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Sui diritti della natura

06/04/2012

L’amico Davide si impegna a fondo nel promuovere i diritti della natura, decisamente condivisibili e sottoscrivibili. Per parte mia posso trasporre un brano da un libro che mi sta appassionando molto, “Un anno a Walnut Tree” di Roger Deakin.

Il testo è un po’ lungo, ma l’abbreviarlo avrebbe comportato una decisa perdita di significato. Il common è  una estensione di terra comune indivisa sulla quale i residenti esercitano determinati diritti collettivi, come il diritto di pascolo e di legnatico.

Coltivare fieno per i cavalli può essere considerata un’attività agricola, quando non usiamo più i cavalli per tirare l’aratro  nè mangiamo carne di cavallo in Inghilterra? Allevare cavalli, tra cui cavalli da corsa, non è un’attività a fine ricreativo? Raccogliere fieno da un common per venderlo ai proprietari dei cavalli, che li usano solo per fare equitazione tra i sentieri, non è realmente un’attività agricola.

D’altra parte, coltivare il fieno per le mucche è un’attività agricola, coerente con la tradizione del common.

Se l’uso ricreativo, piuttosto che agricolo, dev’essere la nuova finalità del raccolto del common, allora dovremmo dare la precedenza alle esigenze della natura. Ciò vuol dire che dobbiamo allargare la nostra visuale e considerare come fruitori del common anche i suoi abitanti non umani. Con le vecchie pratiche agricole le piante, gli insetti, gli uccelli e gli altri animali trovavano molti modi per esercitare quelli che potremmo chiamare i loro diritti comunitari naturali. I gufi e le volpi, secondo le tradizioni del common, esercitavano i diritti di caccia e pesca. I bombi il diritto di raccogliere il polline. Alcune farfalle e falene godevano degli antichi diritti di deporre le uova su specifiche piante o alberi e i loro bruchi esercitavano il diritto di foraggiarsi con le loro foglie.

…omissis…

I documentari televisivi ci fanno spesso seguire lo svolgersi di tutte queste attività in posti come il Serengeti africano, e ammiriamo le scene spettacolari, l’armonia della natura. Eppure se solo ce ne prendessimo la briga potremmo osservare delle dinamiche e una rete di attività altrettanto stupefacenti proprio qui, sul nostro common, sotto il nostro naso.

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