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Royal Ultra Sky Marathon 2013 – Valle dell’Orco

21/08/2013

Chi trova un amico trova un tesoro… che dovrei dire io, allora, che in uno splendido fine settimana in Vanoise ho trovato Luisa e Renato, due cari amici che mi hanno convinto a iscrivermi alla Royal Ultra Sky Marathon di quest’anno?

IMG__1640Renato in quanto partecipante, Luisa in quanto ardente tifosa.

In un mese non si può di certo improvvisare allenamento e preparazione, quindi me la dovrò cavare con i chilometri di escursioni già sulle gambe, e sperare in una giornata di buone condizioni personali. Eppure… la sfida è lanciata, e non è una sfida verso altri o verso la montagna, ma verso le proprie capacità di camminare e correre per 52 chilometri e 4000 metri di dislivello. L’appuntamento  è fissato per il 4 di agosto, alle ore 5.30 a Rosone, per salire con una sola macchina fino al lago di Teleccio.

Dopo il Trail del Soglio, questa è la seconda corsa nell’anno a  cui mi iscrivo in extremis, guidato più dal cuore che dalla testa. Staremo a vedere, il mio spauracchio sono le due ore a cui è fissato il cancello al Colle dei Becchi. Colle a cui sono sempre arrivato sfiancato sotto zaini enormi, dopo ore di sofferenze su per pietraie immense. Basterà il piede leggero per stare sotto i 120 minuti?

Domenica 4 agosto, ore 5.30, Rosone

E’ ora, la notte è passata veloce. Con Renato, Massimo e Mario saliamo al Teleccio, intruppati in una colonna di auto e navette che popola l’ardita strada dell’AEM.

Ore 6.59

Materiale controllato, muscoli scaldati, umore alle stelle. Attorno l’atmosfera elettrizzante delle partenze dei trail. Davanti ci sono i big che già ripassano le strategie di corsa. Dietro ci sono i peones come me, che mirano a passare una bella giornata in montagna ed arrivare al traguardo sulle loro gambe, non troppo sfiancati.

Lo speaker e organizzatore Stefano ci parla del percorso, del guado con l’acqua alle ginocchia, delle corde fisse oltre il colle dei Becchi, della possibilità che il tempo giri al bello. Io non vedo l’ora di partire…

Ore 7.00

Via! Fedele alla consegna del partire con calma mi trovo imbottigliato sulla salita al Pontese, dove c’è chi va veramente piano. Uffa, di questo passo arrivare al cancello sarà un problema, ma mi scoccia essere eliminato per l’inerzia di altri.

Per fortuna dal Pontese in poi il sentiero si allarga e inizio a recuperare posizioni. C’è chi è già in chiara difficoltà, spero per lui che metta giudizio. Intanto una nuvola passeggera ci scarica addosso dieci minuti di acqua: il regalo di benvenuto del Piantonetto. Chi conosce questo vallone non si stupisce, accetta e tira diritto.

Salgo con passo leggero, non ho nessun affanno e nessuna apprensione. Il Becco della Tribolazione è magnifico, al Pian dei Principi c’è il sole.

Qualche striscia di neve e sono al Colle dei becchi. Guardo l’orologio: 1 ora e 40 minuti, cancello superato in pieno. Se vado così non avrò problemi neppure per il seguito, purché reggano gambe, fiato e testa.

Al ristoro bevo un po’ di tè tiepido e acqua gelata che mi blocca lo stomaco. Devo ripartire prima di imballarmi… e fare attenzione ai prossimi ristori!

Non guarderò più l’orologio, il primo cancello è andato in scioltezza e decido che sarà così anche per i prossimi.

Renato e Cuci sono avanti, chissà dove…

Come detto da Stefano ci sono due tratti ripidi attrezzati con corda fissa. Qualcuno davanti a me scende sul posteriore. Io mi trattengo, preferendo preservare il calore delle terga… finchè non scivolo all’inizio della seconda corda fissa. Bagnato per bagnato mi lascio andare fin quando c’è pendenza, e al diavolo le mutande fradice! Il tempo di sfilare sotto al bivacco Ivrea ed i pantaloni sono asciutti… ma è il tempo di bagnare i piedi nel famoso guado in cui l’acqua arriva al ginocchio. La giornata è tiepida, il sole inizia a scaldare, il panorama è splendido. Transito all’alpe Motta con un nodo allo stomaco: l’ultima volta che passai di qui è stato con Paolo, che adesso non c’è più…

Infine discesa al volo alla Bruna, dove trovo l’infaticabile Luisa ad aiutare i volontari del ristoro. Acqua, fresca e non gelida, e poi cioccolato e uvetta e l’incoraggiamento degli amici. Dai Becchi a qui era discesa, ora si risalirà alla Bocchetta del Ges.

Il gruppo è ormai sgranato e, salvo improvvisi crolli o recuperi fenomenali, ci si ritroverà tra compagni di viaggio che terranno la stessa andatura. Salgo chiacchierando con Silvia di Torino. La mulattiera è a tratti franata, ma ciò che resta testimonia ancora la grandiosità della rete delle strade di caccia reali. Passiamo a pochi metri dalla bocchetta dell’Alpetto e iniziamo un lungo traverso che ci porta al Ges. Ultimo sguardo al vallone di Noaschetta, per me carico di ricordi, e scendiamo nel vallone di Ciamosseretto, verso il Gran Piano. Si chiude la vista sul Gran Paradiso, si apre quella sulle Levanne, ai piedi delle quali transiteremo tra qualche ora. Al Gran Piano grandioso rinfresco. Ad un tratto mi sento toccare sulla spalla. Mi giro e un viso noto mi saluta. E’ Mario, il bibliotecario di Favria artefice di una bella presentazione del Passo del Lupo. Mi fa piacere che emi abbia riconosciuto e salutato. Da qui una breve risalita ci porta al lungo falsopiano fin sotto al bivio tra il giro lungo e quello corto. Le gambe sono un po’ legate, forse il caldo o forse la prima crisi della giornata. Mi distraggo facendo scorrere lo sguardo verso il basso, a rivedere i sentieri del Borgo Vecchio che eravamo soliti percorrere in inverno, prima di dedicarci allo scialpinismo. Abbiamo lasciato il Ciamosseretto, ora siamo nel Vallone del Roc.

Stringendo i denti arrivo al bivio. Altro ristoro che cade a proposito, sono in effetti un po’ affannato. Da qui c’è la seconda risalita tosta, quella che conduce al Colle  della Porta. Mi impongo di prendermela con calma, così salgo senza fretta. Ad un certo punto Silvia mi raggiunge e mi supera. In salita ha un passo fenomenale, mentre in discesa mi ritrovo più agile a superarla. Lunghi traversi della mulattiera ancora intatta, qualche nevaio e sono al Colle della Porta, a quota 3000! Qui trovo con sorpresa Massimo, leggermente attardato da un dolore al polpaccio. Correremo assieme fino al Bastalon, poi ci separeremo nella discesa al ponte del Carro.

Assieme a  Silvia scendiamo veloci verso il lago Lillet, ancora in gran parte gelato. Altro ristoro, chiacchiere con i volontari. Mi sento bene, la cotta di caldo del falsopiano è passata. Da qui una breve risalita ci porta al Colle della Terra. Ci siamo, inizieremo ora a perdere di quota fino al Ponte del Carro. Nuvole corrono veloci in cielo, c’è qualche velatura in giro, ma siamo stati graziati dal temibile temporale del pomeriggio. In discesa lascio andare le gambe e distanzio sia Silvia che Massimo. Dopo tanto salire mi piace lasciare le gambe libere. Corro senza correre, cercando un giusto equilibrio tra velocità e resistenza, visto che la strada è ancora tanta e mi attendono le risalite al rifugio Jervis e al Colle di Nel.

Fasipiani, discese e brevissime risalite: una mulattiera perfetta. Al casotto dei Guardiaparco, al Bastalon, ci dicono che i primi sono già arrivati a Ceresole da un po’… buon per loro, noi ne avremo ancora per diverse ore, ma fa parte delle regole del gioco. Dal Bastalon c’è la vecchia strada militare che con ampie curve e pendenze regolari ci fa scendere di quota. I metri di dislivello sono molti, tanto che alla fine spero di arrivare presto al fondo per cambiare movimento di ginocchia e gambe.

Incrociamo la strada per il Serrù. Amici mi salutano, li ringrazio per l’incoraggiamento. Al ponte trovo Barbara, la compagnia di Massimo, con i due bambini che aspettano il papà. Li informo che non è lontano. Un abbraccio, un sorriso e riparto. Ora c’è un lungo tratto in salita fino al Rifugio Jervis, dove è previsto l’ultimo ristoro. Poi uno strappo feroce di 300 metri al Colle di Nel, e per concludere discesa fino al traguardo.

La salita al Jervis è eterna. Si monta nel caldo umido del pomeriggio in un bosco di larici che poco per volta lascia il posto a pascoli e distese di ontanelle e rododendri. Ho caldo e sono stanco. Mi fermo a bere in un ruscello e sono aggredito da decine di tafani verde brillante, che cercano un diversivo al punzecchiare le mucche lì vicino. Non mi godo l’acqua fresca e sono stufo di salire a balzelloni verso il Jervis che ho intravisto un paio di valloni più avanti. La traccia  costeggia i ruderi di una stazione di teleferica, raggiunge il colmo di una dorsale.. e il rifugio è lì sotto!!

Silvia e Spartaco sono appena oltre, li lascio andare e mi gusto l’ultimo ristoro. Poi riparto, salutando ancora una volta gli splendidi volontari dei ristori. Un lungo giro nel piano sotto il rifugio e mi ritrovo ai piedi della risalita al Col di nel, spero davvero ultima fatica!!

Il colle arriva dopo un ultimo tratto di ghiaietto fastidioso. Scopro di non aver penato neppure tanto ad arrivarci. Disperazione, assuefazione, ultime energie?

Da qui si vede il lago di Ceresole – buona notizia – e un sentiero da capre che scende – cattiva notizia!

Uffa, dopo chilometri di splendide mulattiere non pensavo di finire la corsa su questo sentiero spaccagambe, tutto buchi e sassi. La lezione subita al Soglio ha funzionato, però, e scendo ora molto più disinvolto, grazie all’allenamento specifico di corse a rotta di collo giù per il Giovetto, a Balangero.

Ogni metro fatto è un metro di dislivello in meno… il sentiero si sposta nel bosco, a quota più bassa, il fondo migliora e diventa più regolare.

Getto l’occhio al cronometro (non lo facevo da dopo il Colle dei Becchi, al primo cancello): sono passate da poco le 10 ore dalla partenza.

Scatta la ricerca dello sprint finale: con un minimo di brio nell’andatura potrei stare sotto le undici ore, un traguardo che alla partenza mi sembrava quasi spaziale.

Accelero l’andatura sui tratti ricoperti di soffici aghi di larice. Supero in volata Silvia e Spartaco e mi precipito a rotta di collo verso il lago. Si intravede la strada che lo costeggia.. si intravede la struttura del Rifugio Mila, si intravede il salsiccione rosso del traguardo. Metto piede sulla strada. Ci sarà ancora mezzo chilometro, su asfalto, all’ombra. I passanti e i gitanti applaudono, rispondo con sorrisi che spero non siano smorfie. Eppure non mi sento stanco, la cavalcata incredibile sulle strade di caccia reali è quasi alla fine e prima ancora di arrivare mi sto rivedendo mentalmente i passaggi più belli e significativi.

Il Colle dei Becchi… la discesa alla Bruna… la salita al Colle della Porta e la discesa al lago Lillet ancora gelato… la lunga traversata dal Colle della  Terra al casotto del Bastalon… i sorrisi dei volontari ai ristori… le due gocce di pioggia in Piantonetto.

A 20 metri dal traguardo in riva al lago c’è da risalire una scarpatina alta mezzo metro: spero di non scivolare lì, sotto gli occhi di amici, fotografi e conoscenti. Sotto il traguardo già vedo Luisa, Barbara e Renato. Guardo il cronometraggio ufficiale: 10 ore e 52 minuti, un tempo che alla partenza mi sembrava quasi irreale.

Pensavo che all’arrivo sarei crollato sfinito, e invece mi prendo il tempo per recuperare una birra, mangiare un po’ di parmigiano e crema pasticcera, ritirare con calma il pacco gara e aspettare l’arrivo di altri amici. C’è tempo per cenare e scendere a recuperare le auto.

La notte la passerò a sognare e risognare questo volo fenomenale, a cavallo per le valli su cui ho iniziato a camminare da ragazzino.

Grazie agli organizzatori, ai volontari dei ristori e lungo il percorso, a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questo sogno da piedi leggeri. Grazie agli amici che ci hanno salutati, applauditi, incoraggiati. Grazie in particolare al tenace Renato ed alla indomita Luisa: senza le loro battute non mi sarei convinto a iscrivermi così leggermente, privo com’ero di allenamenti sul lungo e metri sulle gambe.

Qui trovate il sito ufficiale della corsa con le classifiche, e qui invece un tot di foto.

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2 commenti leave one →
  1. Beppeley permalink
    22/08/2013 10:32

    Grande GP!
    Grazie del racconto. 🙂

    Mi piace

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  1. Robe di trail – Royal Marathon e Morenic | Ventefioca

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