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Trail del Soglio 2013

03/06/2013
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soglio 2013Si può essere così sconsiderati da iscriversi al Gir Lung del Trail del Soglio con pochi chilometri e nessuna corsa lunga su cui si è costruito un po’ di allenamento specifico?

Gli anni scorsi c’erano stati la Maratona di Val della Torre, l’Erbaluce night trail, le corsette sulle colline dell’anfiteatro morenico eporediese. Quest’anno niente, a parte un po’ di scialpinismo e giretti di mezz’ora attorno a Balangero.

In verità non avevo intenzione di partecipare… Poi, dieci giorni prima del termine delle iscrizioni, una vocina interiore mi ha fatto compilare il modulo on line. Iscritto, fatto visita medica e via, pronto a partire – ma sempre senza allenamento.

Il tempo – quello atmosferico – ci mette la sua: pioggia, neve, freddo. Il Gir Lung subirà una prima sforbiciata di 4 km, passando da 64 a 60. A meno che, il giorno prestabilito…

 

25 maggio 2013, il giorno X

Ore 7.00 a Forno

Diluvia. La cima del Soglio è avvolta da nubi grigie; sbirciando negli squarci tra le nuvole si vedono i boschi bianchi di neve. Quasi quasi torno a casa. Eppure vedere uomini e donne in pantaloncini e k-way mette voglia di provarci, anche solo per solidarietà. Al briefing Roberto ci informa che il giro sarà di “soli” 44 chilometri: c’è neve in alto, le previsioni confermano altra neve in mattinata e non ha senso tenere lassù al freddo volontari e corridori. Arrivati a Monsoffietto si scenderà verso Sombeila per poi rientrare a Forno sul percorso del Gir Curt. Intanto pioviggina.

 

Ore 7.30 a Forno, partenza!

Robi chiama al microfono gli ultimi ritardatari (che avranno ritirato ieri il pettorale e oggi, vista la situazione, si sono girati dall’altro lato del letto). Infine si parte, avvolti nei k-way per evitare di prendere subito freddo e pioggia.

Parto nelle retrovie, come sempre, e mi trovo lanciato a superare molti runner: sarà che mi sento più leggero, dopo uno sconto di 20 chilometri, oppure è solo pazzia? Decideranno gambe, fiato e testa, tra qualche ora.

Variante di percorso: usciti da Forno non ci si incolonna più nello stretto sentiero dopo il ponte sul Viana, teatro di memorabili tappi gli anni scorsi. Si prosegue invece per strada asfaltata fino a salire ai Bottini, dove si ritrova il vecchio percorso. Il gruppo inizia a sgranarsi.

Al ponticello di legno all’inizio della salita al Mulino Val c’è coda, e in tanti ne approfittiamo per togliere il k-way. Non piove più e non vorrei sudare troppo.

E poi su, su, ancora più in su, al Mulino Val e alla Madonna della Neve. Arrivo al Bandito con un leggero fastidio alla milza: poco allenamento e ritmo troppo veloce, sapevo che sarebbe successo. Ma ora è tutta discesa, la lunga discesa verso i Milani che oggi è una vera favola, nel bosco umido. All’inizio fatto attenzione a non scivolare o finire con i piedi nelle pozzanghere dei guadi, ma dopo la prima pozza si è ormai franchi per il seguito…

Non siamo in molti e non ci sono grandi rallentamenti: evidentemente ci siamo sgranati bene nel tratto iniziale.

 

Ore 8.45 ai Milani

Bello trovarsi qui, al primo ristoro. Ci si rilassa un attimo in attesa di ripartire verso lo strappo del Canautà, che quest’anno promettono più deciso rispetto al passato. Mi sembra di riconoscere tante facce, che erano qui già l’anno scorso, all’incirca con questo tempo. Alla fine ci si livella tutti, lasciamo andare i piè veloci e ci ritroviamo noi onesti peones. Un saluto ai volontari e via, a immergersi in una nuvola di un bianco inquietante.

Quest’anno non si sale subito dritto per diritto sulle tracce dell’Alta Via Canavesana, ma seguiamo una strada sterrata che pian piano si inoltra nel bosco. Tutto bene fino a che, dietro ad un’alpe, la strada diventa un sentiero ripido che ci catapulta verso l’alto. Saliamo uno dietro l’altro, senza fiatare, fino a sbucare sulla dorsale del Canautà. Usciti dal bosco ci accoglie una sventagliata di vento gelido e neve. Le mani si irrigidiscono in pochi secondi, tribolo come un matto a infilarmi k-way e guanti. Da ricordare per il proseguimento della giornata: meglio un attimo prima che una eternità dopo. Imbacuccati e infreddoliti risaliamo la dorsale, dove ammirevoli volontari ci incitano e ci rincuorano. Bravi loro, fermi al freddo, mentre noi passiamo veloci con la segreta speranza che nella conca dell’Alpe Bellono ci siano meno vento e meno freddo.

Poco prima dell’inizio della discesa supero al volo un gruppetto che arranca a fatica. Non sono tanto più veloce e non voglio dimostrare niente a nessuno, ma mi ricordo ancora dell’infinito tappo dell’anno prima. Stavolta a scendere non voglio nessuno davanti che mi faccia mordere il freno. Ho freddo e voglio togliermi in fretta da lì.

Gli enormei massi tra i quali serpeggia il sentiero sono impiastricciati dalla neve caduta nella notte; occorre scegliere bene gli appoggi e lavorare di gambe, attività che mi è abbastanza congeniale, soprattutto ora che le gambe sono relativamente fresche.

Arrivo liscio all’Alpe Eredi e da qui inizia una variante dovuta al fatto che il proprietario del pascolo ha vietato il transito ai runner. Quindi, in due giorni, gli organizzatori hanno “inventato” una deviazione verso l’Alpe Bellono. Si vedono pietre spostate, scalini di legno, tracce ed appoggi freschi di fattura. Bravi, bravi, più forti della piccolezza degli uomini.

 

Ore 10.00 Alpe Bellono

Due ore e mezza per essere qui! L’anno scorso ci avevo messo tre quarti d’ora in più. Sarà il caso di rallentare? E perché, se le gambe vanno? Sgranocchio biscotti e cioccolato, bevo tè e riparto per la lunga discesa fino ai Ronchi.

Saliscendi, sentieri e sterrate, strappetti bruschi e discese fangose. Oltrepasso il bivio dove Gir Curt e Gir Lung si separano. Ancora discese.

Ad un certo punto incrocio due fulmini che mi vengono incontro: i futuri primo e secondo classificato del Gir Lung, i due componenti della formidabile squadra spagnola che oggi monopolizzerà il podio. In pratica loro sono già in fase di rientro dalla salita di Monsoffietto, mentre io devo ancora arrivare ai Ronchi…

 

Ore 10.45 Ronchi

Che bello incontrare Luisa e Renato che fanno il tifo! Mi fermo a bere il loro te e a scambiare due parole, prima della salita. Oggi non c’è il sole spietato delle altre volte, ma l’aria umida rende il respiro più pesante del solito.

Mi sembra di andare bene anche qui sul ripido, faccio girare le gambe e recupero posizioni. Sbuco sul colletto dove arriva la strada sterrata. La salita è quasi finita, ma le ginocchia iniziano a lamentarsi. Forse ho chiesto troppo? Oppure sentono il ristoro vicino? Mi sembrava che fosse appena dietro la curva, invece c’è ancora da salire un po’, e poi scendere e poi risalire…

 

Ore 12.10 Monsoffietto

Ristoro. Aria fredda. Fame che placo mangiando di tutto e di più. Di qui ancora una breve risalita e poi si scenderà verso Sombeila.

Riparto un po’ affannato, non so se ho mangiato troppo o troppo poco. Allo scollinamento mi devo fermare, infilare k-way e guanti perché l’aria è gelida e mi sto imballando per il freddo. Mangio una barretta che mi scalda subito. Sto meglio. Evidentemente al ristoro ho preso un colpo di freddo che poteva davvero costarmi caro. Discesa ripida su sterrato, le giunture urlano ma scopro che – dolore per dolore – tanto vale fare passi lunghi e saltare stringendo i denti. Arriviamo a Sombeila e ci rimettiamo sulla traccia dell’andata, che percorriamo all’indietro per un tratto. Madonna della Neve e poi bivio dei giri. Da qui ancora discesa per campi e boschi verso Pratialdo. Ogni tanto sento dei passi precipitosi alle spalle, sono i partecipanti del Gir Curt che ovviamente mi superano baldanzosi, visto che hanno meno chilometri nelle gambe!

Sbuchiamo sull’asfalto e ricominciamo a salire verso la Carrella. Se non ricordo male, qui c’era un’ultima risalita micidiale, prima per un sentiero nel bosco e poi su sterrato. Procedo per un po’ sull’asfalto. Forse l’itinerario è cambiato e tra un attimo mi affaccerò sull’ultima discesa verso Forno…

Dietro una curva due auto della Protezione Civile fermano il traffico: si piega a destra, nel bosco. Ok, lo strappo c’è ancora. Con calma mi inerpico sul sentiero fangoso. Davanti e dietro altri runner che arrancano, reduci dal Gir Lung e dal Curt, affratellati nell’ultima salita prima del traguardo. Sterrato, la pendenza diminuisce, poi ancora un po’ di asfalto e infine siamo alla Carrella. Oltre le ultime case inizia la strettoia e l’ultima discesa fino a Forno. Lascio andare le gambe doloranti e stringo i denti. Qualcuno è messo peggio di me, supero tre o quattro ragazzi che zoppicano vistosamente. “Manca tanto all’arrivo?” mi chiede uno. “Tranquillo fratello, pochi minuti e ci siamo”.

Ed è così. C’è il prato verde che porta alla provinciale, dove i volontari fermano le macchine e ti applaudono perché ormai sei arrivato. C’è la discesa dopo il cimitero, con l’asfalto che ti batte sui talloni e te lo senti nelle ginocchia. Poi la curva che immette nella passerella finale, davanti alla palestra. Ultima curva in discesa e vedi lo striscione dell’arrivo, mentre lo speaker annuncia il tuo nome e tu sai che è davvero finita.

Passi all’ultimo controllo del chip, afferri la birra che ti porge un volontario e abbracci gli amici Luisa e Renato che ti hanno aspettato al traguardo.

Poi è stretching, relax, togliere i vestiti sporchi, tentare la doccia (gelata?), pranzare nel padiglione, gironzolare per la zona del traguardo, prendere una birra aspettando gli amici.

Intanto esce un pallido sole, che inizia a sciogliere la neve lassù, dalle parti del Canauta, sotto al Soglio.

Anche questa edizione del trail è andata. Non siamo saliti sul Soglio, perché non aveva senso andarci, con queste condizioni. Soprattutto non sarebbe stato giusto costringere i volontari a rimanere per ore nella neve e nel freddo, ad assistere noi runner che in un soffio saremmo comunque passati, diretti verso le temperature più miti di Pian Audi.

Perciò, alla fine di queste righe, un caloroso GRAZIE agli organizzatori e a tutti i volontari che, nonostante l’inclemenza del tempo, hanno concesso a noi runner la possibilità di trascorrere una bella giornata di sport, fatica e allegria.

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3 commenti leave one →
  1. serpillo1 permalink
    13/06/2013 09:44

    Bello il tuo resoconto e sicuramente la tua esperienza.
    Quello che non mi e’ piaciuto e’ che ho letto sul Risveglio della scorsa settimana che qualcuno avrebbe voluto rovinarvi la giornata piazzando chiodi e cavi d’acciaio tirati sul vostro percorso. Ma chi può pensare e compiere un gesto simile in un momento di vita, condivisione, fatica? Invidiosi?

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    • 13/06/2013 09:52

      L’ho letto anch’io e ho provato molta tristezza… più che invidiosi, direi miserabili. Per una volta che si organizza una giornata di festa e di sport nelle valli, subito qualcuno deve remare contro – una settimana prima della partenza un tale aveva vietato il passaggio del trail davanti alla sua baita, obbligando gli organizzatori a inventarsi una deviazione.
      Pura miseria, intesa non come fame di corpo, ma pochezza di animo e di spirito.

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