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La pioggia gialla

19/04/2012

Non è un libro per chi ama il lieto fine. Il protagonista muore solo e disperato, e già nel primo capitolo ci racconta quel che capiterà al suo corpo. Non è un libro per gli amanti della natura: qui l’evento naturale più eclatante è la pioggia gialla delle foglie di pioppo che cadono e ricoprono con il loro colore di morte le case di Ainielle, un piccolo villaggio sui Pirenei abbandonato dai suoi abitanti. Non è un libro per chi vuole dormire sogni tranquilli: le case vuote ed abbandonate sono popolate dai fantasmi dei loro antichi padroni.

E’ un libro duro e triste sulla sorte capitata a molti villaggi,  che si sono svuotati e spopolati a partire dalla metà del secolo scorso.

Lo avevo letto anni fa,  scrivendo quel che riporto sotto. L’ho voluto rileggere ultimamente, di certo perchè sono un po’ masochista. L’impressione di desolazione avuta allora ne è uscita amplificata, forse perchè non vedo grandi speranze per un mondo “vero” che sta soccombendo al chiacchiericcio di un futuro omologato.

LA PIOGGIA GIALLA di Julio Llamazares

Allucinante monologo dell’ultimo abitante di Ainielle, villaggio sperduto tra i Pirenei aragonesi , destinato allo spopolamento per abbandono dei suoi abitanti, diretti verso le città della pianura ed una vita meno misera e faticosa. Assistiamo attoniti allo spegnersi di una vita, contemporaneamente e retrospettivamente allo smembrarsi e sfaldarsi del paese. Fantasmi, ricordi, incubi notturni si sovrappongono in una narrazione che pagina dopo pagina si fa sempre più fantasmagorica e, allo stesso tempo, reale. Alla fine rimane solo più un cadavere, divorato dagli uccelli, in una casa in rovina. Morto un certo giorno, oppure molti anni prima…

Tutto sommerso dalla pioggia gialla delle foglie dei pioppi che cadono. Giallo, il colore della morte e dell’oblio, almeno per il protagonista del racconto.

La malinconica che fin dall’inizio avvinghia il lettore è pari solo a quella evocata quando, nelle valli dei nostri monti, ci si imbatte in villaggi e borghi che potrebbero tranquillamente essere i corrispettivi canavesani dell’Ainielle pirenaico.

Lento e solenne, come una elegia. Sarebbe interessante poterlo leggere in lingua originale, per studiare ed assaporare ancor meglio il dramma ed il tormento che soltanto unno spagnolo può scovare al suo interno.

2 agosto 2005, in Andora, nel pomeriggio successivo ad un furioso temporale mattutino.

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2 commenti leave one →
  1. 24/05/2012 22:19

    Ottimo!
    Non potevi trattare tema migliore….che strani noi umani…spopopolare posti meravigliosi, ma con un’anima per affollare quartieri considerati veri e propri dormitori…!!! Ma sono ottimista…vedrai un giorno la gente tornerà…eccome se tornerà…

  2. Beppeley permalink
    20/04/2012 07:37

    Bravo!

    Interessante il parallelismo tra una zona “distante” da noi che ha sofferto dello stesso inquietante problema dello spopolamento della montagna.

    P.S.
    Se riesci, leggi su “La Stampa” di oggi cosa ci racconta Camanni (rubrica “Montagna”) a proposito del prossimo 25 aprile, in merito alle montagne come rifugio dei ribelli…

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