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Fortificazioni nell’Arco Alpino – Casses Blanches

08/11/2010

Nello scartabellare tra i Quaderni di Cultura Alpina della Priuli e Verlucca sono capitato su questo libro di Minola e Ronco, dedicato alle fortificazioni dell’Arco Alpino. Assunto il dato di fatto che le Alpi hanno costituito per molto tempo (ma non da sempre…) un ottimo baluardo, in questo libro si ripercorrono i metodi e le tecniche messe in opera per scopi offensivi o difensivi tra lo Stato Sabaudo (e poi il Regno d’Italia) nei confronti dei vicini francesi ed austriaci.

dal sito di Priuli e Verlucca

Una rassegna storica e molto ben documentata delle principali tipologie di fortificazione, dalle fortezze di sbarramento di fondovalle fino alle opere in caverna del Vallo Alpino. Dopo la trattazione tecnica si trova una serie di schede che illustrano alcuni esempi per ogni tipo di forte esaminato: un ottimo spunto per visitare Fenestrelle, Bard, il forte Bramafam a Bardonecchia con un occhio più attento al significato di opere così imponenti e ormai inutili

E dopo lo studio, una passeggiata fino alla caserma delle Casses Blanches, sopra Salbertrand. Si sale in macchina fino alle grange Hubert (strada sterrata poco dopo Eclause, percorribile con calma ma senza particolari problemi). Dalle grange una mulattiera monta diritta nel bosco, all’inizio poco evidente poi più marcata. Usciti dagli alberi la vista spazia sul Seguret, sul Colle dell’Argentera e sulla mulattiera che – transitando sotto le impressionanti  “Canne d’organo”  – portava alla caserma di Casse Blanches e al monte Chabriere, verso il rifugio Molinari. Sul lato opposto si allargano l’altopiano dell’Assietta, la Rognosa del Sestriere, il Monviso, lo Chaberton e il Gran Pic di Rochebrune. La caserma di Casses Blanches è collocata  in posizione strategica per dare appoggio alle postazioni avanzate oltre il Seguret e verso il Niblé. Con una breve salita per tracce di sentiero si arriva alla punta di Casses Blanches. Da qui la vista spazia sulle pendici del gruppo Vallonetto- Peirous: sembra incredibile, ma un tempo su quei pendii scoscesi passava un sentiero che consentiva di trasportare blocchi di ghiaccio dal ghiacciaio di Galambra fino alla stazione di Salbertrand. Da lì comodamente in treno arrivavano fino a Torino, ad alimentare le ghiacciaie di Porta Palazzo. Fatiche d’altri tempi, ben documentate da un agile libretto (La storia del ghiaccio di Salbertrand, in italiano e occitano) distribuito presso l’Ecomuseo Colombano Romean, alla sede del Parco del Gran Bosco a Salbertrand.

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2 commenti leave one →
  1. Giovanni Gervasutti permalink
    31/12/2010 16:27

    Una bella gita da rivalutare. Io ho riattrezzato con spit e cordoni un passaggio crollato che porta verso il colle Argentera prima di arrivare al torrente. E’ un peccato che opera d’ingegneria stradale vengano così dimenticate. Si potrebbe far rivivere la caserma di Casse Blanches come Rifugio. Gianni Gervasutti

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    • 01/01/2011 18:07

      Che dire, se non bravissimo! L’idea di un rifugio alle casses blanches è splendida, sia per il luogo che per la logicità del posto. Se capisco bene, hai attrezzato il sentiero che dalla caserma scende al torrente. Il tratto successivo che va al Colle Argentera è percorribile? ho letto di crolli e tratti da farsi con chiodi da ghiaccio piantati nella terra…
      Grazie per il contributo ed ancora buon 2011

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