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Viaggio in seconda classe – Paolo Rumiz e il misterioso 740

21/05/2012

Che succede quando Paolo Rumiz parte per un viaggio e racconta su “Repubblica ” le sue avventure? Succede che il mio cervello suona la carica ai suoi pochi neuroni e questi gonfiano il petto e si mettono in marcia anche loro alle calcagna del giornalista.

Se poi la prospettiva  è un viaggio sulle ferrovie minori d’Italia, quelle che si sta cercando di far scomparire per poter alimentare il pozzo senza fondo dei Treni ad Alta Velocità, allora i pochi neuroni inziano a vibrare come girini impazziti.

La prosa di Rumiz, secca e disincatata, piace o irrita. Le sue battute brevi ed efficaci ricordano l’Hemingway più americano e meno filosofo.  Veri ed incisivi  i ritratti dei personaggi incontrati nel corso dello  scassato viaggio sulle ferrovie italiche, in agosto, assieme ad un misterioso accompagnatore battezzato “740”, come la gloriosa locomotiva che tanta parte ebbe nella storia della strada ferrata in Italia. Tra stazioni fantasma, rami secchi e moribondi, locomotori esausti e carrozze ai limiti della decenza, Rumiz ed il suo amico ci porgono il ritratto di un’Italia lontana dai salotti buoni della destra, dai girotondi fiacchi della sinistra di maniera, dai convegni sguaiati  di una lega cialtrona. E’ un’Italia strana, fatta di pendolari, studenti, sfaccendati, disoccupati e farabutti che prende il treno per muoversi, spesso per necessità ed a volte anche per piacere. Un’Italia che – nonostante tutto – c’è,  si muove, ed è vera e reale.

Il viaggio – ed il libro – sono stati realizzati nel lontano 2002, ovvero dieci anni fa.  Sarebbe bello rimettersi ora sulle tracce di Rumiz e di “740” per vedere quanta parte di quell’Italia avventurosa, spavalda e concreta di allora è ancora in viaggio sulle dannate vetture “di seconda”.

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3 commenti leave one →
  1. 27/05/2012 20:19

    Ah, la locomotiva! Il lampo viaggiatore! Io sono uno di quei pendolari provinciali che il treno del ramo secco lo prendeva ogni mattina, ad una gloriosa stazione fantasma.
    Poi mi sono stufato di metterci più di un’ora e mezza per fare 30Km, tra treni che ti abbandonano su rami secchi ed una miriade di tram e mancate coincidenze. Peccato.

    Ce l’hanno con il falso mito del progresso, ma non è falso: è che il progresso è finito tanto tempo fa. La Torino-Ceres era più veloce un secolo fa, o giù di lì.
    Forse con la TAV arriveremo prima a Parigi, che a Torino… Ha senso?

    • serpillo1 permalink
      28/05/2012 14:27

      Se la Torino-Ceres fosse un proseguimento della metropolitana (veloce ed integrata) molti vivrebbero volentieri nelle Valli di Lanzo, in mezzo al verde e lontano dal caos e dallo smog…. non ci resta che sperare nel teletrasporto ma anche qui la vedo quasi impossibile 🙂

      • 28/05/2012 15:49

        Eh, avete ragione entrambi. Si prala tanto dif ar viaggiare le merci più veloci per farle andare più lontano, poi ci si dimentica che basterebbe poco per far spostare la gente in modo più intelligente e pulito. Anch’io nei primi anni di università prendevo la gloriosa canavesana a castellamonte.. ora i binari sono scomparsi, sepolti dall’asfalto, e la stazione è un edificio incongruo in mezzo ad un parcheggio per auto.

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