baite? Insensato erigere baite in mezzo a un pascolo, e sottrarre terreno buono agli animali (difatti la baita più vicina è costruita in cima al pascolo, attaccata a una barriera rocciosa). Scartate queste ipotesi – e altre ancora –  gli studiosi locali propendono per una funzione difensiva: sbarramento per impedire a qualcuno di salire impunemente dal basso e nuocere a qualcun altro che stava sopra. Dare dei nomi ai costruttori e agli – eventuali – assalitori non è semplice: le pietre sono pietre, iscrizioni non se ne sono trovate e nessuno pare abbia mai condotto degli scavi archeologici lì attorno alla ricerca di reperti per poter procedere a una prima datazione. Restano i muri, immersi nelle nebbie del vallone dei Corni a 1900 metri di quota, e resta il piacere di cullarsi con una idea seducente: che là sopra i Salassi si fossero radunati per difendere il loro santuario dalle legioni romani che avanzano. La Storia si è compiuta, ma l’Archeologia al momento tace sul perché di queste costruzioni.

Grazie all’amico Stefano, sempre pronto a queste cavalcate nella Storia e su per i monti – e grazie ai suoi genitori, Elda e Mario, per la piacevole, simpatica e calorosa merenda a Durando

 

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2 commenti leave one →
  1. Beppeley permalink
    07/06/2015 16:21

    Grazie del bel post, spiegato molto bene.

    Il libro “Sulle tracce dei Salassi”” di Bocca-Centini (Priuli & Verlucca editori) l’hai già letto?

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    • 14/06/2015 13:51

      Si beppe, letto. Tratta prevalentemente dei rilievi condotti e in Valle d’Aosta e nella zona della Bessa. Ottimo testo per ragionare su chi erano e da dove venivano e che fine hanno fatto i Salassi!

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