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Oltre la montagna – Steve House

04/06/2011
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Cosa c’è oltre la montagna? Come si diventa uno dei migliori alpinisti del mondo?

Sottoponendosi a ritmi terrificanti, imparando ad arrampicare in tutte le condizioni immaginabili, concedendo poco o nulla al caso, accettando salite interminabili, inanellando ore su ore di scalata, dominando l’annebbiamento dei polmoni e del cervello.

Steve House non fa sconti a nessuno, tanto meno a se stesso. Diciannovenne smarrito sotto alla parete Rupal del Nanga Parbat, ci ritornerà anni dopo per salire una via diretta che varrà il Piolet d’Or. Ma, oltre le onorificenze, quello che impressiona nel narrare è la lucida caparbietà che muove i passi di questo alpinista americano. Sbalordiscono la determinazione e la severità assoluta che lo spingono lungo le pareti ghiacciate dei colossi americani, montagne che a noi europei sono del tutto sconosciute.

Nanga Parbat - parete Rupal

Mancano romanticismo, lotta con l’alpe, miti e leggende di un vissuto alpinistico “europeo” che possono essere di ingombro nel concepire e realizzare imprese estreme. House, in quanto uomo del “nuovo Continente”, non porta in se traccia di eroismi alpini e si può dedicare in toto a concepire e realizzare le sue imprese.

Non è tutto: dal libro traspaiono – comunque e per fortuna – i lati che ce lo rendono “umano”: il ricordo degli amici scomparsi in montagna, i dubbi di fronte al dolore di chi resta, i battibecchi con i compagni di cordata.

Al di là della lettura, oltre il raccontare delle scalate in montagna, resta il messaggio di chi ha voluto rendere la vita più semplice, per avere di più.

 Cito liberamente dalla prefazione di Reinhold Messner

Più semplici rendiamo le cose, più ricca si fa l’esperienza” Ma solo se non ci fermiamo, solo se proviamo, solo se rischiamo, in particolar modo quando perdiamo. Perché perdere fa parte del processo di apprendimento. Sono le sconfitte ad arricchirci maggiormente. “Azione: questo è il messaggio”.

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3 commenti leave one →
  1. Denise Cecilia permalink
    04/06/2011 18:13

    Perdonami, credo di non capire: scrivi che House “ha voluto rendere la vita più semplice”, ma in che senso?
    Ciù.

    • 04/06/2011 22:03

      E’ un riferimento allo stile alpino di salita delle grandi montagne. Ti porti dietro solo lo stretto indispensabile e conti solo sulle tue forze. Così facendo hai un contatto vero, diretto con la montagna e con te stesso. Tutto è più semplice, perchè non c’è altro al di fuori ed oltre a te. L’esperienza sarà totale, completa. E quindi avrai di più – intermini di vita vissuta – rispetto a chi è assistito da mille sherpa, bombole di ossigeno, appoggi ed aiuti esterni. Questo, almeno, è il pensiero di House.
      Ciau

      • Denise Cecilia permalink
        06/06/2011 15:07

        Guarda, sarebbe pure il pensiero mio se soltanto avessi le qualità minime per fare uno sport simile! 😉

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