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Leggeri come…

10/06/2012
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Comincio ad essere un po’ stanco del continuo parlare di rigore, mancanza di crescita, spread, bund, stretta finanziaria.

Non nego che ci siano dei problemi. A sentire le campane di tutti, è sempre colpa degli altri se siamo giunti fin qui, e sono gli altri in primo luogo che dovrebbero darsi da fare, pagare, sacrificarsi per primi in modo che l’economia si riprenda, il PIL punti di nuovo verso l’alto e si torni tutti a guardare fiduciosi verso il futuro radioso e splendente.

Fine della lamentazione. Se volete una boccata d’aria fresca, andate avanti.

In tutto questo marasma sento il bisogno di un po’ di leggerezza.

Ritorna in mente quanto scriveva Giampiero Motti nel lontano 1972 (L’ultima avventura)

A volte mi immagino una grande parete, che forse non ho mai visto e che non vedrò mai, e mi vedo salire leggero, elegante e sicuro. Niente corda, niente chiodi, certo di non cadere mai. Mi vedo fermo la sera su un terrazzino a riordinare le mie cose, e poi seduto a guardare una valle sconosciuta, dove le piccole luci che si accendono a una a una mi ricordano con struggente melanconia che esistono anche gli uomini, mi ricordano quegli occhi incontrati per caso che promettevano un mare di cose belle e che forse sono rimaste tali proprio perché fermate in quello sguardo”

Eppure sembra quasi sacrilego e inadeguato voler sentirsi leggeri in un tale momento di cupo pesantore.

Ho bisogno di un illustre complice.

Italo Calvino e le sue Lezioni Americane, gli ultimi scritti prima della improvvisa morte.

La Leggerezza è la prima delle Lezioni.

In questa esplorazione troviamo subito una affermazione importante: alla gravosità del mondo concreto si contrapponga la leggerezza del pensiero, che a sua volta renda ridicola la leggerezza chiassosa imposta dalla frivolezza.

Quindi per essere e sentirsi leggeri non serve accecare il proprio acume, anzi…

Emblematico l’aneddoto in cui Guido Cavalcanti, perso nei suoi pensieri, viene raggiunto da un gruppo di “amici gaudenti” in prossimità di un cimitero. Gli amici a cavallo lo circondano e lo deridono per il suo sfuggire dalle caotiche giostre. Il poeta sorridendo replica con un agile balzo al di sopra dei sepolcri di marmo e lascia gli amici a districarsi tra cadaveri e sepolture. Morale? La supposta gravità permette di essere leggeri quando serve andare oltre il peso del mondo reale, mentre la frivolezza si impantana nel suo stesso gioco vacuo e non riesce ad allontanarsi dal cimitero.

Per Calvino la leggerezza è inseparabile da due altri concetti: la precisione e la determinazione. Quindi siamo ben distanti dall’abbandono al caso.

Il faut etre leger comme l’oiseau, et non comme la plume”, scrive Valery.

Il volo.

La danza.

Un leggero passo di danza è quello di Mercuzio, l’intimo amico del Romeo di Shakespeare. La sua spavalda presentazione può sembrare un incitamento alla frivolezza, ma in realtà è l’amara confessione di chi anela ad un fremito di leggerezza in un mondo di odio e contrapposizione qual era la Verona dei Montecchi e Capuleti. Un mondo sinistramente simile al nostro di oggi; non vi racconterò della sorte di Mercuzio – o la sapete o la immaginate.

Parlando di Shakespeare non possiamo trascurare l’universo incantato di elfi, fate e spiritelli che popola gran parte delle sue opere, dal “Sogno di una notte di mezza estate” a “La tempesta”. Il mondo celtico, in apparenza cupo e tenebroso, in realtà molto più leggero del boccaccesco e perverso Olimpo greco di ninfe e driadi.

Dalla narrazione di Shakespeare, Calvino inanella un altro collegamento per allontanarci dalla gravità dell’antropocentrismo di padri illuminati, dottori della chiesa, profeti e predicatori e condurci verso l’atomismo lucreziano e il suo illustre erede, Cirano di Bergerac, che centocinquanta anni prima della Rivoluzione Francese proclama l’uguaglianza tra uomo e cavolo. Al di là della ironia, sorprende la contemporaneità di un discorso che non è mai stato frivolo.

Termina qui questa galleria di riferimenti notevoli, nato come elenco confuso di fari. Buoni per indicare le rotte che intraprendenti capitani vorranno imbastire sul mare delle loro vite.

Per concludere, ancora le parole di Calvino, a chiudere la sua lezione.

 “… ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci a portarvi. La leggerezza, per esempio…”

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2 commenti leave one →
  1. Beppeley permalink
    10/06/2012 21:04

    Strepitoso!

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