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Pecore matte – Maria Tarditi

08/01/2014
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Maria Tarditi

Maria Tarditi

Ci vuole un po’ di tempo per entrare nei romanzi di Maria Tarditi (se non la conoscete ecco il link ad una intervista su Repubblica, e qui il sito dell’editore). E’ quel che ho pensato nell’incominciare “Pecore Matte”, un libro preso a caso alla Biblioteca di Caselle.

L’inizio ti butta in faccia senza pietà la storia di miseria e disperazione di una famiglia di contadini dell’Alta Langa, alla fine degli anni ’30.

Nel volgere di pochi mesi – e di poche pagine – Nuccia, la protagonista allora bambina, si trova aggrovigliata in un vortice di morte e pazzia che sembrerebbe spezzarla ad ogni momento.

Eppure la vita andrà avanti, tra dolori ancor maggiori, speranze frustrate, desideri che si avvereranno anche se in maniera magari un po’ distorta. In un mondo in cui le masche sono ancora presenti, con il loro carico di mistero e fatalità, questo è un romanzo in cui a “venir fuori”, nel bene e nel male, è l’intera comunità, con le sue dinamiche magari rigide ed ottuse, ma che comunque costituiscono un fondamento su cui continuare ad andare avanti, a pugni chiusi e denti stretti.

Forse il successo della Tarditi sta proprio nel ricordare e ricostruire, narrando le vicende dei singoli, il sentimento di comunità e civiltà rurale che si è andato via via sgretolando con il passare dei decenni e che ora sembra quasi una mitica “Era dell’oro”, con i suoi riti e le sue usanze nella quali si poteva comunque trovare conforto e rifugio.

Sorprendente il linguaggio, fresco e diretto, con momenti lirici e altri brutali in cui la miseria della dura vita dei contadini viene sbattuta in faccia senza alcun riguardo. Così come deve essere.

 “L’acquisto più consistente era sempre il pane. Per fortuna dopo due giorni era duro, se ne mangiava meno. Il nostro campo, nemmeno quando lo lavorava papà, ci dava pane tutto l’anno. A quei tempi, da noi, l’agiatezza di una famiglia si misurava con la durata del suo grano. Dei benestanti si diceva <<Mangiano il proprio pane da un’estate all’altra>>. Noi, no. Noi, anche nelle annate migliori, avevamo il granaio vuoto fin dalla Quaresima”

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4 commenti leave one →
  1. laura Adorno permalink
    23/01/2014 17:51

    Letto in due sere!! Bello, duro e crudo come le mie nonne. Mi sono piaciuti anche i passi di riflessione politica, vicini alla vita reale e lontani da ideologie, mistificazioni. Anche bello l’accenno al seme della corruzione arrivata ai giorni nostri. Nella mia fantasia l’ho ambientato nel cortile di mia nonna di Santun – San’Anna – Bernezzo -Cuneo. In quei tempi lei portava al pascolo le mucche e poi cucinava per i 7 fratelli. Fino a quando non si è sposata in Liguria, conoscendo mio nonno tramite lettere e fotografie… Ciao e grazie per il suggerimento.

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  2. laura Adorno permalink
    10/01/2014 11:04

    Mi hai incuriosita, ho letto l’intervista. Mi è sembrato di sentire i racconti delle mie nonne. Hanno vissuto nelle campagne di Asti e Cuneo. Credo che andro’ a cercare il libro della sig.ra Maria….e saro’ piu’ vicina a loro! Ti faro’ sapere. Ciao e grazie.

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