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La strada era l’acqua – Davide Sapienza

23/08/2010
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Goccia dopo goccia si dipana la strada di un canoista che scende l’Inn-Danubio, dai ghiacci dell’Engadina fino al mar Nero e alle cupole dell’antica Costantinopoli. Così, parola dopo parola, l’acqua commenta il viaggio avventuroso di Dario Agostini. In mezzo c’è il lavoro di Davide Sapienza, che dà parola all’acqua, elemento liquido, mutevole, sfuggente,  supporto e direzione del viaggio del canoista, ma non solo, e non sempre. Si avverte la necessità dell’uomo di “farsi viaggio”, così come dell’elemento di “farsi umano”, per meglio comprendere e accogliere. E così, poco alla volta, le due voci si confondono e gli incontri e avventure “umane” divengono parte non solo del viaggio, ma del necessario fluire del fiume.

Lo scorrere via come viaggiare nello spazio, nel tempo e nella percezione di un Sapienza in gran forma,  le cui parole “acquatiche” ricordano William  Blake e i migliori testi di una stagione che si pretende ormai passata.

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