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Geosito di Saint Vincent – alle radici della terra

30/09/2012

Moron

Sotto la pioggia battente ci troviamo in quel di Saint Vincent, dove il solco della Valle d’Aosta piega decisamente a ponente. Terra di cambiamenti riverberati anche nelle rocce circostanti. Dai ruderi del ponte romano si sale per sentieri e mulattiere sul dorso del Monte Tsailleun, lungo il percorso del Geosito di Saint Vincent. Percorso impostato dalle Serpentiniti che provengono direttamente dal mantello terrestre, al cospetto delle fratture immense che hanno modellato quest’area delle Alpi: le faglie incrociate che guidano la Dora Baltea dapprima verso Est e poi verso Sud, la grandiosa paleofrana di Rodoz che ha sbarrato per lungo tempo il corso della Dora, creando un bacino lacustre le cui sponde ancora si intravedono, le rocce durissime levigate dall’azione dei ghiacciai. Senza trascurare i segni dell’uomo: i massi coppellati, i pendii terrazzati, il villaggio antichissimo di Cillian.

Visto che la pioggia smette e il cielo promette un po’ di azzurro, allunghiamo la passeggiata seguendo il sentiero n. 09 che conduce a Moron, splendido villaggio a mezza costa con una antica chiesetta isolata su un dosso. Ancora su per la mulattiera per il Col de Joux e deviazione verso Lenty, ameno villaggio a solatio, a picco sulla Valle. Sosta panoramica con vista su geosito e bassa valle,  e rientro ad anello sull’auto per un bosco di castagni secolari.

In discesa verso casa sosta a Verres alla mostra di editoria antiquaria di montagna. Fa uno strano effetto parlare di libri vecchi di “appena” 200 anni quando poco prima calpestavamo le ossa antiche della terra. A chiudere il cerchio dello smarrimento ci pensa una introvabile copia de “Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina” di Piercarlo Jorio. Un excursus sulla nascita ed evoluzione di miti, riti, usanze che sono scaturite dal mondo reale  di rocce, torrenti e fenomeni naturali, tuttavia vissuti ed interpretati in chiave fantastica allo scopo di protezione e ingraziamento da parte delle popolazioni che per prime abitarono i monti. Dalla indifferenza delle rocce al sentimento dell’uomo verso quelle stesse rocce, rivestite di coppelle e cruciformi come muta preghiera e rito ad un qualcosa che non poteva essere spiegtao e raggiunto altrimenti. Per una giornata inizata tra mille dubbi e perplessità, sotto la pioggia battente, è sicuramente un gran finale…

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  1. Beppeley permalink
    01/10/2012 20:24

    Avevo già capito che bella e intelligente escursione ti stava attendendo quando mi hai mandato via mail il link dei geositi.

    Hai citato quell’interessante volume scritto da Jorio dove sono riuscito a comprendere una cosa molto importante che mi piacerebbe un giorno parlarne sul blog.

    Ma soprattutto mi è piaciuto questo post perché mette in riliveo un aspetto che personalmente ritengo fondamentale per vivere con coscienza e da buoni cittadini nel Bel Paese ovvero la cutlura geologica che tra l’altro trovo molto affascinante soprattutto poi se si abbina ad un’attività così appagante come l’escursionismo.

    Per quanto ho potuto apprendere leggendo i libri che spiegano qual era il rapporto con la montagna da parte delle genti alpine, posso solo trarre una conclusione molto negativa di come invece noi, nell’epoca delle mille conoscenze e delle relative mille possibilità di accedervi molto facilemente, ci relazioniamo con il nostro territorio.

    Un tempo non si sapeve nulla e si pensava che i fenomeni naturali negativi – terremoti, frane, alluvioni, tempeste, ecc. – fossero opera di diavoli, mostri e varie diviinità. Certo, oggi può far sorridere, ma in realtà, se si legge qualcosa in merito, si scopre che un tempo c’era molto più rispetto verso l’ambiente naturale.

    Oggi invece noi non abbiamo più paura di niente ed è tristissimo constatare che, sebbene disponiamo di conoscenze, saperi e tecnologie favolose, non siamo in grado di relazionarci con rispetto verso il nostro territtorio, verso le nostre montagne.

    Scappiamo dalla nostra stessa ignoranza come ha scritto Camanni a proposito della GTA.

    Per fortuna c’è qualcuno che invece ci va incontro all’ignoranza (non è il tuo caso…) o comunque cerca di indicare una “via” per uscirne.

    Progresso quello di oggi? Se penso alle genti alpine di qualche epoca fa penso proprio di no.

    Regresso invece, peggio del medioevo, se penso che in Italia si muore per fenomeni tellurici che farebbero il solletico ad altre nazioni oppure se si permettiamo che cittadini italiani, nel XXI secolo, muoiono sotto le frane (solo in Piemonte si sono censite ben 30000 mila frane, secondo quanto ci ha spiegato il geologo Re Fiorentin durante un incontro ad Usseglio).

    Eppure le cose si sanno ma a noi italiani, poveri imbecilli, interessa soltanto il mondo del pallone (con i suoi marciumi….) e le tette che svolazzano nei palazzi del premier di turno.

    Bravo GP che ci indichi una “via” e che sei capace di “osservare” come penso pochi sanno fare.

    • 02/10/2012 21:46

      Grazie Beppe, con i tuo commenti allarghi a ventaglio i significati e le aperture dei laconici post che riesco a infilare ogni tanto da queste parti. Il passaggio dal timore dato dall’ignoranza al puro terrore dovuto alla superstizione è esilissimo, e su questa sottile distinzione hanno fatto leva nel passato e non solo generazioni di “religiosi” – virgolette per enfatizzare il alto di pura oppressione e soggezione del sentimento religioso che qui cito e sul quale chiudo subito.
      Come dici, oggi spieghiamo tutto e non temiamo più niente, ma non per questo è aumentato il rispetto per l’ambiente e per noi stessi. Il delirio di onnipotenza ci fa dimenticare che siamo necessariamente limitati – come genere umano oltre che come singoli individui – e quindi ci fa arraffare tutto e subito. Oppure, per alcuni, è il sapere che si è proprio limitati a renderli egoisti ed ingordi. Comunque sia, quando mi ritrovo a camminare sui fondali oceanici sbalzati in quota e poi guardo alle piccinerie degli uomini del nostro tempo mi sento in pace con me stess, perchè sto comunque dalla parte che preferisco…

  2. 01/10/2012 13:31

    …trovi cose interessanti anche sotto la pioggia…
    Mi hai fatto venire voglia di andare a visitare la faglia attiva che si trova in Valle di Champorcher.

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