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Ordagna ed Apocalisse

09/06/2010

Cavalieri dell'Apocalisse

Il Rio Ordagna nasce in Valle di Viù, dalle pendici dell’Uja di Calcante;  nel giro di pochissimi chilometri sfocia nella Stura di Viù, all’altezza di Colbeltrame. Il vallone di Ordagna è raggiungibile facilmente da Traves, attraverso i sentieri del Col Colmet e di Pian Bracon.

Due volte sono salito su per l’Ordagna: due giornate con tempo da lupi.

La prima volta a cavallo tra inverno e primavera.

Partiti da Traves, dirigiamo a Pian Bracon ed al colle delle Lunelle. Il cuore delle Valli di Lanzo invia banchi di nuvole nere, gravide di pioggia gelida. Dal Pian d’le Draje inizia un lungo traverso sospeso sul fondovalle. Erba secca, ginepri e roveri rattrappiti, larici e pini silvestri che, smarriti, spingono rami in avanti come punti interrogativi. E’ secco qui, ma artefice di ciò non è la semplice siccità del serpentino, figlio della lava. Pietre verdi e rosse striate dal fuoco maligno, mulattiere sonore dove i passi rimbombano senza essere smorzati da humus, erba o foglie. Si cammina a mezza costa, diretti ad un colle ai piedi delle Lunelle. Non si sente voce di uccello, anche i corvi restano più in basso, vicino al rio Ordagna, dove una striscia di verde racconta di acque che scorrono veloci verso la Stura.

Per toccare la vetta delle Lunelle si striscia tra canali di rododendri ed ontani. La cresta finale è una ventata di neve in faccia ed implica discese attente su appoggi lucidati dall’uso. Le case di Pugnetto sono macchie nere in un prato bianco, tra aceri contorti. Ci vorrebbe poco per arrivarci, ma la notte che incombe ci respinge verso i tronchi bianco osso delle betulle delle Draje.

La seconda volta agli inizi di primavera.

Da Traves all’alpe di Bramafame si cammina sulle piste della memoria.

Fino al guado dell’Ordagna è un saliscendi nel folto dei castagni, spezzato da case decrepite assediate dal bosco. I guardiani del sentiero, incontrati appena oltre il Col Colmet, hanno parlato chiaro: la salamandra preannuncia fuoco e asprezza, la giovane aquila spalanca le porte al deserto ed al silenzio.

Così è. Oltre il guado ancora il fuoco ha percosso le coste. Ci si arrampica tra il nero di tronchi arrostiti e il verde furioso di rovi ed ortiche. Bramafame è la promessa dell’aquila, mantenuta. Case abbandonate su di una dorsale rivestita dal bosco, incastrate dietro ad una ruga della valle. Di fronte Calcante  e Lunelle, la mulattiera delle miniere è una riga assurdamente diritta in un mondo ripido che rotola in basso.

Una volta qui erano pascoli, prati, lavoro di uomo. Ora mura sfondate e tetti pericolanti. Brama-fam: quanto sudore nel fare, che rabbia nel perdere e veder distruggere. Alla fine la fame ha prevalso, la posizione è stata abbandonata, le mura hanno ceduto.

La nebbia ed il bosco sono opprimenti. Tentiamo l’uscita verso l’alto, al Colle di Pra Lorenzo. Costiere di sassi instabili, boschi squallidi e pascoli da capre. Al Colle i pini silvestri invitano a salire ancora, verso l’Uja, su di una traccia finalmente battuta.

Ecco la croce, ecco il libro di vetta. Qualcosa di umano, alla fine.

E’ facile arrivare qui, anche nella nebbia. Più difficile immaginare l’angoscia di Bramafame, là sotto. La stretta implacabile del bosco che avanza, chiude i pascoli e scalza le pietre dai muri a secco.

Ora del ritorno: rieccoci tra le rovine, ancora. Nella nebbia, ancora. Ci guardiamo appena, e scendiamo veloci, abbandoniamo di corsa i ruderi come se vi avessimo sepolto un morto invendicato.

Dal guado in poi torniamo a respirare. Il bosco verde della primavera è la fiducia che tutto si rinnova e l’equilibrio si ristabilisce.

Dal Col Colmet ci volgiamo un’ultima volta verso Calcante. Bramafame è lassù, invisibile. La giovane aquila riga il cielo e chiude le porte del vallone.

Il giorno dopo

Ordagna e seccagna: due parole che ripetevo come un mantra, mentre arrancavo sui pendii delle Lunelle. Seccagna, ovvero estrema povertà del terreno, e delle risorse. Chiamare un’alpe Bramafame significa sottolineare che la speranza, sebbene non muoia, certamente vacilla. Nominare ciò che fa paura per tenerlo lontano. Rinchiudere lo spettro in un luogo geografico preciso, per poterlo controllare. Ed evitare.

Passano gli anni, e Bramafame viene abbandonata. Lo spettro ha vinto, l’uomo ha rinunciato.

E poi, anni dopo, l’uomo ritorna, in silenzio, sul filo della memoria.

Non sono percorsi “verso” i paesaggi rinomati. Sono gite “dentro” il tempo, a scoprire luoghi abitati per necessità, lasciati a loro stessi quando la fame si è fatta incolmabile, ed il desiderio di fuggire si è trasformato in possibilità e scommessa.

Ora, di là dal guado, solo il fuoco percorre quelle valli. Il sipario è calato, la minaccia del nome ha vinto sulla speranza e l’esorcismo. La giovane aquila lo sa, per questo prepara un nido tra Lunelle e Calcante.

Non temo di paragonare lo spopolamento di queste valli all’Apocalisse: case crollate, sentieri scomparsi boschi voraci che riprendono il posto di pascoli e coltivi. Non ci sono state guerre o invasioni, ma l’effetto a distanza di anni è drammatico. Per qualche immagine di passeggiate ai bordi dell’Ordagna passate di qui. L’immagine arriva da queste parti.

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3 commenti leave one →
  1. 15/04/2011 10:50

    Come prima uscita del Corso di Escursionismo di base del CAI di Lanzo (17/4/11) abbiamo proprio scelto l’ambiente da te magicamente descrito in questo post.

    La nostra idea è quella di compiere un giro ad anello (in senso orario) partendo da Tese per raggiungere poi il Colle di Prà Lorenzo e ritorno a Tese via Pian Bracon, tralasciano le vette da te salite.

    Complimenti per il tuo bellissimo racconto.

    Cari saluti

    Beppe

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  2. 12/06/2010 09:00

    bel racconto delle tue avventure e della storia di quei posti

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Trackbacks

  1. All’ombra del Calcante | camoscibianchi

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