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Ancora Alpi del Mare – Mongioie e Cima delle Saline

01/08/2014
Cima delle Saline

Cima delle Saline

Occorre inventare itinerari nuovi e mettere in campo scelte strane, per stare dietro ai capricci del tempo e ai “colpi dell’avversa fortuna”. Così in un due giorni stiracchiati tiriamo fuori dal cilindro una puntata nuovamente nelle Alpi Liguri, zona Mongioie e Cima delle Saline.

Volevamo partire dalla Valle Ellero e dal rifugio Mondovì e invece allunghiamo la strada – ma accorciamo il tratto a piedi del primo giorno – passando dalla Valle Tanaro. Breve transito a Upega, nome antico di questa frazione di Briga Alta. Siamo sul lato italiano dell’antico comune di Briga, spaccato in due dagli ultimi eventi bellici. Dopo la Gola delle Fascette ci ritroviamo in una conca di pascoli e boschi, dove le creste spartiacque solo soltanto corrugamenti della superficie terrestre, non certo confini invalicabili e “sacri alla Patria”. Tant’è, la ragion di stato ha deciso diversamente e l’antica cultura brigasca ha accusato un colpo mortale…
Il giro della Gole delle Fascette introduce alla natura carsica del territorio: il torrente si getta impetuoso in un inghiottitoio e ne emerge solo qualche chilometro a valle, lasciando in secca marmitte dei giganti e una gola secca che si riempie di acqua solo in occasione di forti piogge. Ridiscesi a Viozene, in poco meno di un’ora siamo al rifugio Mongioie, sotto alle pareti del Mongioie stesso. Del rifugio si può dire che sta ai bordi del Piano Rosso, un fantastico pianoro affacciato sulla valle. Si può anche dire che in una caotica confusione la gestrice Giovanna governa uno staff femminile che ci consegnerà una eccellente cena. In giro pochi escursionisti: un gruppo di olandesi che fa il giro del Marguareis, una famiglia di tedeschi con le idee poco chiare e una famiglia di italiani reduci dalla salita al Mongioie. Tutti diretti al Don Barbera.
La mattina è straordinariamente limpida. Alle 7.30 siamo in marcia per il Bocchin dell’Aseo, da dove la vista si apre sulla pianura piemontese. Tempo un’ora e alle 9.30 calchiamo la cima del Mongioie. Non una nuvola, panorama spaziale a 360°. Monte Rosa, Cervino, Combin, Gran Paradiso, Bianco, Ciamarella, Rocciamelone, Monviso, Chambeyron, Oronaye, Matto, Argentera, Gelas, Bego, Bertrand. Oltre le nuvolette sopra al mare, esce la Corsica e si indovina il Golfo di Genova.
Nessuno in giro.
Da qui inizia la strepitosa cavalcata per cresta, tutta segnata con picchetti e cartelli indicatori. Discesa verso il Pian Comune e poi a precipizio al passo delle Saline, dove incontriamo i primi umani. Due runner leggeri partiti dal Pian delle Gorre e due attempati francesi che salgono alla Cima delle Saline. Il dislivello è già cospicuo, ma la Cima delle Saline è lì, colossale, che ci invita a proseguire- e quando mai saremo ancora qui, con una giornata simile? Detto fatto, ci sarà tempo per riposare nei prossimi giorni. Sentiero che “rende”, tanto che prima di mezzogiorno siamo in punta. Qui incontriamo un simpatico ligure anche lui a spasso per questi monti che conosce a menadito e ci indica il Pian Ballaur, dove ballano le streghe durante i temporali. Il Marguareis è lì a portata di mano, basterebbe tirare diritto per Pian Ballaur e si sarebbe al Colle del Pas in breve tempo. Ci raggiungono un escursionista cuneese e due atletici tedeschi (su questi monti l’elemento italico è quasi sempre in minoranza rispetto alle altre nazioni).
Prime nuvole si accumulano sul Mongioie, portate dalla brezza marina. E’ ora di rientrare, anche per dare notizie di noi al rifugio.
Ok, ora sarà tutta discesa, facile no? Dal Passo delle Saline divalliamo verso Carnino, attraverso la Gola delle Saline. – commovente la lapide e la croce dedicate a Elisabetta, perita nella tormenta più di cento anni fa. Poi ci aspetta la traversata per tornare al rifugio passando per la risorgenza delle Vene. Una comoda passeggiata di un’ora e mezza che – data l’ora e la fatica del pregresso – forse non apprezziamo a dovere. Intanto le cime vengono avvolte dai nuvoloni grigi tipici dell’estate in Alpi Liguri, saliti molto tardi rispetto ai consueti orari. Al Mongioie ci concediamo una meritata birra ghiacciata e poi, dopo un breve riposo, scendiamo di nuovo a Viozene.
Alpi Liguri, grazie delle strepitose giornate di bel tempo che ci avete regalato arrivederci (magari a quest’inverno, con gli sci…).

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