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La fine del mondo storto – Mauro Corona

17/06/2011

Nel giro di una lunga notte d’inverno finiscono il petrolio, il gas, il carbone. E’ la morte del mondo storto, ovvero del mondo come lo conosciamo noi, ipertecnologico, informatizzato, meccanizzato. Gli uomini si trovano a dover dipendere solo dalle loro mani, dal loro ingegno, dalla loro fantasia.

I ricchi, i potenti, i poveri, si trovano tutti allo stesso livello, a dover lottare per un asse da bruciare o una patata da mangiare.

Solo chi riscoprirà le antiche pratiche dell’agricoltura, della pastorizia, della conservazione degli alimenti riuscirà in qualche modo a passare l’inverno. Ma gli uomini dovranno diventare solidali. Pungolati dalla paura della morte e spinti dal bisogno di soddisfare i bisogni primari di cibo e rifugio dimenticheranno invidia, rabbia, prepotenza ed orgoglio. Nascerà una società nuova, di uomini uguali. Fino a che, con la nuova sicurezza alimentare e il passare del tempo, non si formeranno nuovamente fazioni, partiti e nazioni, segno inequivocabile del lugubre destino di egoismo che affligge il genere umano.

Mauro Corona

Questo, in sintesi, è il messaggio del libro di Mauro Corona: attenti che questo mondo finirà, e nel suo crepuscolo a salvarsi saranno coloro che avranno ancora conservato la sapienza antica dei mestieri manuali, dell’usare mani e testa per accendere un fuoco, condurre un gregge, fare il formaggio, coltivare la terra.

La materia non è nuova, eppure l’idea della catastrofe improvvisa è pur sempre stimolante. Però, pagina dopo pagina, mi sembra che Corona tenda un po’ a ripetere all’infinito gli stessi concetti, e sempre nella stessa maniera.

Dopo un po’ ho avuto la tentazione di saltare qualche pagina – e forse l’ho anche fatto – giusto per uscire dalla prolissità narrativa.

Anche il finale non è dei migliori, visto che condensa in poche righe un ragionamento sulla natura umana che meriterebbe più spazio e maggiore profondità.

Insomma, il libro non mi ha convinto, così come non mi hanno convinto i romanzi di Corona, che ritengo un eccellente scrittore di racconti (come non dimenticare “Il volo della martora”?). Sulla lunga distanza mi sembra che all’autore vengano a mancare le idee ed il fiato. Detto questo, però, resta valida la domanda sottostante a tutte le pagine del libro: questo nostro mondo, inequivocabilmente storto, quanto è destinato a durare?

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One Comment leave one →
  1. Denise Cecilia permalink
    05/07/2011 14:15

    Mi orienterò verso i racconti allora… Corona mi “ispira”, come si suol dire, ma ancora non ho colto l’occasione per leggerlo.

    Mi piace

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