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Di questo lavoro mi piace tutto – Marzia Verona

28/06/2014

di questo lavoroAllevamento e pastorizia oggi? E perché parlarne, quando il più delle volte i margari degli alpeggi ed i pastori sulle colline sono uomini (e donne) già in là negli anni, per non dire anziani?

Perché in realtà non è così. In realtà ci sono giovani ragazzi e ragazze che si dedicano all’allevamento e alla pastorizia, in condizioni più o meno disagiate e avventurose a seconda dei contesti e delle situazioni famigliari e patrimoniali.

Giovani allevatori del XXI secolo che mettono in campo la loro passione i per combattere la crisi, come recita il sottotitolo di questo libro.

L’autrice frequenta da tempo le montagne e le campagne del Piemonte, seguendo da vicino il mondo del pascolo e dell’allevamento, spinta da motivi sia professionali sai professionali.

Dopo aver narrato nelle opere precedenti delle vicende di pastori vaganti e margari, in questo suo libro raccoglie più di sessanta interviste a giovani allevatori r pastori (per giovani si intendono coloro che hanno meno di trent’anni).

Panorama di interviste decisamente composito, perché si va da chi ha deciso di mettersi nella pastorizia senza avere una vera esperienza alle spalle a chi invece eredita e porta avanti una tradizione di famiglia.

Gli argomenti sono ricorrenti, e vanno dal rapporto con i genitori a quello con gli amici, fino a indagare sui progetti per il futuro e gli aspetti milgiori e peggiori – se ci sono – del mestiere. Pur in questa comunanza di argomenti il testo delle interviste scorre via veloce e immediato, come se fosse frutto di una semplice chiacchierata di fronte ad un piatto di pasta e un bicchiere di vino.

Ne emerge un quadro a tinte discordanti: da un lato l’entusiasmo della giovane età per un lavoro “di cui piace tutto”, la voglia di fare progetti, la freschezza di chi sente e vuole prendere in mano il proprio destino; dall’altro lato stanno l’amarezza di chi vede un mestiere che “va a morire”, perché non ci sono interessi politici e culturali a sostenerlo o anche solo a non ostacolarlo. E poi si legge – a volte – dell’incomprensione dei coetanei, che considerano il mestiere di allevatore poco accettabile e remunerativo.

Pur tra tante ombre la cifra del libro è – a mio avviso – quella di una speranza nel futuro, tenuta alta dal entusiasmo di giovani che fin da ragazzini hanno avuto il coraggio di seguire le loro passioni.

Come dice Marzia nel suo commiato, a distanza di due anni dalle interviste molte cose sono cambiate: alcuni progetti sono diventati realtà, in altri casi invece i giovani hanno venduto gli animali e si sono dedicati ad altro.

Lo definirei comunque un libro che stimola l’ottimismo, per il suo cercare di far luce su entusiasmi, energie e volontà che sarebbe sciocco e controproducente definire e classificare solo come “sogni da ragazzi”. Perché i sogni, a crederci e a lottare per essi, a volte si avverano.

 

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