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Dentro al vento – Testa Paian

18/11/2013
Testa Paian

Testa Paian

Ci sono luoghi e giorni che sembrano venirsi incontro l’un l’altro, quasi ad incontrarsi per esaltarsi o annullarsi a vicenda. Un luogo particolare può acquisire un’aura magica, se per magico si intende quel qualcosa in più che ci fa concludere di essere davvero nel posto giusto, al momento giusto. Una comunanza di situazioni e sensazioni difficile da spiegare, per noi così razionali e programmati, così difficili da sorprendere e da meravigliare. Eppure, oggi, a guardare con occhi e cuori ingenui ed aperti, la meraviglia ancora scavalca il muro del consueto e ci sbalordisce.

A Mezzenile alle otto di mattina il bar ha appena aperto. Servite le colazioni ai cacciatori, ci presentiamo noi quattro per un caffè di benvenuto. Serpillo, Beppeley e Martellot, i camoscibianchi più ventefioca che umilmente scrive.

Destinazione Testa Paian la cima piatta che sovrasta la parte bassa della Val d’Ala, di fronte al santuario di Santa Cristina (foto di Beppe, Stefano e Gp).

Dai Catelli si sale per un bosco frusciante di castani e faggi. Una strada sterrata interseca la vecchia mulattiera e ci dà ancora la misura della frequentazione di queste contrade e del destino fausto o infausto degli insediamenti da queste parti. Gruppi di case ben tenute si alternano a ruderi isolati, lontani dalla strada e collocati in posizioni così sfavorevoli da svuotarsi per primi, negli anni dell’abbandono.

La chiesetta della Consolata compare nel bosco, non così orgogliosa come Santa Cristina, solitaria sulla rupe di fronte. La Consolata è più una cappella bonaria, un’amica preziosa che –  senza chiedere niente in cambio – offre un provvidenziale riparo all’ultimo rovescio di acqua portato dal fohn incombente.

Rivestiti di mantelline e impermeabili ripartiamo, quando ormai la pioggia ha quasi cessato di cadere. Poco male, le soste per svestirsi ci consentiranno di fotografare i giochi di nuvole e di sole che pian piano si afferma in cielo, regalandoci anche un magnifico arcobaleno sulla valle.

Il sentiero prende quota con gentilezza, vagando per boschetti di giovani betulle che testimoniano di antichi pascoli ormai rinselvatichiti. Afferriamo più in su una strada sterrata, sfioriamo altri alpeggi ristrutturati, iniziamo a sentire addosso il soffio del fohn. Le testate delle valli sono avvolte nella “gunfia”, mentre attorno a noi le foglie dei faggi e dei sorbi esplodono in mulinelli gioiosi. Ma il meglio deve ancora venire… poco a monte dell’Alpe Belvedere sbuchiamo su una dorsale dove il vento non scherza più, diventa un ragazzotto brusco che ci strattona, butta la sabbia negli occhi e prova a farci saltare il cappello dalla testa. A noi che arranchiamo verso le alpi sontuose del Pian del Conte si contrappongono i voli agili dei corvi, mentre un’aquila ci taglia la strada ostentando indifferenza da gran regina. Neppure si volta indietro, per soddisfare i nostri avidi obiettivi.

La sella del Pian del Conte è un’arena aperta alla furia del vento. Le raffiche ci spostano, a girare il viso al vento l’aria non riesce quasi a entrare nel naso. Svalichiamo in fretta e siamo al relativo riparo dell’ultimo risalto per arrivare a Testa Paian. Larici e sorbi strapazzati dal vento e dai fulmini, tronchi contorti e pietre spezzate. Oggi c’è il sole, ma questo bonario testone di erba e rocce non deve essere un posto simpatico durante i temporali. Infine, eccoci in punta.

Siamo su un’astronave librata al centro della valle. Il vero confine oggi è il muro della bufera, che vela Uja di Mondrone e Leitosa di neve zuccherina. Più vicino, il Monte Rosso è la cresta netta di un dinosauro di pietra.

Santa Cristina sembra una ragazzina di buona famiglia che raccoglie le gonne attorno alla sua rupe per meglio difendersi da un ignoto pericolo.

La costiera tra le altitudini della Vaccarezza fino a Sant’Ignazio e la curva della Stura a Germagnano suggeriscono idee di percorsi intriganti e faticosi. Più lontano, la pianura immota e stordita da questo caldo abnorme di inizio novembre sta a guardare la “gunfia” sui monti.

C’è chi fa foto, chi si guarda attorno, chi si ripara dal vento furioso.

Qui è bello, ma non si può stare troppo a lungo, a meno di non scioglierci negli elementi naturali, acquistare la loro forza primordiale per meglio resistere – e capire, forse.

Dovremmo diventare anche noi un po’ più “pagani”, ovvero abitanti del villaggio, o, seguendo l’etimologia, abitanti di un luogo alto, colle o cima piatta. Direi che ci siamo proprio, allora.. più “pagani” di così, su Testa Paian!

La carne è debole, e quella di noi uomini è addirittura inetta a resistere a lungo al vigore di questo vento. Ridiscendiamo e troviamo un po’ di pace tra le baite del Pian del Conte, ove il vento è quasi cessato. Torniamo sui nostri passi con calma, pregustando l’aria limpida che declina al tramonto, tra voli di galli forcelli e il rosso delle bacche di sorbo. A Mezzenile, al bar della mattina, avvampiamo di calore di fronte alla merenda. Anche questo momento conviviale è parte di un rito, un rendere omaggio alla forza degli elementi ed alla bellezza di luoghi e momenti che si porteranno dentro, nei giorni a venire.

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10 commenti leave one →
  1. 22/11/2013 10:00

    “Siamo su un’astronave librata al centro della valle”.
    Bell’articolo, bei pensieri, condivido.
    Testa Paian è un luogo magico, non c’è dubbio; da bambino ho vissuto nella sua ombra e quella zona tra le valli d’Ala e di Viù ne contiene parecchi di luoghi magici (ne cito uno in calce).
    Ringrazio voi che mi riportate in questi luoghi coi pensieri, visto che non riesco a trovare il tempo necessario per andarci.
    Una curiosità: della (leggenda?) del grande serpende della Consolata ne sapete qualcosa?

    Sabbatica lenizione consonantica in acque inquiete:
    sabbatica lenizione consonantica in acque inquiete

    • 22/11/2013 10:54

      Grazie Italo del tuo apprezzamento. Del Serpente della Consolata non so nulla, attendo news dai camoscibianchi…
      Gianpaolo

  2. 21/11/2013 14:08

    Reblogged this on I camosci bianchi and commented:
    Piacevole narrazione di un posto “magico”.

  3. 21/11/2013 14:06

    Piacevole narrazione di un posto “magico”.

  4. Beppeley permalink
    18/11/2013 12:39

    Molto interessante ancke l’etimologia della parola “pagàno”.
    Grazie!

  5. martellot permalink
    18/11/2013 11:37

    Fantastico posto e fantastica descrizione della giornata!! Grazie GP!

  6. Beppeley permalink
    18/11/2013 08:24

    Grazie Gp per aver raccontato stupendamente una giornata ricca di passione condivisa per la Montagna.

  7. 18/11/2013 08:15

    Descrizioni e sensazioni che condivido. Grazie GP del bel post e della camminata.

Trackbacks

  1. Abitare la montagna | I camosci bianchi

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