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Ai bordi del Po – camminate, racconti e strane creature

20/02/2011

Un libriccino piacevole – Sulla Riva del Fiume – ci porta ai bordi del fiume Po, in quei luoghi particolari  che  uniscono gli elementi terra, aria ed acqua. Terre vaganti, soggette ai capricci del fiume che modifica il suo corso a seconda dell’umore delle piene e che osserva di malumore gli interventi dell’uomo per cercare di contenerlo e di guidarlo. Alla fne degli anni 50 si fanno sentire i primi grandi cambiamenti in una società che prima d’allora era prevalentemente contadina. Arrivano automobili, viaggi, opportunità da cogliere da parte degli abitanti della frazione, vere macchiette umoristiche (forse un po’ troppo “caratterizzate”). Ai lati scorre il fiume, sornione, mutevole, caparbio.

Ponte Isabella

Mi è difficile rimanere indifferente davanti allo scorrere dei grandi fiumi. Mi chiedo quali storie, quale narrazione infinita sia nascosta nella enorme massa  di acqua che si muove indifferente. Molto hanno fatto anche certe letture. Più che agli ultimi capitoli di  “Siddharta”, ripenso con affetto a Mark Twain e le avventure di Hucleberry Finn o ai due introvabili libri di MooreHead sul Nilo Bianco e Nilo Azzurro.

Ed i viaggi. Mosa, Senna,Tamigi, Danubio, Reno, Nilo, Eufrate…

Nel collegare la lettura all’azione – come da scopo non celato di questo blog – ho il piacere di suggerirvi la splendida cavalcata della collina torinese, da San Mauro alla Maddalena, dove il Po segna l’inizio e la fine del viaggio. Un percorso che alterna tratti decisamente selvatici a vedute idilliache verso l’Eremo e l’altopiano di Chieri.

In modo più rilassato è consigliabile una piccola passeggiata ad Orco Beach, ovviamente fuori stagione. Dal ponte tra Brandizzo e Chivasso ci si inoltra alla confluenza tra Orco e Po.  Spiaggette, canneti, il greto sassoso dei due fiumi, campi arati e coltivazioni di noci e pioppi. Idillio intaccato da una visione tropicale: un’area di bosco sta venendo soffocata dalla prepotenza dello zucchino amricano (Sycios Angulatus). Un segno della globalizzazione da tenere sotto controllo.

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4 commenti leave one →
  1. 03/03/2011 10:15

    …e ci fosse solo quella, di pianta non autoctona!!
    in tutti gli anni di pascolo lungo il po, mentre i guardiaparco ahimè accusavano le pecore di essere un grave danno per la flora locale, io vedevo piante non autoctone che soffocavano le nostre… artemisia verlotorum, helianthus tuberosum (il tapinambour!), spiraea japonica, reynoutria ssp, amorpha fruticosa, buddleja davidii…
    si legga anche questo http://sweb01.dbv.uniroma1.it/cirbfep/pubblicazioni/pdf/aliens_ita.pdf bel documento

  2. 23/02/2011 11:07

    Ciao GP,

    rimango ipnotizzata guardando l’acqua che scorre, goccia dopo goccia e pensando al suo viaggio che mi ricorda una melodia.

    Leggendo il titolo che hai dato al post mi viene in mente anche un proverbio cinese: – siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico-.

    Serpillo

  3. 21/02/2011 18:54

    La cosa interessante è che globalizzare ha assunto il significato di diventare americano anche nell’ecosistema.
    Diavoli di mericani, ma come fanno? Scoiattolo americano, zucchino americano…
    Forse un tempo l’Europa ha scoperto l’America, ma il peggio è successo quando l’America ha scoperto l’Europa… 🙂

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