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A ciascuno il suo cammino

15/07/2010

Sfogliavo qualche settimana una rivista di montagna ed escursionismo e sono rimasto colpito da quanti “cammini” vengano ormai proposti su queste pubblicazioni. La Via Francigena (attenzione, ogni regione/provincia/comune ha la sua interpretazione, diffidate delle imitazioni), il Cammino di Sant’Agostino(ehh??),  la Via Micaelica (doppio ehh?), il Camino di Santiago (quello si che lo conosco), la GTA (ma sei ancora viva? che sorpresa… ooops, che figura!) la GEA, l’AVC, il SB, il TMB, il GTMR, il SF, le AV1 e AV2…

Tracce di cammini

Insomma, mi stupisco che davanti a casa mia in quel di Caselle non ci siano ancora dei segnavia e che il vicino  non inauguri un posto tappa in giardino. Eppure mi domando e dico: “tanti cammini, e va bene, ma dove sono i camminatori?” A parte qualche itinerario alla moda,  sui monti trovo sempre meno persone che camminano. C’è chi corre (me compreso), chi passeggia, chi fa un giro, ma il passo costante, veloce ed efficace del camminatore non lo trovo più. Alla iper-produzione di cammini corrisponde l’estinzione di chi si avventura per strada “a piedi”, a parte qualche commovente escursionista estero incontrato – e quasi travolto – dentro alle oscure gallerie tra Cesana e Claviere.  Mi sembrano lontanissimi i tempi in cui Werner Herzog partiva da Monaco per raggiungere a Parigi l’amica malata. E sono lontani anche i tempi in cui un Franco Michieli senza mappe, GPS e telefonini si sperdeva libero e solo sui rilievi della Norvegia. A ciascuno il suo cammino, quindi, ma mi sembra di sentire il tintinnare di fondi e finanziamenti che “comunque vanno spesi…”

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2 commenti leave one →
  1. 20/07/2010 10:17

    Hai ragione GP, dove sono i camminatori ed aggiungo io dove e ‘ la manutenzione dei sentieri….
    Di Franco Michieli e’ bello “perdersi” nei suoi viaggi…

    Serpillo

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    • 20/07/2010 17:41

      Serpillo, è giusto, è più facile creare un qualche nuovo sentiero, magari sulla carta e appiccicando alla meglio tratti slegati tra loro, piuttosto che curare, adottare e preservare quanto già c’è. Perché a conservare non c’è gloria, non ci sono vetrine o pagine sulle riviste.

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