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La Fiamma dell’Avventura

14/04/2012
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Simon Yates è stato a lungo “l’uomo che tagliò la corda” e fece precipitare il compagno di cordata – tale Joe Simpson – in un crepaccio di un ghiacciaio andino. Simpson sopravvisse al volo, si trascinò fino al campo base, ritornò nel mondo dei vivi e scrisse un toccante libro – La morte sospesa –  dal quale fu tratto un bel film. Soprattutto, comprese subito il gesto disperato dell’amico Simon,  sempre lo difese senza riserve dalle sferzanti critiche della comunità alpinistica e gli dedicò il libro con le lapidarie parole “A Simon Yates, per un debito che non potrò mai saldare”

Ma Simon Yates non è rimasto  in un angolo ad attendere eventi, giustificazioni, scuse, riconoscimenti. Semplicemente ha fatto quel che era il suo desiderio:  scalare, viaggiare, esplorare montagne e continenti sconosciuti. Classe 1963, ha rappresentato quella irripetibile generazione di alpinisti ed arrampicatori  inglesi che rinuncia a sicurezze di posti di lavoro e stipendi per seguire la sirena dell’avventura, ovunque li porti, tirando a campare con i sussidi di disoccupazione e lavori trovati e lasciati via via.

“La fiamma dell’avventura” è l’autobiografia di Yates. Sua e di quelli come lui, che non si preoccupavano di “vendere” le loro imprese in dotte conferenze, non gli interessava comperare castelli per farne musei o scrivere libri formato strenna natalizia. Semplicemente, vivevano senza accumulare altro che scalate e viaggi ed arrampicate. Un modo di vivere che nell’alpinismo patinato  di oggi, teso al marketing, alla prestazione, al virtuosismo e all’incasso, sembra irrimediabilmente scomparso.

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3 commenti leave one →
  1. Tommy permalink
    09/01/2013 05:38

    Ho letto in pochi giorni il libro. Credo che la ricerca continua dell’avventura e della liberta , al giorno d’oggi sia merce rara.viviamo in un mondo troppo complicato,dove davvero lo spirito di avventura sia stato soppiantato dal dover fare per soldi o avere visibilita’.

  2. 15/04/2012 19:59

    Assolutamente da incorniciare quello che scrivi. Grazie davvero

  3. Beppeley permalink
    14/04/2012 22:46

    Grazie del tuo bel post.

    Grazie per averci parlato di questo personaggio che, sicuramente, come è capitato ad altri alpinisti (veri), può lasciarci in eredità un prezioso messaggio di libertà.

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