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Il sogno del lupo – Ario Sciolari

03/06/2014
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sogno_copertinaPartire da soli nella stagione invernale dalle coste meridionali della Norvegia e avere come obiettivo la penisola di Nordkinn, il più settentrionale lembo del continente europeo, non è certo impresa da tutti.

Il lato sportivo in un tale contesto è totalmente insensato: non è una gara, non è la ricerca di nessun record, non è la prestazione fisica quella che spinge il protagonista, Ario Sciolari, a inanellare uno dopo l’altro i milioni di passi che lo condurranno al termine di questa immensa scalata.

Libro che è appunto la cronaca di cinque mesi di cammino nel Grande Nord, accompagnato da Chinook e Mohawk, due cuccioloni di lupo americano che lo affiancheranno per buona parte del viaggio.

 

Saranno questi lupi a far “entrare” Ario nel mondo del grande nord, un mondo spietato e meraviglioso, dove le giornate brevissime, il freddo, la solitudine e la fatica sarebbero ottime scuse per rinunciare al folle progetto e ritornare indietro. Eppure Ario, giorno dopo giorno, si pone in sintonia con gli elementi, traendo forza anche dal rapporto dei suoi lupi con l’ambiente stesso, fino a confondersi quasi con i nativi del luogo, quei Sami/Lapponi bistrattati e perseguitati che traevano dall’allevamento delle renne tutto ciò di cui avevano bisogno.

Incantevoli e profondi i flashback dei dialoghi con l’amico lappone Pekka, che narra e spiega usi e costumi dei Sami e – soprattutto – il loro rapporto con l’ambiente che li circonda.

Ambiente che definire ostile sarebbe forse eccessivo: ambiente senz’altro severo, ricco di incognite e di pericoli (il pensiero va ai Racconti del Klondike di London).

Ario comprende che solo immedesimandosi nell’ambiente stesso potrà sperare di arrivare al termine del suo viaggio.

 

“Dobbiamo entrare nella quieta immobilità e andare oltre il chiacchiericcio della nostra mente per immergerci nel silenzio infinito e maestoso…” e quali migliori maestri che due cuccioli di lupo, immersi nel loro ambiente naturale, attenti alle mosse del padrone e ancor più attenti a quanto li circonda e li avvolge.

 

Ad un certo punto Ario si dovrà separare dai cuccioli, a motivo di assurda legge degli uomini: supererà l’iniziale smarrimento del sentirsi “veramente” solo nel momento in cui si immergerà ancor di più nella natura infinita che lo circonda.

Ario super-uomo? No, per nulla: nel libro sono molti i momenti di sconforto, quando sarebbe più facile e più logico rinunciare trovando scuse e giustificazioni. Attimi e sentimenti umani, che ci avvicinano ancor di più il protagonista.

 

Un libro lungo, complesso, che a volte sembra un po’ ripetitivo. Mala ripetizione – che è solo apparente – rende ancor di più la completezza di questo viaggio apparentemente infinito.

Qui la splendida recensione di Franco Michieli per Intraisass di tante lune fa…

 

“Quanto margine di avventura è disposta ad accettare la gente, quanto è davvero disposta a <<perdersi>> nella grande natura? … ognuno di questi pulkisti mi fa sorridere, apprezzo il loro sforzo, il loro impegno, perché essi sono, per me, in marcia. E chiunque si metta in marcia è qualcuno che ha acceso una nuova luce sulla terra. E non importa se lo fa per un giorno, una settimana, un anno, né conta il tipo di impegno che ciò comporta. Quello che conta è continuare a farlo, è decidersi e partire; anche se fallirà al terzo passo. Ma almeno si è provato: di sicuro al secondo tentativo andrà meglio.

Osservo con amore questa parata di esseri umani. Ognuno di essi, come me del resto, rappresenta un livello diverso di cammino attraverso il proprio itinerario di vita. Nessuno è migliore o peggiore degli altri: l’incanto che ci accomuna è che tutti siamo consapevoli di avere un itinerario da percorrere o da dover ancora trovare…. Occorre respingere quella pesantezza che per altri è ostacolo a questa comprensione, ad alzarsi e tentare…”

 

 

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