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Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina – Piercarlo Jorio

31/12/2013
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Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina” di Piercarlo Jorio – Quaderni di cultura alpina, n.8, Priuli e Verlucca

pera d crus

Particolare della Pera d’ Crus – Valchiusella – dal sito del Gruppo Archeologico Canavesano

 “Vi siete mai chiesti perché certe rocce abbiano un nome d’identificazione e altre no; perché il 24 di giugno di ogni anno si accendano sulle alture i falò di S. Giovanni; perché vi siano santuari dedicati alle Madonne Nere; perché i montanari inchiodino un cardone sulle porte delle baite?……

Il nostro etnocentrismo ci spinge a considerare le credenza magiche e mitiche come peculiarità dei primitivi, intanto ogni giorno cerchiamo suggestioni che diano della realtà una visione deformata.

Non sorridete quando il bambino saltella luno il marciapiede per non calpestare le connessure del selciato: sta inventando un rito.

Il rito non è legato strettamente al rapporto uomo-divinità come normalmente si ritiene, ma piuttosto al generico concetto di sacro, di trascendente, che ciascuno di noi ha dentro….

Questa ricerca vuole guidarvi, senza alcuna pretesa scientifica, fra i provvedimenti protettivi, difensivi o di assicurazione, che nascono non appena i legami logici delle cose appaiono meno chiari. Il mondo dell’altitudine ha conservato nei simbolismi pastorali e nelle manifestazioni rituali – anche quando fortemente condizionato dal cristianesimo – un patrimonio di religiosità comune a tutta la cultura alpina: quello che chiamiamo usanze, credenze, leggende, modi di dire, e che in fondo altro non sono che schemi esistenziali.

Fra di essi, da sempre, l’uomo della montagna si muove come il bambino che saltella: dietro ogni cespuglio può ancora celarsi una “masca”, la nebbia è sempre “processione di morti”, il rosone salva ancora dalla malora, tanto quanto il corno ed il quadrifoglio.

In duemila anni la nuova fede non è riuscita a produrre quella certezza terapeutica che dovrebbe essere pratica della vita liberata dai terrori ancestrali”

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