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Pietre di Vassola – traversata da Vassola a Unghiasse

29/07/2013
Le colme e bonhomme

Alpe le Colme e bonhomme che veglia

Per affilare un po’ le gambe in occasione dei gesti che attendono domenica prossima ci vuole una lunga camminata  a passo veloce su sentieri non troppo sconnessi, su terreno simile a quello del Gran Paradiso.  Combinando carta geografica, carta geologica, idee balzane e un pizzico di spavalderia la scelta cade sulla Val Grande di Lanzo, scavata nel medesimo gneiss occhiadino della sorella Valle di Locana. Più in dettaglio, propongo di risalire il vallone del rio vassola, incuriosito dai luoghi nuovi e reconditi. Alle 7.30 lasciamo l’auto a Vonzo e per il bel sentiero nella faggeta (stranamente non indicato nella carta Fraternali – ma è l’unico appunto che potremo fare alla carta, nel corso della giornata) in breve siamo a Chiappili. Un sorso di acqua alla fontana, un’occhiata all’incisione antropomorfa sul roccione di fronte alla chiesa di San Vito e siamo di nuovo in cammino. Diritto per diritto in mezzo a baite e prati siamo alla strada che in breve ci porta ai piani di Vassola. Da qui per me è terra incognita. L’imbocco del sentiero è segnato da diversi ometti che fanno convergere nella traccia che pian piano si svolge nel vallone, in un tripudio di bancate di roccia, salti e ripiani che le nebbie vaganti rendono ancor più affascinanti. Oltrepassiamo la Liagi, alpe conficcato sotto una roccia enorme, ed eccoci a Balmot, balcone aperto sui piani. Guado, rovine dell’alpe Rossa e sbuchiamo al Pian dou Veilet. Antico lago? torbiera? sicuramente luogo magico, oasi di verde in mezzo a muraglie immense di gneiss che lasciano spazi a ripiani verdi smeraldo. Ci portiamo al Colle della Terra d’Unghiasse, e colti dall’entusiamo ci ritroviamo in punta al Seone. Da un lato i laghi omonimi, dall’altro i laghi di Unghiasse. Attorno nebbie a tratti che fanno intuire le moli immense del Bessun e del Gran Sanberné.

E’ prestissimo… per questo ci balena un’idea malvagia: perchè non scendere dal Vallone di Unghiasse, fin quasi al Pian dle Riane, per poi intercettare il sentiero Motti e – alti sulla valle – riportarci in Vassola? Terra incognita per entrambi, scendiamo senza fretta, un occhio al terreno e un altro alla carta per  evitare di seguire l’Alta Via Canavesana fino a Ceresole. Costeggiamo i laghi di Unghiasse e infine imbrocchiamo il primo bivio, non tanto aiutati dal supporto cartografico quanto dal ragionamento,  dall’osservazione e da evidenti segni di passaggio. Inizia la lunga discesa lungo il rio d’Unghiasse, sfiorando alpeggi ormai abbandonati – anche se più a Ovest sentiamo e vediamo alcune mandrie al pascolo. Incrociamo un altro personaggio che arriva dagli Alboni vagando per pietraie e pascoli. Unico essere umano incontrato in tutta la giornata. Imbrocchiamo il bivio per il sentiero Motti, che mediante un lungo traverso poco evidente e assai sconnesso ci porta a dominare dall’alto la valle principale (un plauso a tale edo che ha risegnato questo tratto abbastanza critico per la natura del terreno). Il Gran Sanbernadè è percorso su tre lati, non ci resta che chiudere il cappio passando per le Colme, il Crot e la Cialma. Proprio alla Cialma, circondati dalle mongioie, siamo avvolti dalla nebbia. Il sentiero scompare calpestato dalle mucche, nessun segno, nessun punto di riferimento. Adesso che il giro è quasi finito ci toccherà ravanare per boschi fino a Vassola o – peggio – a Ronco Bianco? Calma, calma, calma. Usiamo la testa. Queste vacche non sono arrivate qui volando, di certo sono salite per la via più comoda. Per strada sterrata fino ai piani di Vassola, e poi sentiero. Ripercorriamo le peste bovine all’indietro, finché la traccia a ventaglio si stringe sempre di più. Quei ruderi mi pare di riconoscerli, lì avevamo calzato gli sci quest’inverno... la direzione è quella giusta… un cartellino ci conferma che la strada è quella!  Rieccoci ai piani, e poi Chiappili e poi Vonzo. E qui il meteo si mostra generoso, aprendo le cateratte del cielo giusto dopo che ci siamo cambiati e infilati in auto. C’è ancora tempo per passare a Ceres, alla conferenza sulla preistoria nelle valli di Lanzo. ma questo è un altro capitolo, e merita un’altra storia.

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8 commenti leave one →
  1. 10/08/2013 20:37

    tranquillo paolo, vediamo di combinare tutti assieme!!

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  2. 06/08/2013 19:10

    Escursione adorabile.
    Eh sì, ma quanti capitoli che hai da raccontare!
    Meno di 11 ore vedo dal sito… complimenti, gran prestazione!

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  3. 29/07/2013 22:35

    Bello! Bravo Gp.

    MA I LAGHI ANCORA CON IL GHIACCIO AL 28 DI LUGLIO!!!

    Cose da non credere! Eppure ha fatto caldo in questi ultimi giorni…

    Peccato che sono esplose di colpo le temperature… Avrei tanto voluto vederli così ad agosto…

    In bocca al lupo (!) per la Royale…

    P.S.
    Controlla il link “mongioire” perché non funziona…

    http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/09/24/ometti-cairns-bounom-e-mongioie/

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    • 30/07/2013 07:22

      Grazie per il lnk corretto! Combiniamo una escursione con calma da quelle parti quest’autunno, magari facendo il giro dal Veilet al lago di Leé e scendendo poi per il sentiero 325? L’appetito vien mangiando…

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      • serpillo1 permalink
        30/07/2013 08:06

        Bella panoramica.
        Per il giro da te proposto, contami!
        In bocca al lupo (sic) per questa domenica.

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      • 30/07/2013 14:32

        Ma certamente!
        Magari anche prima qualcos’altro…
        Dove sei ad agosto?

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      • 30/07/2013 15:17

        Ad agosto sono un po’ al mare (dal 5 al 9 o 10) e poi a praga dal 13 al 16. Voi siete su in valle o in giro per il mondo? sentiamoci!
        Gp

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      • paologiac permalink
        05/08/2013 19:57

        Vorrete mica farlo senza di me?

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