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L’altra Europa – Paolo Rumiz

13/12/2012
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Keliningrad - foto di Monica Bulaj

Keliningrad – foto di Monica Bulaj

Nell’estate del 2008 Rumiz si mette in cammino per il suo ennesimo viaggio estivo, come inviato di Repubblica. Assieme alla valente fotografa Monica Bulaj affronta un’impresa a dir poco titanica: percorrere l’Europa da Nord a Sud lungo i confini orientali dell’Unione Europea, per scoprire le mille anime dei popoli slavi e non che premono ai confini dell’Unione.

Sarà un viaggio alla ricerca di terre e popoli perduti, a partire dalla Carelia fino alla Rutenia, senza tralasciare le migliaia di ebrei che un tempo popolavano queste distese. Alla loro scomparsa hanno contribuito dapprima i pogrom dell’ottocento, poi l’olocausto nazista e infine la migrazione verso Israele.

Terre di confini e di contrasti, a partire dal clima che è gelido oltre al Circolo Polare Artico per farsi caldo e mediterraneo ad Odessa, punto di arrivo della incredibile traversata. Come suo solito, Rumiz rifugge le comodità del viaggio in auto privata per sottomettersi ai capricci ed alle incertezze dei trasporti pubblici. Stile di viaggio foriero di incontri con l’anima semplice e vera di questi popoli, ancora legati alla cura della terra e dei suoi prodotti. Lo stesso giornalista sarà sfamato da pesci, focacce, formaggi preparati e prodotti direttamente dai suoi intervistati, accoglienti e gentili oltre ogni possibile previsione.

La gente di Dio, li battezza la fotografa Monica, gente che guarda con sospetto allo sfavillante mondo occidentale, i cui tentacoli tentatori si serrano sempre più saldamente alle membra di stati e popoli che si sono sempre trovati presi tra diversi confini.

Lo stesso termine “Ucraina” significa terra di confine, a suggellare un destino di ponte e di passaggio tra il mondo freddamente ipertecnologico dell’Occidente e l’anima viscerale e turbolenta dell’Oriente. E’ facile capire dove batta il cuore di Rumiz: in petto a Bielorussi, Ucraini, Lituani, Finlandesi, Russi, Ruteni, Galiziani, Moldovi confinati nelle basi sul Mare Artico, intrappolati negli stati baltici che li considerano come cittadini di nessuna nazione, travolti dai processi storici che scuotono Carpazi e Balcani.

Attraverso il suo stile mirabile arriviamo a capire le contraddizioni e le legittime opposizioni ad una omologazione di massa ad un modello occidentale che non si capisce a cosa miri, se non alla bulimia dei consumi e dell’apparenza. Illuminante una battuta di Rumiz, riguardo alla infinita produzione alimentare fai-da-te a cui ha assistito per tutto il corso del viaggio: “I russi mangeranno quando l’opulento Occidente si troverà alla fame”. Perché prima o poi gli anni delle vacche grasse finiscono per tutti.

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2 commenti leave one →
  1. Beppeley permalink
    14/12/2012 14:36

    Molto bello e interessante questo tuo scritto.

    Se hai un attimo di tempo, prova ad acchiappare qualche refuso… le riflessioni che sorgono come una marea, durante la lettura, ne trarranno giovamento…

    • 14/12/2012 14:56

      scrivere a tarda ora non aiuta certo la corretta grammatica… per fortuna alla calligrafia ci pensa il PC!

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